Kaligola a Sanremo 2015 con ‘Oltre il giardino’: il testo della canzone

Kaligola a Sanremo 2015: 'Oltre il giardino' (testo) la canzone del giovane al Festival di Carlo Conti

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    Un giovane rapper con la voglia di vincere. Sono le premesse di Kaligola a Sanremo 2015: con la canzoneOltre il giardino‘ (testo in basso), il concorrente più giovane del Festival è in gara tra le ‘nuove proposte‘ della sessantacinquesima edizione della kermesse musicale in onda su Rai 1 dal 10 al 14 febbraio. Kaligola, al secolo Gabriele Rosciglione, ha diciotto anni ed è di origini romane. Ha debuttato nella discografia con ‘Ego sum Kaligola’, mentre a Sanremo porterà un brano che parla dell’emarginazione. Tra le curiosità del cantante? La passione per la poesia.

    Kaligola a Sanremo con Oltre il giardino

    Questa è la storia di un uomo senza più catene

    Da dove sia venuto nessuno lo sa bene

    Lui conosce il dolore ma lo tiene lontano

    Stringe solo ciò che regge il palmo di una mano

    Ha affermato la sua mente all’altezza del suo cuore

    E dipinge ogni gesto coi colori dell’amore

    Ogni grigio mattone è caduto tempo fa

    Ora è un uomo diverso senza più necessità

    Il suo nome è Giovanni ha 64 anni, sorride ogni giorno sin dal primo mattino

    Passa il tempo rovistando in un cestino

    Qui nel parco lo conosce ogni bambino

    Ma nessun vuol sapere o guardare oltre il giardino

    La distanza e proiezione di quello che in realtà

    Ci è più vicino

    Così ciascuno passa avanti e riprende il suo cammino

    E non cerca domani

    E non sente più ieri

    Tra le mani di sabbia

    Non trattiene i pensieri

    Solo il 10 novembre

    Puoi sentirlo gridare

    Lo si può trovare sempre al parco comunale

    Un angelo barbone che fa guardia contro il male

    Per i grandi è solamente un matto da evitare

    Ma lui veglia sui bambini perché l’orco può tornare

    Come un santo protettore

    Scappato dall’inferno

    Cammina a piedi nudi

    Sia d’estate che di inverno

    Ogni falsa speranza è caduta tempo fa

    Ora è un uomo diverso senza più necessità

    Come un santo mendicante ora non possiede niente

    S’è spogliato del passato

    Ha lasciato alle sue spalle

    La sua forma più arrogante

    Si trascina per la strada fischiettando dolcemente

    Il dolore pesa meno se disciolto in ogni istante

    E la sola melodia che adesso sente

    E’ l’eternità illusoria del pensiero

    E non cerca domani

    E non sente più ieri

    Tra le mani di sabbia

    Non trattiene i pensieri

    Solo il 10 novembre

    Puoi sentirlo gridare

    Per la gente del quartiere è un povero demente

    Che cammina senza meta

    con uno sguardo assente, non ricordano che un tempo

    Controllava la sua vita ma

    che quella di suo figlio dalle dita gli è sfuggita

    Il tempo è denaro e non si può sempre giocare

    Ti ho portato anche ai giardini, fammi lavorare

    Questo sempre diceva, ma è stato tempo fa

    Ora il figlio non chiama, non cerca il suo papà

    Il suo nome è Giovanni, ha 64 anni

    Ha inventato un calendario senza affanni

    Solo il 10 di novembre

    nella nebbia del mattino

    puoi sentirlo urlare il nome di un bambino

    E’ il passato che ritorna e lascia senza fiato

    Una crepa che si apre nel suo viso ormai strappato

    E guardando oltre quel muro puoi vedere il suo destino

    Stilla il sangue delle rose sulla neve del giardino

    E non cerca domani

    E non sente più ieri

    Tra le mani di sabbia

    Non trattiene i pensieri

    Solo il 10 novembre

    Puoi sentirlo gridare

    Una voce nel vuoto

    E un nome che ormai

    Non sa più pronunciare.