Jack Folla è tornato e parla di Decameron

Jack Folla, l'eroe di Alcatraz, è tornato, per ora solo sul web

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    Jack Folla è tornato e parla di Decameron

    Jack Folla è tornato. Questa mattina è terminato il conto alla rovescia che segnalava il tempo mancante all’apertura del suo nuovo sito, adesso finalmente visibile. Il Dj imprigionato nel braccio della morte del carcere di Alcatraz dal 1998 ed evaso nel 2000 è pronto a far sentire la sua voce. Nel video un estratto della prima puntata della trasmissione tv Alcatraz, spin-off della serie radiofonica.

    Jack Folla, personaggio di fantasia dietro il quale si nasconde, e neanche tanto a dire il vero, lo scrittore ed autore tv Diego Cugia, ha conosciuto un grande successo radiofonico dalle frequenze di Radio Rai 2, dove approdò nel settembre 1998 con una striscia quotidiana, Alcatraz, nella quale commentava, senza peli sulla lingua e con l’aiuto degli ascoltatori, gli avventimenti sociali e politici del Paese. “Benvenuto ad Alcatraz, fratello. Sono Jack Folla, matricola 3957, e oggi mancano 8 mesi, 7 giorni, 22 ore, 38 minuti e 46 secondi al momento della verità…” scandiva all’inizio di ciascuna puntata, tenendo il conto di quanto ancora gli restava da vivere prima dell’esecuzione. Come dimenticare la calda e profonda voce di Roberto Pedicini, che intervallava commenti espliciti, dettati dalla consapevolezza di non aver più nulla da perdere, ad un’ottima musica. Nasce così il mito del quarantenne rinchiuso in una cella 2×3 che ben presto si è trasformato in un fenomeno di costume, tanto da approdare nel 2000 su RaiDue con una sorta di serie fictional di cui fu protagonista Francesca Neri, che segnava l’inizio della sua fuga dal carcere, consumata all’inizio tra i vicoli de L’Havana e culminata in un mega raduno popolare svoltosi nell’aprile del 2002 all’ex Mattatoio del Testaccio a Roma.

    Il fenomeno portò anche alla pubblicazione di una serie di libri, ma dopo una nuova trasmissione radiofonica Jack Folla c’è, non ci fu più posto per lui nell’emittenza pubblica. Tant’è vero che solo nel 2006 Cugia portò in radio un’altra trasmissione, sullo stile di Alcatraz, intitolata Zombie che ando in onda su Radio24. Come racconta lui stesso, dopo aver presentato il progetto alla Rai e ad altri network ed essere stato rifiutato, trovò ospitalità presso la radio del Sole 24 Ore, diretta da Giancarlo Santalmassi, già direttore di Radio Rai all’epoca della prima serie di Alcatraz.

    Per adesso, più che Jack si fa vedere e sentire Diego (Cugia), cui è intitolato il sito e che raccoglie per lo più la propria storia di autore e scrittore. La parte più interessante potrebbe rivelarsi il blog intitolato Alcatraz, Italia, in cui il primo articolo (scritto il domenica scorsa a firma Jack) tratta della vicenda Luttazzi. In particolare la sua invettiva colpisce Aldo Grasso, che con un articolo apparso proprio la scorsa domenica sul Corriere (che potete rileggere qui) si è reso colpevole di aver oliato la mannaia che ha decapitato per la seconda volta il comico più censurato della tv.

    Jack non ci va leggero con Grasso: “Il critico che da bambino sognava di diventare un eroe (o di far ridere la gente, come Daniele Luttazzi) salta sul carro del vincitore e se potesse, si sostituirebbe a Antonio Campo dell’Orto, direttore di quella piccola oasi di libertà che sembrava La7 fino a l’altroieri, per ghigliottinare personalmente il già decapitato comico. Parafrasando il suo stesso titolo, forse il martirio mediatico degli altri dà alla testa al critico”. E continua: “E’ stupefacente come Grasso non si renda conto che ha scritto un’apologia del servo. Che non si attacchino le persone con cui si lavora e per le quali si lavora è molto peggio che il “basso impero”: è mafia. La radio di Peppino Impastato, il coraggio di essere liberi a “cento passi” dalla Voce del Padrone, sono la dimostrazione (pagata con la propria pelle) che l’autentico giornalismo e la vera satira non hanno nulla da spartire col perbenismo giudicante di Grasso e dei milioni di elettori del partito della pagnotta. A tutti costoro, non sorge neanche il dubbio che esistano rari uomini che pur di fare una sola battuta, il problema del piatto non se lo pongono proprio. Non sono martiri né eroi, sono semplicemente liberi.”

    E questo è solo l’inizio.