Isola dei Famosi 7, la protesta dei tecnici: sit-in a Viale Mazzini

Isola dei Famosi 7, la protesta dei tecnici: sit-in a Viale Mazzini

Isola dei Famosi, i tecnici tv protestano per le condizioni di lavoro in Nicaragua con un sit-in davanti alla Rai

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    I tecnici televisivi contrattualizzati Rai aderenti al Coordinamento Lavoratori del Broadcast (CLB) si sono ritrovati questa mattina davanti ai cancelli di Viale Mazizni per protestare per le condizioni nelle quali sono costretti a lavorare, con poche tutele e scarse garanzie di sicurezza. Il caso più eclatante resta quello della troupe dell’Isola dei Famosi 7, che nei giorni scorsi ha inviato un reportage sulle condizioni di vita e lavoro in Nicaragua. Reportage rilanciato da L’Espresso che ha provocato scintille dietro le quinte del reality di RaiDue. Proprio ieri Simona Ventura aveva cercato di chiudere la questione con un collegamento con i capi-spedizione della Magnolia in Nicaragua (lo rivediamo in alto), ma i lavoratori del CLB non ci stanno, anzi inviano una lettera aperta per la trasparenza degli appalti.

    Non accenna a placarsi il braccio di ferro tra tecnici tv e le case di produzione: i riflettori sono accesi per lo più sul caso Isola dei Famosi 7, ma il malessere sembra attraversare molti bakstage, soprattutto delle trasmissioni Rai. Di fatto, però, cameramen e tecnici hanno incrociato le braccia e hanno organizzato un sit-in davanti a Viale Mazzini per perorare la causa dei colleghi spediti in Nicaragua al seguito dei naufraghi della Ventura. In una nota diffusa a mezzo stampa, la Slc-Cgil Roma e Lazio ha spiegato le ragioni della protesta con la necessità di “denunciare le condizioni di lavoro, al limite della legalità, a cui sono costretti operatori e tecnici dell’Isola dei Famosi. È incredibile che il servizio pubblico tolleri che si realizzi una delle trasmissioni di punta del suo palinsesto, speculando sul lavoro di tecnici ed operatori“.

    E per manifestare ulteriormente il proprio disappunto per la situazione che si sta creando in casa Rai (e non solo), i lavoratori aderenti al CLB hanno diffuso una lettera aperta per ‘sensibilizzare’ i datori di lavoro e chiedere aiuto alle associazioni di categoria interessate. La riproponiamo in basso, così come pubblicata su Facebook:
    I tecnici televisivi italiani associati in CLB non sono più disposti a tollerare il degrado e l’imbarbarimento che si pretende debba sostituirsi ad ogni regola nelle produzioni dei programmi che vanno in onda sulle reti nazionali. Le immagini pubblicate da L’Espresso parlano finalmente una lingua che non si può più ignorare [...]. Questo non è lavoro [...] questo non è il libero mercato: questa è la trasformazione del lavoratore in merce lavoro, senza riguardo alcuno per la tutela dei diritti, ma prima ancora della salute e dell’incolumità dei tecnici specializzati che fabbricano i palinsesti televisivi”“.
    Una preoccupazione quella della sicurezza manifestata anche da Rossano Rubicondi lo scorso sabato in diretta con Quelli che il Calcio, prendendosela però proprio con i lavoratori in Nicaragua.

    Si entra quindi nel merito della protesta dei lavoratori dell’Isola dei Famosi: “Siamo di fronte a una produzione come L’Isola dei Famosi, non una televendita di divani; si parla di budget milionari in euro; i compensi per i concorrenti rasentano l’immoralità; i costi sono enormi; la percentuale di spesa del “costo del lavoro” è probabilmente inferiore all’1 %! Come si può anche solo immaginare di accanirsi su questa componente imponendo condizioni igieniche, alimentari, di movimentazione, di alloggio, di tutela del’incolumità tanto barbare?
    Possibile che la realizzazione dei “Format” si sottragga al rispetto delle più elementari norme etiche e legali?
    RAI non può mandare in onda programmi realizzati in un contesto caratterizzato da un simile scempio dei diritti basilari. Il network DEVE obbligarsi a sorvegliare la qualità del lavoro appaltato o co-prodotto; ed in ogni caso non è accettabile realizzare risparmi anche solo acquistando prodotti “a scatola chiusa”, se dall’interno di questa scatola fuoriescono elementi ignobili ed indegni di un paese dell’occidente europeo
    “.

    Ma l’Isola è solo “la punta dell’iceberg”, spiega la Clb: “Questo andazzo, con compensi giornalieri anche tre volte inferiori di quelli percepiti dai colleghi in missione dall’altra parte del mondo, è il pane quotidiano di migliaia di tecnici qualificati. Nessuna regola, nessun controllo, crollo di tariffe e compensi, nessuna pensione futura, nessuno straordinario riconosciuto e molto altro ancora. Intere squadre di ripresa di dipendenti RAI e Mediaset ferme, inutilizzate, per far spazio ad appalti dai costi in picchiata.

    Una picchiata garantita dall’omissione dei controlli, da un diffuso malaffare, dalla distruzione di ogni regola [...].
    La nostra pazienza è al capolinea: vogliamo un nuovo contratto che rimetta ordine nel pantano degli appalti. Vogliamo smettere di essere considerati mere estensioni delle attrezzature che utilizziamo per permettere a tutta Italia di guardare in santa pace i programmi più amati dal pubblico
    “.

    Da qui l’appello: “Chiediamo a datori di lavoro, Sindacati, ANICA e a tutti i soggetti di buona volontà di fare ognuno la propria parte, nel rispetto dei propri ruoli, per ridare dignità e trasparenza ad un comparto produttivo che, nonostante non conosca crisi, sta prendendo una deriva inaccettabile non solo sul piano economico, ma anche e soprattutto su quello etico.
    Chiediamo ai network di assumersi le responsabilità che la Legge obbliga loro ad osservare: tutela dell’incolumità dei lavoratori propri, così come di quelli delle produzioni appaltate o “acquistate a pacchetto chiuso”; rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento per la categoria; divieto di sub-appalti; responsabilità in solido per i mancati pagamenti e omessi versamenti di contributi. Senza queste prese di posizione, il livello dello scontro non potrà che salire in tempi brevi
    “.

    La protesta non accenna a diminuire: in fin dei conti, il CLB sta chiedendo “bagni mobili tipo Sebach, gruppo elettrogeno, frigoriferi capienti da esso alimentati, acqua e vivande a sufficienza, elicotteri (per tutti e non solo per i VIP o per i partecipanti) invece che barche da scafisti montenegrini” come si legge nella replica alle dichiarazioni di Giorgio Gori seguite all’articolo de L’Espresso. “Non raccontiamoci storie. Si tratta solo di voler massimizzare i guadagni. E sulla pelle nostrachiosano i lavoratori tv. E non sono i soli a chiederlo…

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