Isola dei Famosi 7, Aldo Busi agita la Rai

Isola dei Famosi 7, Aldo Busi agita la Rai

L'arrivo di Aldo Busi all'Isola dei Famosi 7 preoccupa la Rai, soprattutto dopo l'intervista rilasciata dallo scrittore al Corriere della Sera, al quale ha rivelato di aver fatto togliere dal contratto la clausola che cieta ai concorrenti di parlare in modo offensivo di politica e religione

    L’intervista rilasciata due giorni fa al Corriere della Sera da Aldo Busi, nella quale ha confermato di essere uno dei naufraghi di Simona Ventura all’Isola dei Famosi 7, ha fatto scattare sul chivalà i vertici Rai. Ad agitarli alcune parole dello scrittore, che avrebbe preteso che dal suo contratto venissero eliminate le clausole che impediscono ai concorrenti di usare un linguaggio offensivo parlando di politica e di religione: “Ho preteso che venisse tolta. Altrimenti cosa dovrei dire tutto il giorno? Cip-cip?” ha detto Busi al Corriere. Apriti Cielo! In Rai già sudano freddo, la produzione si è affrettata a negare la cancellazione della clausola.

    Aldo Busi all’Isola dei Famosi 7: la notizia è arrivata ufficialmente il 26 gennaio dal Corriere della Sera che in una lunga intervista ha chiesto allo scrittore le ragioni della sua partenza, prevista per il 18 febbraio, verso il set del reality di RaiDue che si terrà quest’anno in Nicaragua. Non lo fa né per amor di trash, né per soldi: la Ventura gli ha fatto simpatia, è stata convincente, non ha saputo dir di no. Ma a un patto, che venisse tolta dal contratto la clausola che vieta ai concorrenti parlare in modo offensivo di politica e di religione.

    Cosa farà Busi sull’Isola? “Risolto il problema della sopravvivenza, sull’ isola terrò un simposio al giorno, alla maniera platonica, su politica e religione. Parleremo del rapporto tra bellezza e potere. Dell’amicizia. Dell’infanzia. Del denaro. Parlerò a tutti gli italiani, compresi i maghrebini, i cinesi, i serbi, i latinoamericani, i romeni.

    Ricorderò che la donna deve affermarsi come soggetto politico: prima che al marito e ai figli deve badare all’indipendenza economica. Non ho nulla da nascondere; altrimenti sarei in Parlamento“.

    Letta l’intervista, ai dirigenti Rai è venuto da sudar freddo: l’idea che sia stata data a un personaggio come Busi carta bianca sulla tv pubblica ha spinto il direttore generale, Mauro Masi, a chiedere chiarimenti sul contratto, immaginando già di dirottare Busi verso un più tranquillo incarico da opinionista in studio, piuttosto che da Naufrago sull’Isola.

    Giorgio Gori, patron di Magnolia, però, è corso a tranquillizzare il direttore con una lettera, nella quale dichiara che “il contratto che Aldo Busi ha firmato, pienamente consapevole del contesto in cui si troverà ad agire insieme agli altri partecipanti al programma di Raidue, prevede da parte sua, come per tutti gli altri partecipanti, l’impegno al pieno rispetto delle norme vigenti, ad un’espressione obiettiva delle proprie opinioni – nel rispetto del diritto di critica e di satira – nonché l’esplicito impegno ad evitare affermazioni o comportamenti che possano risultare offensivi o diffamatori nei confronti di chicchessia, e il rispetto tanto del Codice Tv e Minori quanto delle disposizioni del Codice Etico della Rai. Dal testo del contratto è stato espunto solo un inciso, in cui era citata la “morale pubblica”, vista la possibile opinabilità e la ridondanza del concetto, meglio espresso in altre parti del contratto sottoscritto dallo scrittore“.
    Nessuna licenza di offendere, quindi, né di turpiloquio o di bestemmia, ma “ampia libertà di espressione, che Busi non mancherà di usare per confermare la sua intelligenza, anche nell’inusuale contesto dell’Isola, e il valore della sua personalità di artista e uomo di cultura“.

    Non è tanto la ‘bestemmia’, recentemente tornata in auge con la squalifica di Massimo Scattarella dal GF 10, a preoccupare la Rai, quanto l’espressione di opinioni ‘personali’ e dirette su argomenti sensibili come la politica e la religione. “Io sono contro Berlusconi, ma anche contro chi gli si oppone invano – ha detto Busi al Corsera – perché sono Berlusconi bonsai, quindi falliti. Ho fatto causa all’Espresso quando mi collocò a destra, ma non posso stare con questa sinistra, più clericale di un prevosto. Sul Vaticano ricorderò agli italiani che facciamo parte dell’ Unione europea: le leggi e le sentenze di Strasburgo sono vincolanti. Penso al crocefisso da togliere, alle coppie di fatto da riconoscere… e per quel che riguarda la magistratura sono favorevole a tutto quanto può scuotere le acque torbide della giustizia italiana. Persino al processo breve. Il processo lungo dove ci ha portati? Cosa sappiamo di piazza Fontana, della stazione di Bologna, di piazza della Loggia?“.

    Con queste premesse la bestemmia è la cosa di cui la Rai ha meno paura, tanto più che Busi ha già dichiarato al Corriere della Sera di non esserne aduso: “Sono talmente pudico che non bestemmio mai. La bestemmia è un’invocazione al contrario: pubblicità negativa, la più efficace“.

    In Rai, però, continuano a tremare: è vero che c’è sempre la possibilità di una squalifica, ma quella può applicarsi solo dopo ‘il fattaccio’. Alla Rai cercano un efficace strumento di ‘prevenzione’.

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