Io sto con la sposa: su Sky il docufilm di Gabriele Del Grande, incarcerato in Turchia

Sabato 22 aprile andrà in onda alle 19.30 su Sky Arte HD e Sky TG24 Active 'Io sto con la sposa', il docufilm firmato da Gabriele Del Grande, il giornalista e documentarista fermato al confine fra Turchia e Siria il 10 aprile scorso e da allora trattenuto in Turchia.

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    Io sto con la sposa: su Sky il docufilm di Gabriele Del Grande, incarcerato in Turchia

    Domani, sabato 22 aprile, andrà in onda alle 19.30 su Sky Arte HD e Sky TG24 Active ‘Io sto con la sposa’, il docufilm firmato da Gabriele Del Grande insieme a Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry.

    Così Sky ha deciso di stare vicino a modo suo al giornalista e documentarista fermato al confine fra Turchia e Siria il 10 aprile scorso e da allora incarcerato. Negli ultimi giorni è grande la mobilitazione per chiedere che le autorità italiane facciano tutto il possibile per riportare a casa il giornalista, detenuto senza apparenti ragioni nel centro di detenzione amministrativa di Mugla, sulla costa egea della Turchia.

    Io sto con la sposa è il racconto in presa diretta di una sfida goliardica alle frontiere d’Europa, girato tra il 14 e il 18 novembre 2013 da Gabriele Del Grande e i suoi colleghi sulla strada da Milano a Stoccolma, in cui protagonisti sono cinque palestinesi e siriani in fuga dalla guerra. Dopo aver concluso le riprese, i realizzatori del film hanno avviato il 18 maggio 2014 una campagna di crowdfunding per finanziare e completare la post-produzione del film entro il 16 luglio 2014, in tempo per presentarlo alla 71ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, prima di sbarcare in sala. Domani l’approdo su Sky, che vuole dare il suo contributo alla lotta pacifica per riportare Gabriele a casa, accompagnata dall’hashtag #iostocongabriele.

    Io sto con la sposa: la trama

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    Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. ‘Chi mai chiederebbe i documenti a una sposa?’, si sono detti i tre registi dell’impresa e del film. Così mascherati, attraverseranno l’Europa da Sud a Nord, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un’avventura carica di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro accompagnatori, mostra un’Europa sorprendente. Una comunità transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una messa in scena che ha dell’incredibile.

    Io sto con la sposa: chi è il documentarista Gabriele Del Grande, incarcerato in Turchia

    Gabriele Del Grande

    Gabriele Del Grande è un giornalista e documentarista italiano nato Lucca, ma che vive a Milano. Si trovava in Turchia dal 7 aprile per realizzare delle interviste ai profughi siriani, utili per il suo ultimo libro – Un partigiano mi disse – che tratta della guerra in Siria e della nascita dell’ISIS. Lo scorso 10 aprile, Del Grande è stato fermato al confine tra la Siria e la Turchia e da allora si trova in un carcere turco. Per giorni non si sono avute sue notizie, mentre il 18 aprile, per la prima volta dall’arresto, Gabriele Del Grande ha potuto fare una telefonata. Le sue parole sono state trascritte e pubblicate sulla pagina Facebook di Io sto con la sposa: ‘Sto parlando con quattro poliziotti che mi guardano e ascoltano. Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo’.

    Ha poi aggiunto di stare bene e di voler iniziare uno sciopero della fame per protestare contro un fermo ingiusto: ‘Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta. Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me. Da stasera entrerò in sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti’.