Into the wild – Nelle terre selvagge, di Sean Penn

Into the wild – Nelle terre selvagge, di Sean Penn

La recensione di Into the wild - Nelle terre selvagge, di Sean Penn

    «La felicità è reale solo quando è condivisa».
    Alexander Supertramp

    Libera trasposizione del libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”, “Into the wild”, quarta prova da regista di Sean Penn, racconta la storia vera, suddivisa in cinque capitoli e narrata dalla voce fuoricampo della sorella, di Christopher McCandless, un giovane benestante che, stufo delle menzogne dei genitori, dopo essersi laureato decide di assumere il nome di Alexander Supertramp e di cominciare una vita da barbone.

    Lungo oltre due ore ma non per questo annoiante, “Into the wild” è probabilmente l’opera più attesa da Penn, che attendeva da 10 anni di poter avere i diritti di trasporre il libro in film: un’attesa probabilmente ‘divina’, visto che la pellicola che ne è uscita è un capolavoro, a metà tra un “western” moderno e “Una storia vera” di David Lynch. Da paura la prova del protagonista, Emile Hirsch, piacevole scoperta nella sempre più povera prateria degli attori talentuosi, ottima la scelta di ’spezzettare’ i momenti di solitudine del protagonista (mozzafiato i paesaggi scelti) con le varie relazioni interpersonali che intrattiene, sempre, comunque, rifiutando rapporti umani troppo duraturi.

    VOTO: 8,5 – Esageriamo? Esageriamo! Se nel 1957 Kerouac avesse girato un film invece di scrivere un libro, questo sarebbe probabilmente stato “Into the wild”. Vedetevelo (e ascoltate la colonna sonora di Eddie Vedder dei Pearl Jam): stupendi entrambi.

    Il trailer italiano di “Into the wild – Nelle terre selvagge”, di Sean Penn

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