Intervista esclusiva a Mariano Sabatini: il giornalismo è davvero in crisi?

Intervista esclusiva a Mariano Sabatini: il giornalismo è davvero in crisi?

Televisionando ha incontrato e intervistato Mariano Sabatini, il critico televisivo che ha collaborato per anni con Metro dove scriveva una rubrica dal titolo Fattore S

    Mariano Sabatini intervistato daTelevisionando

    Annuncio con dispiacere di dover lasciare, non per mia scelta, la rubrica sulla Tv che avete letto ogni giorno in questi anni. Spero di avervi aiutato a scegliere nella bolgia dei palinsesti, mi auguro di avervi provocato e talvolta, perché no, divertito. Guardare tanta televisione, nelle stagioni di profondo cambiamento del mezzo, è stata un’avventura professionale avvincente di cui ringrazio il direttore Giampaolo Roidi, anche per la libertà accordatami. Cosa farò ora? Andrò a letto presto, magari per sognare di tornare a proporvi il mio amato “Fattore S”. Ciao. (Mariano Sabatini)”

    Con queste parole, lo scorso 27 giugno, Mariano Sabatini salutava tutti quelli che nel corso di questi anni hanno seguito Fattore S, la rubrica che il giornalista e critico televisivo teneva sul quotidiano free press Metro. Così, dopo ben otto anni, Metro è costretta a tagliare la rubrica a causa della crisi che sta investendo sempre di più il settore editoriale. Abbiamo contattato Mariano Sabatini, ex collaboratore anche di Televisionando, per rivolgergli alcune domande sul panorama giornalistico attuale chiedendo all’esperto un parere su come il giornalismo sia cambiato in questi anni, sul peso che la crisi sta avendo su questi stessi cambiamenti, sul ruolo di Internet e dell’era del 2.0 che concede sempre più spazio a blogger e amanti della scrittura che hanno la possibilità di esprimere il loro punto di vista e sugli ipotetici scenari futuri del giornalismo in rete.

    Se fino a qualche anno fa Mariano parlava e definiva Internet il ‘Pasquino dei nostri tempi’, un luogo ”stimolante che dà un’incredibile ebbrezza oltre che un impagabile senso di onnipotenza e di controllo… dove chiunque, accendendo un pc, può fare a pezzi la spocchia di un politico, la lagna di un pontefice o altra autorità religiosa, l’insipienza di certe telestar [...]” oggi Mariano Sabatini parla di Internet come una di “una grande illusione”. E se fino a qualche anno fa i blogger venivano descritti come quei fautori che “possono migliorare il lavoro dei giornalisti attraverso i loro video amatoriali e non” oggi lo stesso Mariano dice che “non basta una telecamerina e una connessione wi-fi per fare un buon giornalista”. E allora noi ci chiediamo cosa è necessario fare per portare avanti la professione di giornalista con serietà e attenzione sia all’etica e al rispetto sia alla cosiddetta ‘libertà di stampa’. Sul panorama televisivo, infine, abbiamo chiesto a Mariano un parere sull’attuale condizione in cui versa il piccolo schermo, terreno sempre più in crisi che, secondo il giornalista, doverebbe ‘ritrovare se stessa’. In merito a questo pesa il ruolo degli stessi blogger che, secondo il critico, continuano a parlare di televisione attraverso “la disonorevole arte dell’intervista marketta”. Il critico televisivo fornisce una serie di opinioni sul giornalismo di oggi e sul peso che i cambiamenti stanno avendo su un nuovo modo di interfacciarsi ad una realtà mediatica che andava bene solo fino a qualche anno.
    Pur non essendo d’accordo in toto con le opinioni espresse in certi punti ecco l’intervista completa a Mariano Sabatini e speriamo che questo sia lo spunto o il punto di partenza provocatorio per aprire un dibattito su una tematica che interessa tutti, sia i professionisti che devono adeguarsi a sempre nuovi modi di fare comunicazione, sia gli spettatori in cerca di notizie mainstream e anche chicche interessanti che trasmettano un valore aggiunto.

    La crisi e il calo degli investimenti pubblicitari stanno seriamente danneggiando un certo tipo di giornalismo. Quali sono, secondo te, le possibilità di sopravvivenza del giornalismo serio in un panorama socio culturale che fa sempre più fatica a concedere spazio a ciò che può arricchire e preferisce puntare su notizie facili?

    Più che facili, direi innocue. Prima della crisi e del calo pubblicitario, i veri nemici del giornalismo che definisci serio, e potremmo anche dirlo credibile o autorevole, sono l’attitudine all’affettuosità, l’attenzione al tornaconto personale, la vocazione alla piaggeria. Certi giornalisti-star si sentono protagonisti, tendono a considerarsi intercambiabili rispetto ai divi del piccolo schermo e ai prepotenti della politica, e non si rendono conto che già in questa fallace convinzione è insita una certa corruzione del ruolo. Per quanto mi riguarda poi, per via del calo pubblicitario che sta investendo tutti i gruppi editoriali dal 3 settembre non so se potrò proseguire con la rubrica di critica tv che tenevo da otto anni sul quotidiano “Metro”, primo free press italiano. Un grande giornale popolare, diretto con maestria da Giampaolo Roidi, che mi ha sempre lasciato estrema di libertà, regalandomi il privilegio inaspettato di instaurare un rapporto solido con un pubblico vastissimo. Se non dovessi più apparire su “Metro”, al di là del danno alle finanze familiari, mi addolorerebbe molto.

    Secondo te è ancora possibile fare giornalismo serio?

    Se vuoi, forse, i tanti messaggi di solidarietà che mi arrivano in queste ore testimoniano che un certo rispettabile giornalismo d’opinione non solo è possibile, ma molto apprezzato. Lo dico in formula dubitativa, perché considero l’umiltà una virtù. E perché nessuno di noi è insostituibile. Ci sono tanti colleghi seri, scrupolosi, degni di stima: Paolo Martini, Luciano Traversa e molti di TvBlog, Akio di Carotelevip, voi di Televisionando o, cambiando settore, Milena Gabanelli, Franca Leosini, Lucia Annunziata, Michele Santoro, Gianluigi Nuzzi, il direttore di Telejato Pino Maniàci, Rosaria Capacchione… la lista è lunga per fortuna.

    Come dovrebbe cambiare il giornalismo nell’era del 2.0? E’ possibile sfruttare i vantaggi di Internet per fare giornalismo di un certo livello?

    Questa del web mi sembra una grande illusione, almeno finché gli editori delle varie piattaforme non si metteranno in testa di pagare quel che merita il lavoro giornalistico, che altrimenti diventa un hobby, ai limiti del velleitarismo un po’ patetico. Con Oliviero Beha e Giampiero Mughini, faccio parte della squadra di opinionisti del portale Tiscali:Notizie, curato da una redazione di valenti professionisti.

    Quella è una realtà molto seria. In generale, però, il web è un far west. E comunque non basta una tastiera, una connessione wifi o una telecamerina per diventare grandi cronisti o commentatori.

    Il giornalismo è in crisi, la televisione è in crisi, il giornalismo che parla di televisione è in crisi: quanto di tutto ciò è davvero imputabile alla crisi che ci sta danneggiando e quanto ad una diffusa diseducazione a ciò che conta davvero?

    Per discettare di tutto ciò ci vorrebbero interi trattati. Certo la diseducazione, la confusione dei ruoli, la predisposizione ad ignorare quella che una volta si definiva etica professionale pesano molto. Per rimanere nell’ambito della Rete, dove si giocherà la scommessa del futuro, bisogna cominciare col dire che certi blog esistono solo per nutrire l’ego di chi li ha battezzati e che, attraverso la disonorevole arte dell’intervista marketta, diventano centri di potentati piccoli piccoli. L’uso scellerato di Twitter e Facebook poi sta rivelando una diffusa attitudine rissaiola che, tra insulti e querele, non giova né alla dignità né alla libertà del giornalismo.

    Cosa dovrebbero fare giornalismo e televisione per recuperare l’ormai perso appellativo ‘di qualità’?

    La televisione vive una profonda trasformazione, legata alle nuove tecnologie, e deve ritrovare se stessa. Speriamo presto. Conduttori e showgirl farebbero meglio a concentrarsi sul prodotto, farsi venire delle idee anziché inseguire anche in sede giudiziaria le critiche scomode. Tornando a noi… i giornalisti, ma soprattutto gli aspiranti o sedicenti giornalisti, dovrebbero ricordarci che l’articolo 21 della nostra bella Costituzione sancisce il diritto alla libertà d’espressione, non il dovere o l’obbligo.

    Queste le opinioni di Mariano Sabatini che ringraziamo e che speriamo di incontrare presto in futuro. Attendiamo di sapere se condivedete o meno il parere del critico televisivo a cui auguriamo di tornare presto a Fattore S.

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