Intervista a Lorenzo Favella, sceneggiatore di Guerra e Pace. Seconda puntata

Intervista a Lorenzo Favella, sceneggiatore di Guerra e Pace. Seconda puntata

Seconda parte dell'intervista a Lorenzo Favella, sceneggiatore di Guerra e Pace, miniserie Rai

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    Natasha (Clemence Poesy) e Andrej (Alessio Boni)

    Seconda puntata (quasi d’obbligo parlando di miniserie) dell’intervista concessa a Televisionando da Lorenzo Favella, sceneggiatore di Guerra e Pace, che giunge stasera alla terza puntata, su RaiUno alle 21.30. Dopo aver affrontato la fase di pre produzione cerchiamo di saperne di più sul rapporto tra scrittura e regia.

    Innanzitutto grazie, Lorenzo, per essere ancora con noi. Dopo aver affrontato nella prima parte di questa intervista il lavoro di scrittura e gli aspetti salienti dell’impegno traspositivo, vorrei entrare con te nella fase “calda” della produzione, ovvero le riprese e il rapporto con il set.
    La sceneggiatura è stata discussa con gli attori? E qual è stato il rapporto con la regia? C’è un confronto sul set o alla fine ti sei ritrovato delle sorprese post montaggio?

    Purtroppo non abbiamo avuto alcuna possibilità di discutere la sceneggiatura con gli attori, il che rientra nella consuetudine, ahimé. Ma nemmeno col regista abbiamo avuto modo di confrontarci… E questo devo dire che è stata un’assoluta novità, per quanto mi riguarda. Perché questo sia accaduto, francamente non lo so. Qualche idea in merito ce l’ho, ma per evitare di scrivere inesattezze preferisco glissare. Credo che sia un po’ lo scotto da pagare quando ci si ritrova a lavorare in queste grandi co-produzioni internazionali. Mi limito a dire che, forse, chi produce non riflette abbastanza sui possibili guasti che questo modo di lavorare, a compartimenti stagni, comporta nella realizzazione del film.

    Sul set di Guerra e Pace

    Ti riferisci ad equilibri di coproduzione? Magari i Russi, già poco favorevoli a questa trasposizione “occidentale”, non hanno voluto caratterizzare il prodotto come “troppo italiano”?

    Non so se i Russi siano davvero all’origine del problema. Ho sentito dire che hanno avuto delle resistenze all’inizio, so che hanno imposto alcuni cambiamenti alla sceneggiatura, soprattutto per quel che riguarda certe ambientazioni di scena, ma pare anche che siano molto soddisfatti del risultato finale. Credo che la questione sia un’altra. Un po’ come nello studio system americano, in televisione la produzione assume un ruolo dominante nell’esercitare le scelte definitive sul prodotto. E a volte ho la sensazione che il rapporto tra autori venga visto come fonte di possibili problemi e seccature. Va da sé che di set, nemmeno a parlarne… E se devo tener conto di quanto mi dice Enrico (Medioli n.d.r.), che ha qualche annetto di esperienza più di me, forse è vero che, da sempre, gli sceneggiatori vengono coccolati, vezzeggiati, pungolati, talvolta anche minacciati, fino alla consegna della stesura definitiva. Dopo di che, vengono preferibilmente messi da parte. I loro consigli non sono più così bene accetti… Ovviamente abbiamo trovato più di una sorpresa nel prodotto finale. Alcune buone, altre meno.

    Non posso non chiederti quali elementi ti abbiano sorpreso, sia in modo positivo che in modo negativo.

    Eh, questa è dura… Diciamo che in positivo ci sono senz’altro le scene di guerra. Il regista ha davvero fatto un ottimo lavoro considerando che si tratta pur sempre di un prodotto televisivo, non di un blockbuster americano. In negativo, ci sono alcune cose sul personaggio di Pierre. Ha subìto tanti piccoli tagli che alla fine hanno un po’ ridotto il suo spessore, soprattutto per quel che riguarda il suo percorso di ricerca filosofico/spirituale. Era una cosa molto difficile da rendere rispetto al romanzo, forse la più difficile in assoluto, ma ero molto contento del risultato in sceneggiatura. Da quanto ne so, certi dialoghi e situazioni erano state girate, ma sono poi state tagliate in sede di montaggio. Forse allentavano il ritmo e magari è stato meglio così. Resta il fatto che Pierre mi risulta un po’ meno sfaccettato di come lo avevamo scritto.

    Violante Placido (Hélène) e Alexander Beyer (Pierre Bezukov)

    Entri nel merito di uno dei problemi principali della testualità audiovisiva, la paternità dell’opera. Si tratta evidentemente di un lavoro di squadra che coinvolge sceneggiatori, produttori, direttore della fotografia, scenografi, costumisti, attori, montaggio e regista. Ognuno tende, inevitabilmente, a sentire il risultato finale come proprio. Questo crea tensioni tra le varie figure professionali? Come vivi questa “paternità” condivisa?

    Lavorando ormai da diversi anni, ci ho fatto il callo. Credo poi che il lavoro dello sceneggiatore contenga in sé qualcosa di incompiuto o, se vogliamo, di non definitivo. E’ il regista a realizzare la messa in scena ed è a lui che vanno giustamente attribuite una serie di responsabilità. D’altronde il pubblico vede il film, mica legge la sceneggiatura. Forse è meno chiaro ai non addetti ai lavori il ruolo che gioca la produzione e soprattutto la rete che finanzia il progetto e detta la linea editoriale. In televisione, come ho spiegato in precedenza, sono questi i ruoli dominanti. Ancor più del regista. Con tutto ciò che ne consegue: minore autorialità, uniformità stilistica, ecc…

    Stasera e domani andranno in onda le ultime due puntate.

    Finora la scena è stata dominata dagli intrecci sentimentali sullo sfondo di una nobiltà sì in difficoltà economica (come la famiglia Rostov) ma ancora ignara della rivoluzione che cova nella popolazione ridotta in schiavitù. Nei riassunti del press-book mancano cenni sulle reazioni del popolo e delle lotte anarchiche. Si è preferito concentrarsi sul côté sentimentale?

    Attenzione a non confondere momenti storici diversi fra loro. Tolstoj racconta la Russia di inizio ottocento fino all’invasione di Napoleone. Siamo distanti diversi anni dai “demoni” dostoevskiani, per non parlare dei fermenti rivoluzionari che sfoceranno nella rivoluzione comunista del secolo successivo. Guerra e Pace è essenzialmente un affresco della nobiltà russa. I contadini, gli artigiani, i servi della gleba rimangono sullo sfondo. L’unico personaggio non nobile ad avere un certo peso è quel Platòn Karatajev che incontriamo nelle prigioni di Mosca e che simboleggia quell’idea di fede popolare, “dal basso” diremmo noi oggi, che suggella la ricerca filosofico/spirituale di Pierre.

    Andrej (Alessio Boni) e la famiglia Rostov

    Torniamo un attimo alla scrittura in particolare all’uso della lingua nella fiction: quanto ha pesato nella caratterizzazione dei personaggi lo stile di parlato?

    Ovviamente si cerca sempre di connotare i personaggi attraverso la lingua. In questo caso, come nella Baronessa per altro, era importante suggerire un modo di parlare che veicolasse un “sapore” ottocentesco. Una lingua un po’ meno colloquiale di quella che normalmente usiamo oggi. All’interno dei dialoghi, abbiamo poi inserito quei “Cher ami”, “Maman”, ecc, per ricordare come i nobili russi parlassero spesso in francese tra di loro.

    Perdonami, ma erano già nel romanzo. Avete deciso di mantenerli…

    Se è per questo nel romanzo vi sono interi brani in francese! Noi avevamo anche cercato di inserire alcune frasi, particolarmente suggestive, tipo “les marriages se font dans les cieux”. Ma visto che ci muoviamo all’interno del contesto televisivo, ritengo sia già un successo aver almeno conservato qualche “Cher Ami”… Considerate che i nostri dialoghi sono stati adattati in inglese e poi di nuovo riportati in italiano, in sede di doppiaggio, con la necessità a quel punto di doverli adattare nuovamente ai labiali impressi sulla pellicola. Voglio quindi dire che, quando si ha a che fare con produzioni di questo tipo, i dialoghi che alla fine appaiono sullo schermo sono “parenti”, talvolta vicini, talvolta lontani, di quelli originali.

    Soddisfatto dei risultati di ascolto e delle critiche avute finora?

    Io sono anzitutto soddisfatto di come è venuto il film. Quando l’ho visto proiettato durante il Roma Fiction Fest, nella sua versione integrale, mi sono davvero emozionato, così come il pubblico in sala, che è rimasto in buona parte incollato alla sedie fino alle tre del mattino…
    Capisco che non sia un’ipotesi praticabile in tv, ma ritengo davvero che vederlo tutto d’un fiato sia il modo migliore. In fondo si tratta di un lungo film di sei ore e mezzo. Con un tipo di narrazione che abbraccia il corso delle vite, senza potersi permettere colpi di scena troppo frenetici che avrebbero snaturato il senso del racconto. La temperatura emotiva si scalda poco a poco. Credo possa essere più soddisfacente godersi il film in dvd (magari d’inverno, vicino a un caminetto acceso…), che attraverso la divisione in quattro puntate.
    Ricordo di aver avuto una sensazione simile anche con La Meglio Gioventù. Ero molto più coinvolto quando l’ho visto nella sua interezza all’Auditorium, che quando poi è stato trasmesso in tv.

    Il cast artistico e tecnico al Roma Fiction Fest

    Sono d’accordo. Attendere una settimana può raffreddare l’entusiasmo e il coinvolgimento. Così come rivedere La Meglio Gioventù d’un fiato è un’esperienza quasi mistica. Ma tornando a noi, vi siete riuniti per seguire la miniserie, tipo gruppo di ascolto?

    La prima puntata l’ho vista con le mie vicine di casa che abitano al piano di sotto. Una sorta di campione di pubblico “veramente rappresentativo”. La seconda puntata invece con alcuni colleghi. C’era anche la figlia di una mia amica. Le ho chiesto cosa le fosse piaciuto di più: La Baronessa di Carini o Guerra e Pace? Ovviamente, avendo dieci anni, ha risposto la Baronessa. E questo un po’ mi ha fatto pensare, visto che gli ascolti dei due programmi sono stati più o meno identici. Io non escludevo certo che la Baronessa potesse andare bene, ma era presumibile che Guerra e Pace avesse un altro peso… Possibile che la grande massa del pubblico di Raiuno ragioni come una decenne?

    Il quesito è aperto e la saga continua. Sia quella delle famiglie Rostov, Bolkonsky e Besukov, che ritroveremo stasera su RaiUno alle 21.30, sia quella che ci vede “protagonisti” con Lorenzo Favella, che ringraziamo ancora per questo secondo intervento. Cercheremo proprio con lui, se possibile, di dare una risposta alla sua domanda, che di fatto sta rivolgendo a tutti noi. Rinnoviamo dunque l’appuntamento con Lorenzo a martedì e intanto auguriamo a tutti buona visione.

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