In Treatment al via su Cult (Sky) in autunno

Sarà Cult, canale 142 di Sky, a trasmettere, probabilmente in autunno, In Treatment, serie tv che ha ricevuto dalla HBO un ordine per una prima stagione fiume da ben 43 episodi, che la rete ha trasmesso per 5 sere a settimana

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    Sarà Cult, canale 142 di Sky, a trasmettere, probabilmente in autunno, In Treatment, serie tv che ha ricevuto dalla HBO un ordine per una prima stagione fiume da ben 43 episodi, che la rete ha trasmesso per 5 sere a settimana.

    Al momento non sappiamo dirvi altro sulla trasmissione italiana, ma abbiamo già avuto modo di parlare della serie, remake dell’israeliana BeTipul e incentrata su sedute psicanalitiche di 5 personaggi diversi: il terapista Paul Weston (Gabriel Byrne) analizza infatti Laura (Melissa George), una donna con problemi affettivi che si è innamorata di lui, Alex (Blair Underwood), pilota della Marina che ha ucciso 16 bambini sganciando una bomba su una scuola irachena (unico storyline “variato” rispetto alla versione originale, che parlava invece del conflitto israeliano-palestinese), Sophie (Mia Wasikowska), una teenager ginnasta olimpionica che idolatra il suo allenatore e che è sospettata di aver cercato di togliersi la vita, e una coppia sposata (Jake e Amy, Josh Charles e Embeth Davidtz) che deve decidere se abortire o meno; la quinta puntata è invece dedicata a Paul, che viene a sua volta psicanalizzato da una sua collega, Gina (Dianne Wiest), spesso in coppia con la moglie Kate. La particolarità della serie è sicuramente il suo essere totalmente incentrata sui dialoghi: “Non esiste, ha detto il creatore della serie originale, Hagai Levi, un’altra serie in cui ci siano solo due attori, praticamente fermi dall’inizio alla fine, con poca azione. Gli attori possono usare solo il potere della parola e loro stessi, e quando giriamo facciamo spesso una unica ripresa da venti minuti, una cosa molto vicino al teatro”. Un ‘concept’ sicuramente ‘strano’, che ha fatto di “In Treatment” uno dei programmi più ‘criticamente’ controversi: il Los Angeles Times parla ad esempio di una serie “abilmente concepita, ben scritta e recitata, anche se troppo tetrale e straniante”, mentre Variety scrive come “la struttura è più interessante dell’esecuzione”.