Il piano Cappon disegna una nuova figura, il giornalista tuttofare

Il piano Cappon disegna una nuova figura, il giornalista tuttofare

Il piano Cappon disegna una nuova figura, il giornalista tuttofare

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    Una postazione per il montaggio

    Ne avevamo parlato qualche giorno fa: la “Dieta del Cappon“, ovvero il piano industriale Rai per il triennio 2008-2010 mira a “contenere” i costi per evitare drammatici disavanzi nel bilancio dell’Azienda. Tra le misure previste, oltre al prepensionamento di 3600 dipendenti, smentito dalla Rai, si pensa alla drastica riduzione di una delle figure fondamentali del panorama audiovisivo, il montatore. Ad assorbirne il ruolo dovrebbero essere gli stessi giornalisti.

    Torna sull’argomento Antonio Castro sulle colonne di Libero: dopo aver annunciato i tagli previsti e smentiti dalla Rai, descrive nel dettaglio la possibile manovra atta a ridurre il numero dei prepensionamenti. Castro parla di “marmellatizzazione” dei dipendenti Rai, ovvero la spinta affinchè “tutti imparino a fare tutto“. A pagarne le principali conseguenze dovrebbero essere i montatori, scalzati nel proprio compito dai giornalisti, che dovranno imparare a confezionare i propri servizi audiovideo in ogni loro elemento.
    Stando a quello che ricostruisce Castro, lo scorso 6 dicembre il direttore generale Claudio Cappon avrebbe dovuto incontrare i rappresentanti sindacali. Ma il reintegro del consigliere Carlo Maria Petroni (rimosso forzatamente dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e riammesso dal Consiglio di Stato), ha fatto saltare l’incontro, malvisto anche dalla Cgil. Secondo Cappon - o meglio secondo i consulenti ascoltati dalla Rai per “razionalizzare” l’azienda – ben il 90% dei montatori operanti nel campo delle news dovrà essere ricollocato, prevedendo per una piccola parte il prepensionamento, per gli altri la ricollocazione nelle produzioni di pregio e ad alto valore aggiunto (fiction, programmi di punta, ecc.), sempre che la Rai non continui a appaltare all’esterno questi montaggi. Ma in montatori non ci stanno e starebbero pensando ad una serie di contromisure, tra le quali anche l’idea di fare ricorso agli Ordini regionali dei giornalisti per chiedere l’accesso all’albo professionale, risultando quindi giornalisti ed impedendo di fatto ricollocazioni e prepensionamenti. Una situazione contestata dai diversi Ordini e che lascia ampi margini di dubbio considerato che la giurisprudenza in materia non è omogenea.
    In tutto questo, fin quando i giornalisti Rai non saranno pienamente in grado di ricoprire anche le mansioni dei montatori, i pochi rimasti potrebbero bloccare i montaggi, costringendo i tg ad andare in onda senza servizi audiovideo.

    Si potrebbe delineare, inoltre, una vertenza di gruppo dei montatori a contratto determinato, che potrebbe rivelarsi disastrosa per le casse della Rai.

    Entro la prima metà di gennaio i sindacati interni dovrebbero incontrare i vertici aziendali e immaginiamo non si tratterà di un incontro “pacifico”.

    Intanto Mario Landolfi, presidente della commissione di Vigilanza Rai, auspica una Rai efficiente e competitiva, che combatta definitivamente la lotta agli sprechi. Il piano di Cappon potrebbe andare in questa direzione, anche se si augura una presa di posizione forte da parte della politica. L’idea di Landolfi è quella di “mettere il canone all’asta, superando la logica del conflitto d’interessi. Chi è più bravo vince. Poi dovremmo puntare sul contratto di servizio, basato sull’innovazione e la lotta agli sprechi. Già così avremmo una Rai più forte e competitiva”. Mira, inoltre, ad una vera “cura ricostituente” basata essenzialmente su una “maggior efficienza e competitività. La Rai di oggi è troppo ingessata, bloccata, manca di agilità per affrontare la doppia sfida del futuro, ovvero “il confronto con il mercato, che non vuol dire Mediaset ma piattaforma digitale, e innovazione tecnologica. Non ci si può limitare ad aumentare il canone. Per rinnovarsi servono flessibilità, compressione dei costi, lotta agli sprechi e puntare sulla qualità”.
    In teoria è tutto perfetto, vedremo come questo si tradurrà in pratica.

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