Il Manifesto bacchetta Mi Raccomando

Il Manifesto bacchetta Mi Raccomando

Il Manifesto bacchetta Mi Raccomando

    Federica Panicucci

    E’ andato in onda su Italia1 il 26 dicembre il pilot di Mi Raccomando, format d’origine nipponica testato durante le vacanze e rivolto ai più piccoli, condotto da Federica Panicucci. L’ascolto è stato pessimo (qualcosa in più di un milione e mezzo di telespettatori per uno share del 7,6%) e le critiche non sono state migliori; basta dare uno sguardo alla recensione pubblicata da Norma Rangeri per Il Manifesto, che chiede, esasperata dallo spettacolo offerto, che non venga mai più riproposto.

    “Manodopera prelevata direttamente dall’asilo infantile”: così la Rangeri sintetizza l’operazione condotta da Mi Raccomando, che peraltro si inserisce in un filone già abbondantemente battuto con Chi Ha Incastrato Peter Pan e programmi del genere. Come anticipato in un nostro articolo, lo show si incentrava su bambini delle elementari chiamati dai genitori a svolgere delle “piccole” missioni, come raggiungere da soli il papà in ufficio, fare qualche acquisto e via così. Ogni missione, seguita scripolosamente da un cameramen e dagli autori, è stata discussa in studio con il piccolo “eroe” e con i suoi orgogliosi genitori.

    Tutto la leggere il commento della Rangeri, che scrive: “Una serata interminabile (durata proporzionale allo sbadiglio) con ragazzini (sette anni il più grande) ingaggiati per scenette con candid-camera.

    Nove missioni (ritirare abiti dalla lavanderia, raggiungere l’ufficio di un genitore, acquistare un regalo), con la troupe al seguito dei bambini che «convinti di essere soli, regalano al pubblico momenti comici e commoventi». Attraversare la strada da soli non è certo un bell’esempio, mettergli in mano 50 euro neppure. Infatti dopo ogni filmino scatta la raccomandazione di non seguirne le prodigiose gesta: «Cari bambini, se guardando queste scenette vi fosse venuta la voglia di uscire di casa da soli, mi raccomando non fatelo», deve ripetere continuamente la conduttrice”.

    E la Rangeri stigmatizza l’uso indiscriminato dei bambini, “acconciati per le feste (i capelli pietrificati dalla gelatina o la minigonna con calza velata) e ben addestrati” e il pessimo esempio che forniscono ai coetanei a casa. “In sostanza devono uscire di casa, anche se hanno quattro anni per andarsi a comprare il grembiule. Non è un bel vedere, se non per mamma e papà che guardano pieni di soddisfazione i loro pargoletti proiettati sul grande schermo dello studio televisivo, conquistando per la famigliola i famosi cinque (sic!) minuti di celebrità“.

    Implacabile la chiosa: “Mi raccomando, dopo la puntata natalizia, finiamola lì“. E noi concordiamo.

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