Il Grande Cocomero: con Linus la zucca è diventata carrozza

Il Grande Cocomero con Linus su Rai2 in seconda serata: recensione della prima puntata del 18 ottobre 2013

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    Linus a Il Grande Cocomero

    Buon esordio per Il Grande Cocomero, il nuovo programma di Linus per la seconda serata di Rai2. Alla base un’intuizione: forma e contenuti sullo stesso piano, subito dopo i giochi di Un Minuto per Vincere. In poche parole: il programma c’è e si vede.

    Un po’ di tutto. Con leggerezza. Senza superficialità. Spiegare tanto con poco. Secondo la logica dell’approccio. In punta di piedi e senza l’imposto svisceramento della seconda serata. Tipica del talk show informativo e politico. Questa ci è apparsa la mission.

    La formula non è complessa anzi molto digeribile: tre interviste “scorrevoli” e consecutive – senza interruzioni, se non intermezzi musicali – a tre personaggi appartenenti a mondi completamente diversi, ma in fondo affini. Nel caso specifico: ieri sera a rompere il ghiaccio è stata Luciana Littizzetto. Aldilà della promozione del film – nelle sale con Fabio De Luigi – la comica ha parlato dei suoi figli e dei suoi progetti, proponendo altro dal solito segmento comico – seppur apprezzato – che la vuole indispettita con Fazio.

    Quando poi Linus ha intervistato il giornalista Giorgio Terruzzi , l’impressione che abbiamo avuto è che fosse più opportuno di Nicola Savino alla conduzione di Quelli che…il calcio: così preciso nel coniugare garbo a curiosità e capace di restituire contenuti “diversi” al pubblico, non senza qualche tratto di apprezzabile impopolarità.

    Così da finire, con disinvoltura, a parlare della musica contemporanea e delle sue modalità nei termini del punto di vista del cantante che ha avuto di fronte. Nel caso specifico a parlare è stato Max Pezzali che si è lanciato – non senza qualche indirizzamento da parte del conduttore – nel racconto dell’evoluzione (o l’involuzione) del mondo della discografia e della musica, in generale. Senza annoiare, ma anche con qualche duetto musicale.

    In questo aiuta la basicità dei colori di una scenografia che genera un clima sostanzialmente caldo e in qualche modo “semi-strutturato”. Un clima sicuramente pensato, studiato sia nei contenuti che nelle forme ma che si presta tranquillamente ad uscire dalla fissità di schemi e di canovacci.

    E poi la “televisività” di Linus ci è sembrata assolutamente interessante: spontanea, nel fare se stesso come se fosse “la prima volta”, senza inceppi per il programma né disorientamenti per il telespettatore. Clima colloquiale che è “esploso” di più nell’intervista finale con Max Pezzali, mentre nelle precedenti c’era forse maggiore distacco e attenzione al dettaglio.

    Il tavolo dell’intervista ricorda un po’ la scrivania di Daria Bignardi a Le Invasioni Barbariche. In realtà Linus e il programma risultano simili nel concept di base: mettere a proprio agio gli ospiti per rendere il racconto interessante e poco costruito, anche se studiato nella scrittura del programma.

    Un bel modo, per certi aspetti innovativo, di coniugare un registro concreto ad una narrazione più ideale. E in tv non è facile trovarlo.

    Mai fu più opportuna quella “correzione” nel titolo: Il Grande Cocomero… che non è una zucca.