Il Festival di Sanremo dà lezioni d’italiano: da non perdere Koinè su RaiStoria

Il Festival di Sanremo dà lezioni d’italiano: da non perdere Koinè su RaiStoria

Da non perdere Koiné, il mercoledì in prima serata su RaiTre: un ciclo di approfondimenti sulla lingua italiana che domani si concentra sui testi di Sanremo

    Le tanto bistrattate canzoni di Sanremo sono prese molto sul serio dall’Accademia della Crusca: non ve lo aspettavate, vero? Ebbene, la storia della nostra lingua passa anche attraverso i testi del Festival, raccontati ed analizzati dai maggiori linguisti italiani, con il supporto dei alcuni dei cantautori principali del nostro panorama musicale, in Koinè, programma di Rai Storia in onda il mercoledì che dedica due puntate tutte al Festival. Intanto Un Pallone di Samuele Bersani viene premiato come il testo più bello di Sanremo 2012 per i Big; tra i Giovani, invece, affermazione di Erica Mou con Nella Vasca da Bagno del Tempo.

    Parliamo colpevolmente tardi di Koinè – La lingua italiana come non l’hai mai vista in onda su Rai Storia: un cliclo interessantissimo di approfondimenti, non seriosi ma decisamente interessanti, sulla nostra lingua che in queste settimane si occupa completamente del Festival di Sanremo. La prima puntata su Sanremo è andata in onda lo scorso 8 febbraio alle 21.00, ma replicata ieri in terza serata sulle reti generaliste e così abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in essa. Un viaggio davvero affascinante nell’evoluzione della forma-canzone attraverso i successi della nostra musica, non solo quelli consacrati dal palco dell’Ariston.

    Con l’aiuto dell’autore Beppe Dati, di Mogol, Francesco Guccini e Roberto Vecchioni, i giovani accademici della Crusca si sono interrogati su quale sia stata la canzone che ha fatto da spartiacque nella storia della musica italiana: se l’Avvelenata di Guccini (1976) è riconosciuta come la prima ad aver usato il gergo tipico dei giovani (corredato di turpiloquio, che oggi sembra adatto ai cori da oratorio) nella canzone italiana, più difficile sembra trovare al Festival una ‘sola’ canzone memorabile per le innovazioni linguistiche. Nel Blu Dipinto di Blu (1956) resta quella che ha cambiato la melodia, ma per i testi la Crusca punta su un brano mai approdato al Festival, Il Cielo in una Stanza (1960), scritta da Gino Paoli e portata al successo da Mina nella quale per la prima volta non si cerca la rima – canone della canzone tradizionale – ma il ‘racconto’ procede quasi naturalmente, senza forzature linguistiche e con una struttura del tutto nuova rispetto al passato. ‘La differenza tra un autore e un cantautore è che il primo racconta una storia, il secondo la fa vedere, come in un film‘: e questa notazione fatta da Vecchioni ce la segnamo.

    Ma la puntata ha mostrato tante piccole e grandi chicche sull’italiano delle canzoni: nella prossima (in onda su Rai Storia domani, 15 febbraio, in prima serata) troveremo anche Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, in gara a Sanremo 2012 con Canzone per un Figlio, e il poeta Valerio Magrelli che spiegherà perché la lingua della canzone non si possa definire poesia. A guidare il pubblico in questo inconsueto viaggio nell’italiano della musica i linguisti Lorenzo Coveri e Giuseppe Antonelli. Da non perdere, poi, il 22 febbraio la puntata sull’italiano della televisione e il 29 quella dedciata alla lingua della politica.

    Rimanendo in ambito dei testi di Sanremo, è stato già assegnato il premio per il testo più bello del 62° Festival. La palma tra i Big va a Samuele Bersani con Un Pallone, giudicato il migliore dagli esperti del Premio Lunezia con questa motivazione: ‘Le parole di Bersani hanno il giusto equilibrio tra la chiarezza del contenuto e la bellezza della metafora poetica. La canzone parla dell’Italia tramite un pallone sgonfio; Bersani ha costruito un testo davvero d’autore, con uno stile personale e immagini che si capiscono senza spiegazione, perché comunicano da inconscio a inconscio‘.
    Tra i giovani la spunta Nella vasca da bagno del tempo di Erica Mou, giudicato ‘il più strutturato: la canzone è una lunga allegoria con uno svolgimento preciso e delle buone metafore‘. Complimenti a entrambi.

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    Festival di Sanremo 2017

     
     
     
     
     
     
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