Il Festival di Sanremo 2015 commentato da Dario Salvatori [INTERVISTA]

Il Festival di Sanremo 2015 commentato da Dario Salvatori [INTERVISTA]

Dario Salvatori commenta il Festival di Sanremo 2015 per Televisionando

    Sanremo 2015, intervista a Dario Salvatori

    Tra i tanti addetti ai lavori che gravitano attorno al Festival di Sanremo 2015 c’è anche il critico musicale Dario Salvatori. Lo abbiamo intercettato all’interno di Casa Sanremo e ne abbianmo approfittato per realizzare un’intervista. Cosa ci ha raccontato Salvatori lo trovate nel video di apertura. Concorde con l’opinione generale sul festival targato Conti, ha qualcosa da ridire sulle vallette, o meglio, sul ruolo che hanno avuto in questa sessantacinquestima edizione. Dopo il salto l’intervista integrale a Dario Salvatori.

    Può stilare un primo bilancio di questo Festival targato Conti?

    Il bilancio è sicuramente positivo. E’ un Festival che rappresenta l’espressione del direttore artistico, com’è giusto che sia, e quindi un festival tranquillo, senza polemiche, anche troppo. Rappresenta lo stile non soltanto di Sanremo, ma anche di tutte le sue trasmissioni.

    La cifra stilistica di Carlo Conti è adatta alla conduzione?

    La cifra stilistica di Conti c’è tutta, l’auditel lo sta premiando. Poi ci sarebbero le canzoni…

    Ecco, cosa pensa delle canzoni delle Nuove Proposte?

    Ce n’è una che mi ha colpito moltissimo: Chanty.

    Però è stata eliminata!

    Mi ha colpito perché ha dei gusti musicali particolari, ha studiato alla Berkley di Boston. L’ho anche incontrata nei seminari a Umbria Jazz, è una tosta.

    Possiamo dire che ricorda Malika Ayane sia nella gestualità sia nello stile?

    Sì, ma con un repertorio meno sofisticato.

    Sicuramentre andrà avanti.

    Per quanto riguarda i Big, qual è la Sua opinione sulle canzoni che abbiamo ascoltato?

    La mia preferita è Nina Zilli, non sono un fautore del made in Italy. Nina zilli è una cantante che ha una vocalità afroamericana, che a me interessa particolarmente, non a caso ha presentato un blues. Ha una cavata di voce molto interessante, scura; accoppia questi gusti musicali a un modo di vestire che richiama una certa epoca, è una con le carte in regola.

    Parlando in generale della kermesse, cosa pensa del trio Emma, Arisa e Rocìo?

    Sono un po’ deluso perché l’idea editoriale di affidare l’assistenza, chiamiamola così, alle ultime due vincitrici è buona, fa sorridere, è simpatica, c’è dentro una trovata, però, poi andava scritta. Ho sentito una mancanza di scrittura televisiva perché mi pare che siano state un po’ abbandonate.

    Forse si sperava in uno spazio un po’ più ampio?

    Non è qestion di minutaggio televisivo, a mio parere, è quesione di scrittura televisiva: gli autori non si sono occupati di loro se non suggerire il proverbio, i giochi di parole; un po’ poveri secondo me, però alla fine nel complesso hanno funzionato anche loro.

    Al di là delle preferenze personali, secondo Lei chi vincerà?

    Non dico nulla di originale. Da mesi i bookamkers danno Il Volo come vincitori, probabilmente sarà così e non è una buona notizia perché loro, in fondo, rappresentano quello che gli americani credono che sia l’Itala e, cioè, un paese dove si cantano romanze, dove c’è il romanticismo ottocentesco. Loro sono quello, però c’è anche altro, anche se quello funziona, l’altro no.

    Quindi l’immagine stereotipata funziona.

    Per noi è stereotipata, per gli americani è folk, tradizione, complesso di colpa per non avere storia, noi, invece, ci emozioniamo meno.

    Carlo Conti verrà riconfermato per il 2016 e, eventualmente, accetterà?

    Penso di sì, con queste cifre di Auditel qualsiasi direttore andrebbe verso la conferma e lui verso l’accettazione, anche perché è un soldato Rai, quindi sicuramente sarà così.

    580

     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI