Il Cda Rai non licenzia Agostino Saccà, ma Cappon non molla

Il Cda Rai non licenzia Agostino Saccà, ma Cappon non molla

Il Cda Rai non licenzia Agostino Saccà

    Il CdA Rai ha respinto la proposta di Claudio Cappon di licenziare Agostino Saccà per le gravi violazioni evidenziate dall’inchiesta della Procura di Napoli e dalle ormai note intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto il premier Silvio Berlusconi. In alto una telefonata tra Saccà e Giuliano Urbani, membro del CdA Rai, in cui si parla della sostituzione di Cappon con Giovanni Minoli.

    Per Cappon una doppia sconfitta, visto che anche il Tribunale del lavoro di Roma, che ha deciso nei giorni scorsi il reintegro di Saccà nel suo ruolo di direttore di RaiFiction, ha rigettato il ricorso presentato da Viale Mazzini. Claudio Cappon fa sapere che andrà avanti. Di seguito la seconda parte del video di apertura.



    Ma partiamo dai fatti: nella riunione di mercoledì scorso il CdA Rai ha votato contro la proposta di Claudio Cappon di licenziare Agostino Saccà, protagonista di un’inchiesta giudiziaria, trasferita ora a Roma, che lo vede coinvolto per ‘losche manovre’ a scapito della Rai e favore di un proprio progetto impreditoriale nel campo della produzione fictional (la società Pegasus con annessa Cittadella della Fiction a lamezia Terme) e per un giro di raccomandazioni che sarebbero servite a Silvio Berlusconi per acquisire ‘senatori’ e far cadere il governo Prodi (la cosiddetta Operazione Libertaggio).

    Sulle posizioni dei due principali indagari si esprimeranno prossimamente i giudici, decidendo eventuali rinvii a giudizio, ma intanto contro Saccà si è mosso da tempo, sebbene in maniera un po’ ambigua, il vetrtice di Viale Mazzini. Dopo una lunga sospensione giudicata illegittima dal Tribunale del Lavoro di Roma, al quale Saccà si è appellato, la Rai ha dovuto reintegrare il direttore di RaiFiction, ma ha continuato a mandare avanti il ‘processo’ interno, condotto a basi di relazioni del d.g. Cappon sulla condotta scorretta del dirigente a capo della divisione fiction.

    Ebbene, al momento decidivo il CdA ha deciso di non licenziare Saccà, con quattro voti a sfavore della proposta di licenziamento, tre favorevoli e due astenuti. A supportare Saccà tutto il gruppo che fa capo al PdL, composto da Giuliano Urbani (verso il quale gli stessi Saccà e Berlusconi non avevano usato toni molto dolci nelle intercettazioni e compagno della produttrice Ida Di Benedetto), Angelo Maria Petroni (reintegrato dal Tar dopo una sostituzione giudicata indebita al tempo dell’insediamento del governo Prodi), Gennaro Malgieri e Giovanna Bianchi Clerici. A favore del licenziamento, invece, hanno votato il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, Nino Rizzo Nervo e Carlo Rognoni, del Pd. A sorpresa si sono astenuti Marco Staderini (Udc) e Sandro Curzi, esponente della sinistra radicale che ha motivato il suo gesto con l’intenzione di rompere una volta per tutte il sistema dei blocchi destra-sinistra all’interno della gestione della Rai. Una mossa che ha scontentato molti, ma per la quale Curzi si è difeso dalle pagine de La Stampa: “Non è vero che ho salvato Saccà” ha detto Curzi nell’intervista – “avevo già chiesto provvedimenti a suo carico sette mesi fa.

    Se avessi avuto la certezza che anche Staderini avrebbe votato a favore del licenziamento allora lo avrei fatto anche io. Sapevo però che saremmo andati comunque in minoranza. Il mio è stato un segnale”.

    Sta di fatto che Agostino Saccà resta al proprio posto, almeno per il momento. Eh sì, perchè all’ordine del giorno del prossimo CdA che si terrà mercoledì 23 luglio, c’è l’ipotesi di trasferimento di Saccà ad altra mansione. Claudio Cappon, infatti, non intende arrendersi e non vuole darla vinta ad un dirigente che potrebbe essere un pessimo esempio di ‘immunità’ di fronte al resto dei dipendenti Rai. “Insisterò, nell’interesse dell’azienda” ha detto Cappon a La Repubblica, aggiungendo che “le violazioni disciplinari di Saccà sono accertate. Lo sanzionerò, come in mio potere, con la sospensione dallo stipendio per dieci giorni (sic!) e poi ne chiederò ai consiglieri il trasferimento”. Ad aggravare la posizione di Saccà agli occhi di Cappon, inoltre, c’è la condotta difensiva avanzata dai suoi legali: “La difesa di Saccà si basa sul principio che la Rai sia un’azienda diversa dove certe azioni sono normali, comuni a tanti – ha continuato Cappon – ma io non sono d’accordo. Penso che anche un’azienda anomala debba avere le sue regole. Se accettiamo questa logica, allora dovremmo accettarla in futuro per ogni altro dirigente”.

    Per Saccà un’altra vittoria, in attesa della decisione sul trasferimento che verrà presa (forse) la prossima settimana. Ma la mutata situazione politica ha da tempo dato forza al direttore di RaiFiction che continua a dichiararsi ‘vittima’. “Petruccioli ha parlato di me come una ‘macchia’ dell’azienda” ha detto Saccà al Corriere della Sera “ma penso che con me abbiano adottato un metodo non molto lontano da quello stalinista“.

    Intanto si attendono ancora le decisioni della Procura.

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