Il caso stamina tra Le Iene e il Tg1: ‘Tg asserviti alle industrie farmaceutiche’

Stamina finisce in tv ed è caso mediatico: Red Ronnie attacca il Tg1, l'informazione e i tg 'asserviti alle industrie farmaceutiche' e salva Le Iene Show

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    Tg1 stamina

    «Al Tg1 intervista a lungo a uno che ha abbandonato stamina. Mai quelli che ne beneficiano. Solo le Iene Show lo fa. Tg asserviti alle industrie farmaceutiche». E’ quanto scrive su Twitter il noto produttore televisivo Red Ronnie, a commento di un servizio andato in onda al Tg1 nell’edizione del 22 dicembre.

    Come ben saprete, del «caso stamina» si è cominciato a parlare in tv nella trasmissione di Italia1, Le Iene, in cui si sono state mostrate persone a sostegno della cura con cellule staminali per alleviare dolori e conseguenze di diverse malattie. Il Tg1 ha deciso di raccontare la storia di un presunto fallimento del metodo stamina: la storia di Christian, un bimbo malato di atrofia muscolare spinale e dei suoi genitori che hanno deciso di rinunciare alla cura.

    Ad introdurre il servizio con l’intervista al padre di Cristian, il bimbo affetto dalla malattia in questione, è il mezzo-busto in studio, il giornalista Alberto Matano, che spiega di cosa si tratti: «Al tg1 la denuncia dei genitori di un bimbo malato sull’assoluta non chiarezza della terapia».

    Ecco quanto denunciato da Pasquale Quagliano, il papà di Cristian, nel corso del Tg1: «Noi comunque avendo un bambino con una patologia grave a qualcosa ci dobbiamo affidare, cerchiamo di affidarci a qualcosa. Avevamo riposto della fiducia in queste persone».

    Così il servizio della giornalista Felicita Pistille ricostruisce quanto sarebbe avvenuto, entrando nei dettagli della vicenda: «Queste persone – viene detto nel servizio – , il Signor Vannoni e il suo braccio destro, il dottor Andolina, li hanno visti in tv i genitori di Christian; parlano di cellule staminali e dicono che possono migliorare le condizioni dei malati di SMA, quella di cui soffre il loro bambino».

    Poi è ancora il signor Quagliano, intervistato dal Tg1, a denunciare le perplessità rispetto all’efficacia del metodo stamina, ricostruendo quanto a suo dire avvenuto: «Dopo una sola infusione, il dottor Andolina scrive, dice che una bambina è migliorata: dopo la prima infusione si alzano le braccia, si muovono le gambe».

    Poi la giornalista aggiunge, sempre nel servizio mandato in onda:

    «L’iter per accedere al metodo stamina come cura compassionevole, il Tribunale di Salerno dice ‘sì, possono andare a Brescia al centro di riferimento in un altro laboratorio’, ma da Stamina Foundation arriva una mail che sorprende: a Brescia o niente, queste le motivazioni…»

    Le sentiamo spiegate dal padre del piccolo Christian le motivazioni: «Uno perché nessuno li farebbe entrare e questa cosa io non capisco perché e, seconda cosa, perché ci vuole un anno per spostare un metodo da Brescia in un altro laboratorio. Ci fermiamo perché non ci sono chiare tantissime cose. Se affidiamo i nostri bambini a delle persone che queste incertezze non fanno altro che aumentarle – ha concluso Quagliano – non mi sembra proprio il caso».

    «I sospetti, i primi dubbi per le risposte evasive, poi quando Vannoni consegna i protocolli al Ministero e la notizia: l’atrofia muscolare spinale non è tra le malattie per cui si chiede la sperimentazione. Com’è possibile? – ci dicono loro -, i malati di SMA per mesi sono stati usati come sponsor del metodo. E’ la strumentalizzazione della nostra disperazione – denunciano – chiedono una spiegazione. Questa la risposta che ottengono: ‘E’ una patologia troppo complessa’», ha così concluso la giornalista nel servizio in questione.

    Il «caso stamina» è oggetto di grande interesse mediatico negli ultimi tempi perché divide quotidianamente l’opinione pubblica e gli esperti circa la scientificità del metodo e sui possibili risulti efficaci. Un caso per certi versi emblematico e che riporta alla memoria il caso della sperimentazione Di Bella di alcuni anni fa che pure alzò un vero e proprio polverone mediatico negli anni ’90.