Il Capo dei Capi, per l’Osservatorio sui minori sarebbe stato meno dannoso un film porno

Il Capo dei Capi, per l’Osservatorio sui minori sarebbe stato meno dannoso un film porno

Il Capo dei Capi, per l'Osservatorio sui minori sarebbe stato meno dannoso un film porno

    Una foto dal backstage de Il Capo dei Capi

    Si è conclusa ieri su Canale 5 la fiction Il Capo dei Capi, miniserie in sei parti sulla vita e le “opere” di Totò Riina che ha fatto registrare ottimi ascolti e numerose polemiche. Dopo il presidente della Commissione Vigilanza Rai e dopo il ministro Mastella, è stato Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio dei diritti dei minori, a dire la sua con un comunicato stampa lapidario, in cui afferma che sarebbe stato meno dannoso un film porno in prima serata di una fiction inneggiante al boss dei boss. E detto da lui….

    Per tre puntate, equivalenti nella realtà a svariati decenni, il sanguinario Totò Riina ha dettato legge in Sicilia, ha decretato la morte di centinaia di uomini, ha fatto partorire la consorte in clinica come si conviene alle mogli dei capi e si è arricchito in maniera spropositata. Solo all’ultima puntata il vecchio boss, stanco e appagato dalla vita, che a momenti suscita tenerezza, viene braccato dalle Forze dell’Ordine ed assicurato alla giustizia. Il messaggio offerto agli adolescenti è pedagogicamente distruttivo e non può essere affatto definito d’impegno sociale”.

    Questa una parte del comunicato di Antonio Marziale, in cui sottolinea il ruolo dei media generalisti, “da considerarsi a tutti gli effetti agenzie di socializzazione per le masse in età evolutiva, in quanto forgiando modelli finiscono per educare ed imporre stili di vita, dovrebbero prestare maggiore attenzione agli effetti che certe produzioni potrebbero sortire”. Effetti assolutamente nocivi dal suo punto di vista quelli determinati da Il Capo dei Capi, tanto da essere ritenuto peggiore di un porno in prime time. Non si starà esagerendo?

    Ad alimentare il fuoco delle polemiche alla viglia dell’ultima puntata anche una lettera della vedova del poliziotto Boris Giuliano, freddato davanti a moglie e figli per ordine di Riina nel 1979. ‘Mio marito non era cosi”, dice la signora Giuliano che, “pur apprezzando il risalto dato alla figura di mio marito”, si lamenta che nessuno si sia rivolto alla famiglia “per delinearne meglio la personalità”. Attilio Bulzoni, co-autore con Giuseppe D’Avanzo, del linro da cui è tratta la fiction non risponde, limitandosi, signorilmente, ad affermare che “i parenti delle vittime della mafia hanno sempre ragione”.

    In “aiuto” della fiction interviene questa mattina sul Corriere della Sera Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, che risponde indirettamente al ministro Mastella, che ne aveva chiesto la sospensione, proponendo al contrario che la miniserie venga fatta vedere nelle scuole. E aggiunge: “Non si può nascondere la realtà per far capire che non si tratta di eroi positivi ma negativi.

    Nemmeno si deve aver paura di un rischio emulazione. Se così fosse, la nostra società sarebbe veramente ammalata e senza valori.”
    Per quanto può valere, apprezziamo e sottoscriviamo. Intanto anche Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset, difende la “sua” creatura annunciando già diverse proposte da network americani per esportare la miniserie negli Stati Uniti.

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