Il Boss delle Cerimonie: Real Time porta lo stereotipo in tv (che diventa punto di vista)

Il Boss delle Cerimonie: Real Time porta lo stereotipo in tv (che diventa punto di vista)

Il Boss delle Cerimonie su Real Time

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    Fatemi andare, realtime

    A Il Boss delle Cerimonie lo stereotipo si dissolve nel punto di vista. Raccontare la realtà fa sempre onore, soprattutto quando si capisce che (non) raccontare il trash, che esiste in abbondanza, non è una risoluzione. Anzi. Il problema è che se lo stereotipo diventa un format narrativo su Real Time allora bisogna chiedersi quanto sia giusto farlo, consapevoli che scegliere di raccontare, solo parzialmente, le abitudini di un popolo, falsa (artatamente?) il racconto della realtà.

    GLI ASCOLTI – In tanti ieri sera, dalle 23.05, hanno visto la prima puntata. Per la precisione incollati allo schermo del canale 31 del gruppo Discovery sono stati in 658.000 telespettatori (3,6% nel primo episodio) che sono cresciuti in share (4,5% nel secondo episodio) ma diminuiti per valori assoluti, toccando quota 610.000 telespettatori. Una media dei due episodi pari al 4% per le due puntate della durata di 30 minuti prodotte dalla B&B.

    Il boss delle cerimonie

    LA POLEMICA – Questi i numeri a cui è correlata la polemica infinita, scatenatasi per lo più sul social network Twitter che, ieri sera, al debutto del programma si è diviso sostanzialmente in “colpevolisti” e “innocentisti”, “guelfi” e “ghibellini”, sostenitori dell’entertainment o abolitori totali del trash a tutti i costi.


    Come sempre, la verità, se di ciò possiamo parlare sta nel mezzo, e tra scegliere di non raccontare e raccontare la realtà senza cadere nello stereotipo facile noi preferiamo entrambe.

    Se docu-reality dev’essere docu-reality sia, meglio se educational.

    Perché nella prima puntata abbiamo visto quello che succede nella famiglia di Luigi (lo sposo) e Maria Pia (la sposa) – alle prese con vestiti “particolari” e buffet eccessivi -, al pari dei futuri coniugi del primo episodio, Giusy e Luca, – tra serenate melodrammatiche e forme relazionali discutibili – e come lavora nel settore il boss delle cerimonie, Don Antonio Polesi, ma tutto ciò non può e non deve essere soggetto a generalizzazione!

    Da qui, a far intendere che Napoli è l’incarnazione dell’eccesso ce ne vuole. E sì, secondo me, una strategia simile, in tv, come nel quotidiano, si configura come una colpa, o più semplicemente come un errore.

    Certo che fino a quando esisteranno melodrammi come il Peccato e la Vergogna, la vedo dura.

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