Il Ballo delle Debuttanti, vincerà una Pop

Il Ballo delle Debuttanti, vincerà una Pop

Il Ballo delle Debuttanti, ecco perché vincerà una Pop

    Il Ballo delle Debuttanti

    Non si tratta di un’indiscrezione, ma di una valutazione dopo aver visto la prima puntata de Il Ballo delle Debuttanti, il nuovo (sic!) reality di Maria De Filippi andato in onda ieri sera alle 21.30 su Canale 5 e che Televisionando ha seguito in blogcronaca. Giudizio? Tutto sbagliato! Sbagliati i contenuti, sbagliata la struttura (sostanzialmente identica ad Amici, con Rvm e giudizio della ‘commissione’), ma soprattutto sbagliato il presupposto di base, la sfida tra tradizione e innovazione. Risultato: le Chic risultano insopportabili, il pubblico non può che identificarsi con le Pop. E gli ascolti non premiano: vince Fidati di Me, la fiction su RaiUno.

    Maria De Filippi non ha fatto il miracolo per la prima puntata de Il Ballo delle Debuttanti, seguita ieri da 3.200.000 spettatori e uno share del 18,38% (siamo sui livelli di Miss Italia) e battuta da Fidati di Me che ha raccolto su RaiUno 5.300.000 telespettatori (share del 24,32%), al netto della Moto GP trasmessa in prima serata.

    Per i dettagli della serata vi rimandiamo alla nostra blogcronaca, già densa di commenti e valutazioni a caldo. Cerchiamo adesso, trascorsa la notte, di fare il punto su una trasmissione che, stando anche ai commenti dei nostri lettori, ha profondamente deluso le aspettative.

    Il Ballo delle Debuttanti è stato presentato fin dalla scorsa primavera come viatico per coronare il ‘sogno’ di partecipare al Gran Ballo delle Debuttanti di Vienna, dedicato da sempre ai rampolli delle grandi famiglie borghesi e aristocratiche e alle ragazze particolarmente ‘romantiche’, legate all’immagine un po’ retrò di cadetti e crinoline, dei balli di sala e delle tiare di diamanti.
    Con queste premesse le ragazze della squadra Chic, votate all’eleganza, alla grazia, allo stile, erano di certo le più accreditate per raggiungere la vittoria, partendo in vantaggio sulla squadra Pop, più proiettate verso la contemporaneità.
    Ma questa premessa non esiste nel reality della Fascino di Maria De Filippi: fin da subito l’obiettivo del Gran Ballo è stato del tutto messo da parte. “Qui le ragazze debuttano alla vita” dice Rita Dalla Chiesa, che conduce con Garrison Rochelle, “non serve un Gran Ballo per vivere bene”: pensiero corretto, per carità, che però fa cadere la ‘scusa ufficiale’ intorno cui è stato costruito il programma.

    Basta poco per trasformare il sogno romantico in una lotta per la sopravvivenza, per trasformare la magia del Ballo di Gala in una semplice trasmissione tv, con le sue esigenze (le litigate secondo la De Filippi e i suoi autori) e con il suo ‘sano’ premio in denaro, 100.000 Euro di Borsa di Studio, non si sa per cosa.
    Ecco che la trasformazione de Il Ballo in un Amici per dilettanti è compiuto: sono tutte lì per farsi vedere, trovare un lavoro in tv e vincere 100.000 euro, con buona pace di Vienna e del Ballo delle Debuttanti. Non gliene frega palesemente niente a nessuno e la contrapposizione finisce per cadere nella seguente domanda al pubblico “Chi preferite: la ragazza tradizionale o la ragazza contemporanea? Siete tradizionalisti o innovatori?“.

    Cadono quindi anche i presupposti introno ai quali erano state costruite le identità delle squadre: le Chic portatrici sane di eleganza e charme, le Pop energiche, appassionate e aperte. Una contrapposizione talmente sbagliata, una sfida costruita così male che ovviamente i piani si sono confusi. La parte Pop ha finito per rappresentare ragazze vitali, sicure di sè, al passo coi tempi, appassionate e di mentalità aperta (non certo per questo ‘cafone’, prive di eleganza o discernimento), quella Chic ragazze remissive, casalinghe, legate ad un’immagine prefemminista della donna, bigotte e ottuse. Un’immagine che con lo Chic non ha niente a che fare.

    A definire questo quadro hanno contribuito dichiarazioni davvero inquietanti da parte delle 6 ragazze Chic, che sono sembrate maestrine snob, bamboline che hanno ripetuto a pappardella i pensieri del maestro Gheorghe Iancu, supportate da una parte di giuria completamente fuori ruolo (almeno per il buon senso) che fa la morale ad una generazione di ventenni che non arriva casta al matrimonio, che non sa comportarsi in società perchè accavalla le gambe sotto al tavolo, perchè non ha studiato dizione. Ci riferiamo in special modo a Ida Pezzotti e Patrizia Barsotti, componenti dell’organizzazione del Gran Ballo di Stresa, filiale italiana del Ballo di Vienna, contro cui vanno tutti, da Emanuele Filiberto a Costantino Della Gherardesca, da Silvio Oddi (il più lucido) a Pierluigi Diaco (solitamente provocatore); perfino le principesse Pia Ruspoli e Vittoria Windish-Graetz hanno oscillato tra Pop e Chic, facendosi guidare dal buon senso più che dal sangue blu.
    Ovvio che la parte Chic finisca per apparire antipatica e antiquata, ottusa (lo ripetiamo) e livida, contro l’immagine più fresca, creativa, sveglia delle Pop, aiutate dalle coreografie di Goodson, decisamente più televisive.

    Risultato? Come nella migliore tradizione della De Filippi, il messaggio al pubblico è a dir poco distorto, per non usare un termine ‘diseducativo’ che riteniamo troppo forte per essere applicato ad una trasmissione tv.
    I principi del Bon Ton, dell’eleganza, dello stile, della capacità di sapersi comportare in società, di imparare a variare il proprio comportamento a seconda del contesto in cui ci si trova – principi sempre validi e non legati ad un mondo antiquato – finiscono per diventare delle regole vecchie, che puzzano di naftalina, che rappresentano un mondo chiuso e non al passo dei tempi.

    Superflui per non dire irritanti. Ma non è così. Rivolgersi con il Lei a sconosciuti più grandi non è leziosità, ma educazione spicciola, essere Chic non vuol dire guardare dall’alto in basso una sposa con il pancione (presentata in una coreografia dalle Pop) o considerare riprovevole la discoteca o non aver dato mai un bacio fino ai 20 anni perchè non si è trovato il grande amore: eleganza non è questo.
    Purtroppo questo è il messaggio che passa, purtroppo questa è la contrapposizione di base: da una parte secchione antipatiche, soldatini in mano a Iancu, dall’altra giovani con una testa, che riescono a conciliare tradizione e innovazione.

    Ecco perchè vincerà una Pop, se il programma non cambia impostazione. Se entriamo un attimo nella struttura, le sei prove di ballo sono puri spunti per la polemica tra le ragazze e la giuria, così come nell’ultima edizione di Amici. Si è trasformato tutto in un talk che ha attraversato una marea confusa di temi, tra morale cattolica e femminismo, tra valore della tradizione e sfacelo della società moderna, tra l’ideale di un Ottocento che non esiste e questioni inutili sull’immagine di una donna moderna che impaurisce gli uomini.
    Creatività versus imitazione, tradizione contro innovazione: quanti giovani televotanti si identificheranno in un’immagine bigotta come quella rappresentata dalle Chic, che di Chic non hanno nulla (non il comportamento, nettamente snob, forse le acconciature).
    Ha detto bene Filippo Nardi, giurato: “Sono arrivato qui schierato nettamente a favore delle Chic, per l’ideale che dovevano rappresentare. Ma le Pop mi stanno conquistando”. Perfetta sintesi: anche noi crediamo nello stile come ideale di vita, nell’educazione come regola di vita sociale, ma queste Chic, ventenni e presuntuose, non hanno niente a che fare con quello che predicano di anelare nella vita (anzi sono certe di aver già raggiunto).

    In sintesi: l’errore della trasmissione è nell’aver tradito il suo presupposto. Se a nessuna frega del Ballo e se la dicotomia di fondo è tra tradizione e innovazione, peraltro mal posta, il Ballo delle Debuttanti è una semplice sfida tra ragazze che vogliono sfondare in tv. Conseguenza immediata: domina l’ipocrisia. Almeno gli Amici dichiarano in partenza il proprio sogno, non si nascondono dietro un abito o un valzer.

    Ultima annotazione per Rita Dalla Chiesa: dopo l’emozione dell’inizio ha poi imposto il suo stile, certo lontano da quello un po’ dispotico di Maria. Inizialmente in balia degli autori e delle polemiche, si è poi lasciata andare anche lei, ma senza mai esagerare, ma sempre con un elegante sorriso e un disarmante bon ton. Dopo qualche titubanza, non si è fatta schiacciare da un meccanismo insulso che non le appartiene e gliene va dato merito. E’ lei la Debuttante del 2008.

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