Il Ballo delle Debuttanti, conduce Platinette

Il Ballo delle Debuttanti, conduce Platinette

Il Ballo delle Debuttanti prova a cambiare rotta con Platinette ma gli ascolti continuano a scendere

    Platinette

    Dopo due settimane di ascolti flop, Il Ballo delle Debuttanti prova a cambiare rotta. L’asso nella manica di Maria De Filippi è Platinette, orami storica opinionista di Amici, qui in veste di nuova conduttrice sotto le mentite spoglie di presidentessa di giuria. Cambio di copione anche per le Chic, più mansuete del solito, prove diversificate per squadra e meno balletti. Sembra un altro programma, ma l’illusione dura poco: a metà trasmissione si torna ai consueti e sterili battibecchi da vecchie comari. Il caso è inguaribile: gli ascolti continuano a scendere (meno di tre milioni, share al 14,6%) e continuano a vincere le Pop.

    E così Emanuele Filiberto di Savoia è stato detronizzato pure dalla parruccatissima Platinette, vera novità della terza puntata del Ballo delle Debuttanti che ieri abbiamo seguito con la nostra blogcronaca in diretta web.
    Ebbene, sulle prime (ovvero per la prima ora e mezza) l’innesto di Plati ha dato i suoi frutti: armata di martelletto alla Forum, debitamente strassato, ha diretto il traffico dei commenti, dei giudizi e delle rivendicazioni di concorrenti e giurati – definitivamente schierati a favore dell’una o dell’altra squadra -, ha aggiunto un tocco di ironia e di leggerezza alle dispute tra tradizione e innovazione, tra donna dell’Ottocento e donna del 2008, insomma ha contribuito a dare un minimo di senso (almeno ci ha provato) al campionario di ipocrisie e di banalità da cui il programma non riesce a smarcarsi.

    Complici in questo gli interventi, a volte davvero aberranti, del cosiddetto Trio Lescano, il trio Bon Ton composto da Patrizia Barsotti (ormai la più agguerrita), Ida Pezzotti (che ha preferito un low profile) e Fabiana Giacomotti. Essendo la più esposta è inevitabile che sia la Barsotti a scatenare l’ira funesta della parte Pop (piena di nobili) della giuria, ma va detto che il suo ce lo mette in ogni puntata: dopo aver detto che la scarpetta (rigorosamente in famiglia) si deve fare con la forchetta (ovvvovveee!), ieri ha ribadito il (triscte) concetto che la tradizione non si deve (re)interpretare, con buona pace di secoli di innovazione e creatività artistica e culturale. Per la sciocchezza sui padroni di casa che non mettono mai in difficoltà gli ospiti vi rimandiamo al botta e risposta con il sempre saggio Emanuele Filiberto riportato nella nostra blogcronaca.

    Ma torniamo all’analisi della serata: non a caso la Barsotti ha preso piede nella seconda parte di trasmissione, quando la ormai esausta Platinette - sfiancata dall’assurdità e dall’ovvietà dei commenti sulle prove, sfinita dal peso della sua parrucca, moralmente svuotata da tanta pochezza – ha ceduto. Di fronte a cotanto spettacolo ha finito per chiedere aiuto all’ex padrona di casa, Rita Dalla Chiesa, che con signorilità e con un bel po’ di sollievo è rimasta per lo più in panchina.

    Ma nulla ha potuto contro l’implacabile format messo a punto dagli autori di Maria che ieri hanno visibilmente riscritto il copione delle Chic: dopo due settimane di arroganti lezioni di stile, eleganza e bon ton, hanno assunto un atteggiamento da ‘signorinelle pallide’, da agnelliti misurati e mansueti, limitando i giudizi trachantes e presuntuosi e appellandosi alla clemenza della corte. Persino le coreografie (su tutte quella della Celentano che ha rappresntato la famiglia Chic come quella Addams) hanno cercato di dare un’immagine delle Chic più vivace, più moderna, più al passo con i tempi. Risultato? L’operazione simpatia si è rivelata un’arma a doppio taglio: prima di tutto ha palesato le contraddizioni delle Chic (come già detto disegnate male dagli autori e per questo condannate alla sconfitta) che finora hanno giocato a fare le damine tutte saloni da ballo e crinoline e poi danno vita ad una ‘prova seduzione’ arrembante (si veda blogcronaca) con un uomo sposato (sempre il Principe). In secondo luogo cadono miseramente davanti alle foto in micropants e stivali alla schiava del book fotografico di Caterina (da noi pubblicato).

    Imprinting sbagliato da parte degli autori fin dall’inizio, inevitabile l’ancor più marcata sensazione che queste Chic non sappiano davvero più cosa “debbano rappresentare” (tutte, anche le pop, dicono di essere lì per rappresentare se stesse, mah!).
    Apprezzabile, però, la riduzione dei balletti (che non sono altro che interpretazioni dei coreografi di temi assegati, tra cui non può che spiccare Goodson per creatività – contro il valzer non sarebbe neanche poi tanto difficile) e la maggior presenza di prove richieste dalla giuria, che per quanto spesso prive di senso almeno mettono in gioco le ragazze e non i loro maestri.
    C’è un po’ di La Pupa e il Secchione con “indovina il quadro!”, promosso dalla Celentano per le Pop, e un po’ di Ciao Darwin con la sfilata “L’uomo per le Pop – L’uomo per le Chic”: insomma si ricicla un po’ di roba per ricostruire la struttura di un programma che non c’è.
    E tutto questo nonostante i titanici sforzi di Platinette, che non solo ha dimostrato di non aver visto le prime due puntate (poi farà i conti con Maria) ma che alla fine non sa se tornerà la prossima settimana. Noi speriamo di sì: almeno c’è qualcuno in grado di fare la voce grossa e zittire il gallinaio delle Chip e delle Chop.

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