I precari accusano: ‘La Rai licenzia chi è in maternità’; l’azienda smentisce, Lorenza Lei annuncia ‘una revisione’

La Rai potrebbe licenziare le consulenti-collaboratrici esterne con partita Iva che rimangono incinta e quindi non sono più ‘produttive’

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    La Rai potrebbe licenziare le consulenti-collaboratrici esterne con partita Iva che rimangono incinta e quindi non sono più ‘produttive’ per l’azienda: la denuncia arriva da ‘Errori di stampa‘, il coordinamento dei giornalisti precari di Roma secondo cui ‘se una donna rimane incinta la Rai potrà valutare l’incidenza della gravidanza sulla produttività della lavoratrice e, se questa ne risultasse compromessa, si riserva sostanzialmente di risolvere il contratto‘. I precari hanno chiesto l’intervento di Lorenza Lei, direttore generale della Rai, che ha promesso la revisione della clausola, anche se l’azienda in una nota spiega che di non aver mai fatto nessun licenziamento o risoluzione anticipata del rapporto di lavoro di natura subordinata, anche di tipo a termine, avente per causale lo stato di gravidanza della dipendente o collaboratrice.

    La Rai – e il direttore generale Lorenza Lei – continua ad essere al centro della bufera: dopo le polemiche sull’intervento di Adriano Celentano a Sanremo, il motivo è molto più prosaico, e nello specifico il punto 10 del contratto di consulenza per le partite Iva, che prevede (ma non ci risulta sia mai stato applicato) il potenziale licenziamento della lavoratrice che aspetti un bambino. Una clausola che ricorda la legge salica (quella per cui le donne non potevano ereditare determinati beni) in salsa lavorativa, e che se anche [o meglio, proprio perché] viale Mazzini non ha mai applicato, sarebbe meglio che togliesse.

    La denuncia arriva dal coordinamento ‘Errori di stampa‘, che ha chiesto a Lorenza Lei di eliminare la clausola che prevede che ‘che se una donna resta incinta‘ la Rai potrà valutare ‘l’incidenza della gravidanza sulla produttività della lavoratrice, e se questa ne risultasse compromessa‘, si riserva sostanzialmente anche di ‘risolvere il contratto‘; un contratto che, secondo Paola Natalicchio del coordinamento Errori di stampa, riguarda soprattutto ‘persone con partita Iva che lavorano nei programmi di rete e non sono registrati come testate giornalistiche

    In particolare il punto 10 – di cui in apertura di pezzo vi riportiamo la foto tratta da corriere.it – recita testualmente che ‘Nel caso di sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore o altre cause di impedimento insorte durante l’esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestiva comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore‘.

    Ma la Rai smentisce di aver mai licenziato nessuno sulla base di questa clausola, ‘Non esiste – è scritto in una nota dell’azienda – alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata. Ai contratti di lavoro autonomo, come è noto, non si applica lo statuto dei lavoratori né le relative tutele, ma la Rai non si è mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità. Anzi – conclude l’azienda – ogni qualvolta si sia determinata l’esigenza di interrompere i contratti – si ripete, su richiesta delle collaboratrici – la Rai si è sempre adoperata per assicurare loro futuri impegni professionali al venir meno della ragione impeditiva pur senza aver alcun obbligo di legge al riguardo‘. Succssivamente, dopo ore di silenzio, arriva anche la smentita di Lorenza Lei, secondo cui ‘in Rai non c’è mai stata alcuna discriminazione o rivendicazione in merito, né certamente sono mai emersi profili, fin qui, dubbi di legittimità. Ho dato comunque l’incarico agli uffici competenti – conclude il dg – di valutare interventi sulla clausula‘.

    La smentita della Rai – che poi smentita non è, visto che l’azienda non nega l’esistenza della clausola, ma si limita a dire di non averla mai apllicata; e allora, ripetiamo, non sarebbe meglio toglierla del tutto? – non ferma comunque le reazioni del mondo politico e di quello sindacale: le critiche sono arrivate da tutto l’arco costituzionale, e dai sindacati. Riportiamo, perché è donna, la reazione del segretario della Cgil Susanna Camusso secondo cui ‘la norma anti-gravidanza rende assolutamente illegittimo il contratto, perché considera causa di risoluzione del rapporto di lavoro la malattia, l’infortunio, la gravidanza. E’ del tutto evidente che norme di questo tipo sono non solo in contrasto con la legislazione vigente, ma non riservano il rispetto dovuto alle lavoratrici e ai lavoratori‘.

    Anche noi che abbiamo ottenuto nel contratto e negli accordi del precariato tutte le garanzie possibili per la tutela della maternità attendiamo che la Rai chiarisca la vicenda della clausola di gravidanza, precisando che si tratta di contratti stipulati nelle reti e non nelle testate dove vigilano i nostri comitati di redazione e che comunque fino a oggi nessuna giornalista ha ritenuto di portare, anche riservatamente, all’attenzione dell’Usigrai l’esistenza di una clausola del genere‘, dicono Carlo Verna, dell’Usigrai e Alessandra Mancuso, delegata esecutivo nazionale Usigrai Pari opportunità, mentre i telespettatori cattolici dell’Aiart sperano che ‘la clausola gravidanza sia solo un errore di qualche agenzia di stampa o di qualche giornalista che non ha letto bene il contratto. Se fosse vero saremmo tornati all’800‘.

    Interessante, infine, l’iniziativa di GIULIA, la rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome, che ha avviato una raccolta di testimonianze sulle discriminazioni per maternità e le lettere di dimissioni in bianco che saranno raccolte in un Libro Bianco: ‘La denuncia della clausola di gravidanza nei contratti che la Rai fa firmare a giornaliste che collaborano nelle Reti con partita Iva, fa giustamente indignare – scrive la rete – il dramma vero è tuttavia, la totale mancanza di tutele dei giornalisti che lavorano con rapporto autonomo, donne e uomini, e che riguardano la malattia, la maternità, il welfare. Un esercito di precari che vede le colleghe doppiamente discriminate‘.