I due lati dello sciopero degli sceneggiatori

I due lati dello sciopero degli sceneggiatori

Manca poco perché lo sciopero degli sceneggiatori, e sebbene il fronte sia ancora compatto, la storia racconta una doppia verità

    wga strike

    Manca poco perché lo sciopero degli sceneggiatori festeggi i due mesi, e sebbene il fronte sia ancora compatto, la storia racconta una doppia verità.

    Da quando lo sciopero è cominciato, lo scorso cinque novembre, molti sceneggiatori sono rimasti ai picchetti nonostante le ingenti perdite economiche a livello lavorativo e locale, che alcuni stimano essere arrivate a 350 milioni di dollari. Gli sceneggiatori, tuttavia, sentono che il loro sciopero aiuterà tutti, per questo continuano a scioperare: “Ci siamo innamorati, spiega Luvh Rakhe, sceneggiatore di Cavemen, dell’idea che stiamo scioperando per una giusta cosa: la nostra unione fa la forza, e tutti quelli che ci sostengono avranno dei benefici”.

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    Non tutti, però, la vedono in questo modo: secondo le stime dell’International Alliance of Theatrical Stage Employees, lo sciopero ha infatti costretto 40.000 lavoratori “dietro le linee” (oltre a quelli già citati qui, anche elettrici, carpentieri, etc etc) a stare senza lavoro, e al contrario degli sceneggiatori, che sentono di essere dal lato giusto e che pare continuino a prendere soldi anche senza lavorare (e che avranno forse benefici dalla fine dello sciopero) quei quarantamila sono solo senza lavoro, perdipiù in un periodo festivo dell’anno. Lo sciopero, secondo i membri della IATSE, è “devastante. Non solo hanno perso la loro busta paga, spiega infatti la portavoce dello IATSE, Katherine Orloff, hanno perso le loro buste paga, e le loro coperture assicurative e pensionistiche. Chiunque voglia tornare al lavoro, anche se supporta lo sciopero, finirebbe per non supportare lo sciopero, per questo i lavoratori sono arrabbiati sia con i produttori, che con gli sceneggiatori, anche perché ci sono persone che presto perderanno le loro case e i loro affari. L’idea dei regali, a questo punto, è frivola: si tratta di sopravvivenza”.

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    Molti degli sceneggiatori e molti dei lavoratori sono infatti appartenenti alla classe media, con stipendi che in entrambi i casi si aggirano intorno ai 62.000 dollari: un salario “insufficiente”, visto che metà degli sceneggiatori e il 10/15% dei lavoratori sono “disoccupati” per buona parte dell’anno. “Come sceneggiatore, devi avere l’istinto dello scoiattolo (metter via più che puoi, ndr)”, ha spiegato ancora Rakhe “Devi abituarti all’idea di vivere nell’incertezza”. E difatti, con la WGA che ha preparato già in tempi non sospetti gli sceneggiatori alla possibilità che lo sciopero si protraesse al 2008, molti sceneggiatori hanno fatto i regali natalizi già mesi fa: “Saggiamente, ho fatto shopping natalizio per tutto l’anno, spiega Sally Nemeth, sceneggiatore per “Law & Order” che si descrive come appartenente alla “media borghesia” degli sceneggiatori.

    “Il mio shopping è stato modesto, ma fatto comunque mesi fa”. Va peggio a Randall Caldwell, sceneggiatore per “Giudice Amy”, che quest’anno non farà il consueto viaggetto a Memphis per trovare la mamma: “Starò a casa perché non so quando andrà avanti lo sciopero, meglio stare qui a manifestare”. E ancora Rakhe (che ha preso un lavoro part time per arrotondare le entrate), spiega che quest’anno ha adottato una strategia “conta il regalo: in passato, ai tempi buoni, diventavo matto. Quest’anno, l’importante è fare il regalo, non cosa”.

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    Difficoltà finanziare a parte, il morale degli sceneggiatori resta comunque alto: “Le persone, dice ancora Rakhe, sono confortate dal fatto che sentono di fare la cosa giusta, e dal fatto che hanno il supporto del pubblico”. Gli sceneggiatori in difficoltà, ha spiegato inoltre il portavoce della WGA Gregg Mitchell, possono sempre contare sul Writers Guild Strike Fund, un fondo da tredici milioni di dollari: Mitchell ha rifiutato di dichiarare se e quanti sceneggiatori vi abbiano fatto ricorso, e quanti soldi siano stati eventualmente spes: nel 1988, i fondi usati furono 3.8 milioni di dollari. Ma le “rogne” non riguardano solo la “media borghesia”: spiega infatti Jim Brooks, sceneggiatore e produttore di lungo corso dei Simpson che “questa è la peggior vacanza della mia vita, non è tempo di danzare per la strada”. E se gli sceneggiatori piangono, gli studios festeggiano: Disney, Universal e Paramount non hanno cambiato una virgola delle loro celebrazioni natalizie e vengono descritte da Joe Reinkemeyer, sceneggiatore di Law & Order “come il Grinch che ha rubato Natale a tutti”.

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    Descrizione ovviamente respinta dall’Alliance of Motion Picture and Television Producers, che anzi critica gli sceneggiatori: “Sono entrati in sciopero, e decine di migliaia di altre persone che non hanno voce in capitolo nella disputa hanno perso milioni di dollari”, ha spiegato il portavoce dell’AMPTP Jesse Hiestand. “Molti di questi lavoratori non avranno una paga a sei cifre come molti sceneggiatori della WGA, ed è un peccato che le vacanze natalizie siano rovinate dalla decisione degli sceneggiatori di scioperare”. Pamela Elyea, della History for Hire, non punta il dito contro nessuno, preoccupata solo che la sua compagnia sopravviva: ha passato un anno preparandosi allo sciopero, anche in caso che questo continui fino a giugno: Quest’anno niente ospiti né regali, ha detto la Elyea, perché il miglior regalo è che ognuno si tenga il suo lavoro. Il vero significato del Natale è stare bene con la famiglia, la comunità e il tuo paese. Non è questione di cose, ma di persone”.

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