I Cesaroni meno ‘etico’ di Tutti Pazzi Per Amore: parola dell’Avvenire

I Cesaroni meno ‘etico’ di Tutti Pazzi Per Amore: parola dell’Avvenire

L'Avvenire ha lanciato un confronto 'etico' tra le serie family di maggior successo della stagione, I Cesaroni e Tutti Pazzi per Amore, sentenziando che i primi hanno minor senso morale dei secondi

    I Cesaroni e Tutti Pazzi per Amore

    L’Avvenire ha commentato il finale della terza stagione de I Cesaroni mettendo a confronto la serie di Canale 5 con Tutti Pazzi per Amore, successo stagionale di RaiUno che condivide con la famigliona della Garbatella la stessa produzione, la Publispei di Carlo Bixio. Risultato? I Cesaroni sarebbero meno ‘etici’ dei rivali, sia per l’ambigua storia d’amore tra i ‘fratellastri’ Marco ed Eva sia per il minor tasso di ironia espresso dalla scrittura. Rispondono Claudio Amendola e Stefania Rocca.

    Commentando il successo dell’ultima puntata de I Cesaroni (qui i video) l’Avvenire si è lasciato andare a un secco giudizio sui contenuti e sul tono della serie, mettendola a confronto con l’altro esempio fictional di famiglia allargata proposta in questa stagione da RaiUno, ovvero Tutti Pazzi per Amore.

    In quel panorama di ‘famiglia allargata’ che già all’inizio della serie aveva alluso con qualche ambiguità al rapporto fra i fratellastri Marco ed Eva – dice l’Avvenire de I Cesaroni[appare] tutto molto complicato, nel ritratto di società attuale cui l’intonazione tea­trale e ridanciana del racconto offre una facile le­gittimazione: e tutto sottilmente inquietante, nel sovrapporsi di generazioni e di personaggi che del­la vita accolgono ogni suggerimento senza discri­minare, definendo un relativismo che fa di ogni erba un fascio e si astiene da giudizi morali o da con­siderazioni di opportunità“. In altre parole, I Cesaroni si astengono da un giudizio morale e legittimano tutto, grazie a una spruzzata di ‘ridanciana’ superficialità.

    Ben diverso, per l’Avvenire, l’atteggiamento dei protagonisti di Tutti Pazzi per Amoreche ha raccontato una simile storia di fami­glie allargate con analoghe situazioni imbarazzan­ti, ma con il sovrappiù raffinato di un’ironia diver­tita che ha in qualche modo introdotto una valu­tazione etica“, scrive ancora il quotidiano cattolico.

    Entrambe, però, ‘peccano‘ per “la con­fusione generalizzata fra ‘amore’ e ‘amori’, [per] u­na legittimazione degli istinti e delle infatuazioni, [per] una indulgenza costante nei confronti delle sug­gestioni che una volta si chiamavano, con più a­spra chiarezza, tentazioni.

    E se tutti alla fine rido­no e si vogliono bene, perdonandosi a vicenda de­bolezze e insicurezze, questo genere di ritratto del mondo, che tutto consente e tutto assolve, ha un sa­pore asprigno che i sorrisi non cancellano“.

    Insomma il giudizio per entrambe non è proprio assolutorio: tutte e due si presentano ‘lascive’ nel non frenare le tentazioni e nel restituire un quadro ‘cristianamente’ confuso delle leggi della morale. “Si tratta di un giornale palesemente orientato, con una precisa missione, dunque è giusto che rispetti il suo ruolo” risponde al quotidiano Claudio Amendola che procede d’ufficio a una legittima difesa: “Anche I Cesaroni rispettano il proprio [ruolo], che è quello di rispecchiare la società in cui viviamo: basta dare un’occhiata al numero crescente di divorzi e di convivenze, alla formazione sempre più frequente delle cosiddette coppie di fatto, di quelle famiglie dove i figli dell’uno si incontrano e convivono pacificamente con quelli dell’altra… Il segno evidente del cambiamento dei tempi“. E non gli si può dare gran torto: il limite de I Cesaroni, al massimo, è quel di aver confezionato una favoletta fin troppo edulcorata.

    Per Tutti Pazzi per Amore interviene Stefania Rocca, che però sembra cavalcare l’onda dei ‘complimenti’ (con riserva) dell’Avvenire, a nostro avviso eccedendo in ‘santità’: “Tutti pazzi per amore è etico perché ha senso etico chi lo recita. Io, nella parte di una mamma “single” che vive dei profondi sensi di colpa quando deve lasciare i figli a casa per andare a lavoro o perché si è innamorata, sono me stessa: quegli stessi sensi di colpa mi assalgono nella realtà. Nella nostra fiction siamo tutti un po’ folli, ma siamo veri e, in un’epoca come la nostra dove non esiste più etica, è importante che la televisione si faccia carico della moralità, altrimenti finisce tutto in caciara!“.

    Ma noi ci domanidamo ancora cosa ci sia di amorale ne I Cesaroni.

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