I bambini vedono 31.500 spot all’anno

La tv è una buona babysitter?

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    Se ci sono genitori che pensano che la tv sia una buona baby sitter per i bambini, forse dovrebbero leggere i risultati dell’indagine condotta da Telefono Azzurro ed Eurispes, presentata in occasione del ventesimo compleanno dell’associazione fondata da Ernesto Caffo. A rispondere 1.244 bambini fra i 4 e i 12 anni e altrettanti adolescenti.

    Stando ai dati, i bambini sono letteralmente bombardati da spot tv, che vedono per ben 31.500 volte, una media di 90 al giorno. Neanche tanto male se si pensa che i bambini tra i 7 e gli 11 anni trascorrono da una a tre ore ogni giorno davanti alla tv, in percentuali così suddivise: il 26,5% meno di un’ora, l’8,3% da 4 a 5 ore e il 6,6% per più di 5 ore; solo un 10% degli interpellati non guarda la televisione tutti i giorni. Ma che pubblicità vedono i nostri figli? Perlopiù pubblicità di prodotti alimentari, che i bambini (secondo ricerca “In bocca al lupo. La pubblicità e i comportamenti alimentari dei ragazzi”, promossa dalla Coop e condotta dall’università Roma Tre in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia in 11 Paesi, Italia compresa) vedono ogni 5 minuti, per un totale di 32.850 pubblicità all’anno. Gli spot mangerecci rappresentano il 36% del totale, e, come sottolinea Marina D’Amato (ricercatrice e docente all’università di Roma Tre) “nessuno di questi spot, avverte di consumare i prodotti con moderazione”. Il tutto, tra l’altro, in fascia protetta (quella che va dalle 16-19).

    Tornando al sondaggio di Telefono Azzurro, c’è almeno una nota positiva, quella dei programmi preferiti: se è vero che si registra una buona percentuale di risposte positive riguardo ai reality show (43,1%) cartoni animati e film, dominano incontrastati con l’89,1% e il 79% di preferenze. A seguire documentari (57,4%), telefilm (54,6%), programmi di intrattenimento per ragazzi (51,6%), quiz (51,3%), programmi sportivi (50,5%), programmi comici e di satira (50,2%). Lieta sorpresa, i telegiornali e programmi di informazione, seguiti dal 42,3% degli intervistati.