HBO prepara un biopic su Anita Bryant, attivista anti-gay

HBO prepara un biopic su Anita Bryant, attivista anti-gay

HBO prepara un biopic su Anita Bryant, attivista anti-gay

    L’abbiamo intravista nel film “Milk” di Gus Van Sant, ma HBO ha deciso di sviluppare un biopic sul Anita Bryant, ex reginetta di bellezza, cantante, attrice ma soprattutto attivista politica che, guidata dalla sua forte e rigida fede evangelica, guidò una campagna per l’abrogazione della legge che proibiva la discriminazione sessuale, sostenendo che dare diritti agli omosessuali (un pericolo per la società) avrebbe violato i diritti dei cittadini forniti di un minimo di decenza e moralità.

    Al biopic, ancora senza nome, lavoreranno Darren Star, creatore di Sex and the City che qui sarà regista e produttore esecutivo, ma anche Chad Hodge, creatore di Runaway e qui sceneggiatore. Oggi sconosciuta ai più, “Anita Bryant è – parodia di Hodge – una persona affascinante ad ogni livello, la sua vita è incredibile”.

    Non è chiaro quanto l’attrice sarà coinvolta nel progetto – né se lo sarà – ma Hodge ha promesso che parlerà alla Bryant del biopic che – nonostante racconti di fatti avvenuti anni fa e che però sono attuali ancora oggi – avrà comunque un approccio neutro alle tematiche trattate.

    Nata nel 1940 da una famiglia religiosissima dell’Oklahoma, Anita Bryant a 18 anni venne eletta Miss Oklahoma e l’anno successivo si classificò seconda al concorso di bellezza di Miss America; nel 1950 e negli anni ’60 fu una pop-star tra le più celebri (per dare un’idea della sua fama, nel 1969 interpretò l’inno nazionale statunitense alla terza edizione del Super Bowl), mentre dopo essersi sposata e trasferita in Florida cambiò immagine e musica dedicandosi ad LP religiosi.

    Conosciuta quale ‘volto’ della Florida Citrus Commission (per cui cantò in una serie di spot che si concludevano con la ‘tagline’ “Un giorno senza succo d’arancia è come un giorno senza alba”), la Bryant pubblicò anche diversi libri e vinse il sondaggio di donna più ammirata d’America per tre anni consecutivi. Fatale le fu – lo accennavamo all’inizio – l’attivismo politico, che la portò a combattere i diritti degli omosessuali, su tutti un’ordinanza della contea di Miami-Dade che proibiva la discriminazione basata sull’orientamente sessuale.

    Come madre – disse – so che gli omosessuali non possono fare figli, per cui devono reclutare i nostri.

    Non odio gli omosessuali, ma devo proteggere i miei figli dalla loro influenza”: la sua popolarità e la sua fondazione “Save Our Children”, con il sostegno della National Association of Evangelicals, arrivarono in breve tempo a raccogliere oltre 700.000 firme per abrogare la legge.

    Vinta una battaglia, la Bryant si spostò in California per appoggiare il senatore Jason Briggs a favore della Proposition 6, legge che avrebbe permesso agli insegnanti dichiaratamente gay di essere licenziati in base alla loro identità sessuale. Un attivismo spinto che le alienò le simpatie degli attivisti gay ma anche della Florida Citrus Commission, che non le rinnovò il contratto visto che le battaglie della loro icona avevano portato ad un boicottaggio del succo di frutta di cui era volto. Sparita dalle scene dopo diversi tentativi falliti di risollevare la sua carriera, nel 2001 la Bryant ha dichiarato bancarotta; e chissà se questo biopic le ridarà un po’ della celebrità perduta…

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