Guadagni a picco per la CBS, si spera nella pubblicità

Guadagni a picco per la CBS, si spera nella pubblicità

Secondo quanto riporta Variety, nell’ultimo quarto (supponiamo del 2008) la CBS Corp

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    La richiesta fatta dalla CBS Paramount alle star di non chiedere i soliti benefits (non si sa quanto ascoltata e portata avanti)? Non era dettata dall’avarizia ma da ragioni molto più serie.

    Secondo quanto riporta Variety, nell’ultimo quarto (supponiamo del 2008) la CBS Corp. ha perso il 52% dei suoi profitti, ed anche se il calo da 286 a 136 milioni è meno peggio di quanto Wall Street aveva previsto, la crisi è arrivata a toccare anche realtà forti in termini di proventi e ascolti.

    Al momento la CBS Corp. ha ‘solamente’ tagliato i suoi dividendi per conservare la liquidità, e l’amministratore delegato, Leslie Moonves ha spiegato che la performance della compagnia migliorerà nella seconda metà del 2009, anche con la crisi economica.

    Considerato che molti dei guadagni della CBS dipendono dalla pubblicità, c’è da sperare che l’ottimismo di Moonves sia giustificato, dato che solo mantenendo la leadership di network più visto della nazione permetterà di fare la parte del leone nei guadagni pubblicitari.

    Come riportavamo nei giorni scorsi riprendendo un articolo di Entertainment Weekly, la CBS Paramount ha chiesto alle sue star di ‘dimenticarsi’ gli aumenti annuali solitamente previsti nei contratti multi-anno.

    Sotto la mannaia, serie che la CBS si produce in casa, ossia CSI Las Vegas, Miami e New York, NCIS e Numb3rs; al riparo Ghost Whisperer, The Mentalist e Senza Traccia, tutte serie prodotte ‘esternamente’ che non sarebbero al momento in ‘pericolo’; vista la crisi, comunque, non è detto che altri studios seguano le orme della CBS Paramount.

    Come ben evidenziato da corbetz di Tvblog, la crisi (economica in generale e del dollaro in particolare) ha portato alla riduzione degli episodi originariamente previsti e ad un taglio dei costi ‘inutili’ (aspetti, questo, messo in luce anche qui da noi), ma soprattutto lo spostamento delle nuove produzioni in paesi dove i costi sono più bassi.

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