Gregorio Paolini: ‘La Vita in Diretta, un grande lavoro di squadra’ [INTERVISTA]

Gregorio Paolini: ‘La Vita in Diretta, un grande lavoro di squadra’ [INTERVISTA]

Gregorio Paolini, capo progetto de La Vita in Diretta 2014-2015: l'intervista esclusiva a Televisionando

    Paolini

    Gregorio Paolini è il capo progetto de La Vita in Diretta, edizione 2014-2015, condotta da Cristina Parodi e Marco Liorni. A distanza di qualche mese dal debutto, abbiamo chiesto ai protagonisti di stilare un bilancio di questa prima stagione e di raccontarci come si costruisce un programma del daytime, quali novità sono state introdotte, a che punto è la cosiddetta ‘crisi dei talk’ e qual è lo stato di salute della televisione italiana. Cominciamo oggi con l’intervista a Gregorio Paolini.

    E’ il capo progetto de La Vita in Diretta: ci traccia un bilancio di questa prima edizione?

    Siamo riusciti a costruire un rapporto di fiducia tra il pubblico del pomeriggio e una certa tradizione Rai fatta di credibilità, di leggerezza, di eleganza, di rigore. Abbiamo reso chiaro al pubblico che dietro la grande macchina della Rai c’è la serietà e il lavoro di una squadra, senza usare scorciatoie e mezzucci per fare ascolti, e questo il pubblico l’ha riconosciuto.

    La coppia conduttrice de La Vita in Diretta è, stagione dopo stagione, il punto fermo del programma: è questo l’elemento vincente?

    La coppia alla conduzione di Cristina Parodi e Marco Liorni è esattamente quello che noi desideravamo per raggiungere il nostro obiettivo: un approccio solare, un’aria di collaborazione tra loro due, combinando leggerezza e professionalità.

    Quali sono le modifiche più importanti che avete introdotto nella stagione 2014-2015?

    Quello che cerchiamo di fare, anche nelle difficoltà e nei tempi di un lavoro quotidiano, è mettere cura in ogni servizio: una cura formale nella realizzazione dei pezzi e una cura sostanziale nei contenuti, cercando di approfondire gli argomenti e di dare allo spettatore delle informazioni che ancora non ha.

    Qual è il ruolo – e la forza – dei talk show pomeridiani?

    È una televisione quasi radiofonica, che accompagna la giornata dello spettatore. Per uscire da questo schema bisogna cercare ogni volta di non essere banali, di approfondire gli argomenti con servizi che abbiano anche il tratto di piccole inchieste.

    Si parla spesso di crisi dei talk: ci stiamo dirigendo verso una TV meno “urlata”?

    È una domanda che non ci riguarda perché noi non facciamo una tv “urlata”. La tv urlata mi fa venire l’orticaria.

    Quotidianamente vi scontrate con lo zoccolo duro di Mediaset: Barbara D’Urso. Vincerete la sfida degli ascolti?

    La stiamo già vincendo, nonostante la bravura indiscussa di Barbara D’Urso.

    Ha creato e curato decine di programmi, non solo per la Rai, ma anche per Mediaset. Cosa pensa dell’importazione dei format stranieri nella nostra TV?

    Siamo ancora ampiamente in grado di tirare fuori delle idee nuove e di inventare format televisivi, il difficile oggi è riuscire a imporli. Bisogna insistere, insistere, insistere.

    Qual è lo stato di salute attuale della televisione italiana?

    Ha la bronchite, ma è curabile.

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