Grande, grosso e Verdone, di Carlo Verdone

Grande, grosso e Verdone, di Carlo Verdone

La recensione di Grande, grosso e Verdone, di Carlo Verdone

    “Sequel” di “Un sacco bello”, “Bianco, Rosso e Verdone” e “Viaggi di nozze”, richiesto a gran voce dai fan, “Grande, grosso e Verdone” è, come il capitolo precedente, diviso in tre episodi: nel primo Leo si trova alle prese con il funerale della madre; Furio, diventato Callisto, è un professore di Arte dai gusti quantomeno strani che tenta di accasare il figlio; Ivano è diventato Moreno, sempre coatto (ma arricchito) che porta la famiglia in vacanza.

    Quando mai ho visto questo film: la sceneggiatura del trio Verdone/De Bernardi/Plastino è di un triste assoluto, prevedibile, prolissa, inguardabile; al cinema eravamo una quarantina di persone (visto domenica pomeriggio, ndr), e si fosse sentita una risata degna di questo nome. Nel primo episodio capisci già come va a finire dopo i primi tre minuti; il secondo episodio ha un personaggio così odioso ed è così piatto che usciresti dalcinema a farti rimborsare il biglietto; il terzo sarebbe pure carino, peccato che arrivi dopo oltre un’ora di noia mortale: altro che “farci ridere con la comicità verdoniana”: Dio ti ringrazio se alla fine del film la sottoscritta era ancora viva. Dice la Critica (gran parte) che Verdone con questo film voleva non tanto far ridere (missione compiuta), quanto far riflettere (missione fallita): Verdone si limita a fare il suo, raccontandoci belle favolette più o meno a lieto fine (soprattutto l’ultima), senza cattiveria né altro.

    VOTO: 4 – Ennesimo capitolo di operazione nostalgia (Abatantuono, Banfi, etc) che fa sprofondare lo spettatore in 131 minuti di noia (proprio all’aprirsi dell’ultimo episodio, quello più guardabile). Al box office avrà anche fatto il botto, ma quanti spettatori sono rimasti soddisfatti dalla visione? Consigliato (ma a vostro rischio e pericolo) solo ai fan duri e puri di Verdone.

    IL TRAILER DI GRANDE, GROSSO E VERDONE

    378