Grande Fratello 11, i concorrenti: Ferdinando Giordano

Grande Fratello 11, i concorrenti: Ferdinando Giordano

L'Unione Sarda rivela l'identità del figlio del boss della camorra che il 18 ottobre entrerà nella casa del Grande Fratello 11: si tratta di Ferdinando Giordano, 25 anni della provincia di Salerno

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    Ferdinando Giordano, 25 anni di Salerno e di professione commesso, si prepara ad entrare nella casa del Grande Fratello 11, al via domani su Canale 5. E’ lui il già famoso figlio del boss della camorra: a svelare la sua identità L’Unione Sarda di oggi, che è riuscita là dove molti hanno fallito e in barba alla riservatezza degli autori, che ieri nella conferenza stampa di presentazione del reality hanno confermato la presenza del figlio del boss, senza però andare nei particolari.

    Un fardello pesante quello che da sempre accompagna Ferdinando Giordano, 25enne della provincia di Salerno, quello di essere figlio di un boss della camorra, etichetta che il GF 11 ha finito per consacrare sui media italiani. Lui però non ha niente a che fare con l’attività del padre, morto da anni e al quale – come racconta L’Unione Sarda – ha tenuto la mano fino all’ultimo. Va detto che come hanno riferito ieri gli autori in conferenza stampa, Ferdinando ha raccontato senza remore e senza particolari timori i trascorsi famigliari: lui si è costruito una vita diversa, lavorando come commesso in un negozio del centro di Salerno e che può contare solo su un diploma di terza media e sulla sua voglia di andare avanti, senza tradire i suoi valori. A lui la scelta di raccontare la sua storia agli altri concorrenti, un po’ come accadde l’anno scorso con il FtM Gabriele Belli.

    Non appena è giunta la notizia del figlio di un boss al Grande Fratello 11 sono arrivate le prime proteste e le prime polemiche, da pare di chi, però, evidentemente non ha letto attentamente quel che sulla vita del ragazzo era già stato pubblicato. Sul Mattino di ieri, infatti, è apparsa una lettera aperta del presidente dell’Unione industriale di Napoli, Gianni Lettieri, indirizzata al presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri: “La camorra è un fenomeno grave e tragicamente violento che non merita in alcun modo di essere spettacolarizzato e tantomeno di diventare un argomento da reality show” riporta la missiva, che si conclude con l’augurio che il ragazzo si faccia ”portavoce di un messaggio importante e profondo come quello della ferma e netta condanna di ogni attività illecita e criminale”. Quale messaggio più univocamente rivolto in quella direzione che presentarsi all’Italia con la sua storia?

    E si scoprono i dettagli del padre, di Ferdinando, Matteo Giordano, che gestiva una pescheria insieme ad alcuni parenti. Il Corriere del Mezzogiorno ricostruisce le sue vicende giudiziarie: negli anni Ottanta la magistratura saleritana indagava sulle associazioni camorristiche che a Salerno controllavano il traffico di armi e di droga in provincia e individuò Matteo come affiliato del clan Grimaldi. Secondo i pm era amico del boss Lucio o’ vampiro, boss del clan del centro storico.

    Matteo fu messo sotto inchiesta quando in un deposito non intestato a Matteo, ma che gli inquirenti ritenevano fosse in suo possesso, trovarono un fucile, due pistole a matricola abrasa e parecchie munizioni. Da qui l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico, ma dall’inchiesta uscì pulito, con archiviazione del caso. Matteo subì poi un agguato: gli spararono alle spalle, mentre tornava a casa di notte. Non fece mai i nomi dei possibili colpevoli, il che gli costò un’accusa di favoreggiamento personale, accusa anche in questo caso archiviata. Fu poi processato due volte, per detenzione di armi non dichiarate e furti vari: fu condannato ed è rimasto fino alla sua morte , per cancro, un sorvegliato speciale. Da questo profilo forse è eccessivo definirlo un ‘boss della camorra’.

    Vive nella zona orientale di Salerno, da sempre, con la sorella e la mamma Rita Caserta, che ogni mattina si sveglia alle tre per prestare servizio nella società municipalizzata Salerno Pulita. Una famiglia sì modesta, ma prima di definirla ‘camorrista’ a nostro avviso ce ne corre.

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