Governo nuovo, poltrone nuove: Mimun si candida alla direzione di RaiDue a scrutini in corso

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Si sa, il ferro va battuto finché è caldo e Clemente J. Mimun, attuale direttore del Tg5, pare aver fatto suo il classico motto. A poche ore dalla chiusura dei seggi e a scrutini ancora in corso per le amministrative, Mimun, ospite ieri di MattinoCinque, non ha perso l’occasione per autocandidarsi alla direzione di RaiDue. In alto il fuori onda pescato da Striscia la Notizia e trasmesso nella puntata di ieri sera.

In Italia, si sa, il cambio di un governo corrisponde al cambio dei vertici nelle istituzioni di ogni ordine e grado, dagli uffici locali delle Asl alla Televisione di Stato. Grande il fermento, quindi, nel dietro le quinte delle reti Rai per accaparrarsi poltrone e titoli, per avanzare candidature, per perorare la propria causa presso la nuova classe politica. Alla pletora di attrici e starlette in attesa di parte che tempesteranno i telefoni dei nuovi deputati (ricordate il caso Saccà?) si aggiungono esimi direttori di giornali e telegiornali in attesa di qualche salto di qualità.

Il primo a provarci è Clemente J. Mimun, giornalista di lungo corso, direttore del Tg2 dal 1994 al 2002, passato poi al Tg1 fino al 2006 (fino a quando Calderoli non mostrò in diretta tv la sua maglietta con le vignette anti islam che fecero infuriare gli imam di mezzo mondo) e infine al Tg5, che contribuì a fondare nel lontano 1991. Ieri mattina, nella pagina di MattinoCinque dedicata all’analisi del voto politico, Mimun ha esposto al suo vicino di poltrona – fuori onda – il proprio piano di recupero per RaiDue. Vorrebbe “riedificare” la rete e ha già in mente un paio di idee: la sua “linea editoriale” punterebbe tutto sulla notte, “l’ora dei vampiri”, ma alla fine non gli dispiacerebbe “raderla al suolo” per ricostruirla. In più auspicherebbe, come molti altri del resto, un’unificazione tra Rete e Testata giornalistica, magari per assumere così il controllo diretto di RaiDue e Tg2. Mica male il suo piano, per nulla ambizioso si direbbe.

Non crediamo che Antonio Marano, direttore di RaiDue dal 2002 al 2004 e poi riconfermato nell’incarico nel febbraio 2006, sia molto disposto ad un nuovo avvicendamento, tanto più che è uomo della Lega Nord, ormai terzo partito del Paese. Nella logica dello spoil system e della ridistribuzione delle cariche in base ai risultati elettorali, Marano potrebbe andar via solo in cambio della direzione di RaiUno a questo punto.
Ma a proposito di Rai e di elezioni, scommettiamo che tra un po’ si tornerà a parlare della fiction su Federico Barbarossa tanto caldeggiata da Bossi e in stallo da qualche anno? E, perchè no, magari a RaiFiction potrebbe tornare Agostino Saccà

Fonte | Digital Sat

Mer 16/04/2008 da Giorgia Iovane in ,

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Luciana 16 aprile 2008 10:52
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Tutto è possibile in Italia. Siamo abituati a questo tipo di eventi. Chi è al governo, come ha detto Giorgia, decide chi far sedere su alcune poltrone importanti, per garantire la maggioranza politica anche nei media.
Si dovrebbe cambiare, ma è un’utopia. Quando si è all’opposizione si rimarca questa mancanza di democrazia, quando si è al potere si fà di tutto per mantenere lo stato dei fatti.
Trovo giusto il pensiero di Beppe Grillo per le sue proposte di referendum: obblighiamo lo stato ad evitare i finanziamenti alle testate giornalistiche, già questo potrebbe liberare le menti di molti e dare più spazio alle vere notizie. Chissà forse un giorno ci riusciremo.

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Predator87 16 aprile 2008 15:27
Subtract karmaAdd karma

complimenti a Giorgia per l’articolo…bisogna informare le persone sul marcio dell’Italia!!!Il potere dell’informazione controllata è quasi pari al potere assoluto in una civiltà moderna…hanno reso zombie inconsapevoli gli italiani…

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