Gli Stellati a Televisionando: ‘A Pechino Express per mostrare l’altra faccia degli chef’ [INTERVISTA]

Gli Stellati a Televisionando: ‘A Pechino Express per mostrare l’altra faccia degli chef’ [INTERVISTA]

Televisionando intervista Philippe Léveillé e Ciccio Sultano, gli Stellati di Pechino Express 4: perché hanno scelto questo reality, cosa faranno in futuro in tv

    Televisionando intervista gli Stellati, i due chef Philippe Léveillé e Franco ‘Ciccio’ Sultano che hanno partecipato a Pechino Express ‘per mostrare l’altra faccia degli chef’. All’indomani dell’eliminazione degli Stellati dal reality di Rai 2 condotto da Costantino Della Gherdardesca, i due concorrenti si raccontano, tra l’esperienza sul campo e un possibile futuro in tv. Léveillé e Sultano spiegano perché hanno scelto Pechino Express, come è stato viaggiare tra l’Ecuador ed il Perù, qual è stato il rapporto tra di loro e che rapporto hanno avuto con gli altri concorrenti, e cosa si aspettano per il loro futuro lavorativo-televisivo.

    Televisionando: Philippe Léveillé, finora le Sue partecipazioni televisive si erano limitate a programmi come Masterchef e The Chef, trasmissioni attinenti con il Suo mestiere. Perché la decisione di partecipare a Pechino Express, oltre all’intenzione già espressa di ‘rimettersi in contatto’ con il Suo Peter Pan interiore?

    Philippe Léveillé: Una persona è sempre Peter Pan, anche a 53 anni, a me piace essere in contatto con i ragazzi, sono circondato da giovani di 25-26 anni e mi piace stare in contatto con quell’età. La scelta di Pechino è stata fatta per far vedere alla gente che anche uno chef può sporcarsi le mani: le persone ci vedono come delle superstar che tutti i giorni mangiano caviale e bevono champagne e che hanno tanti soldi, e siamo in cucina. Invece uno chef può dormire per terra, mangiare cose semplici, si veste come gli altri, fa tutto come tutti e lavora tanto. L’idea era quella di passare dal blasonato, da Masterchef dove tutto è bello, a Pechino, dove tutto è diverso: Pechino è stato un grande divertimento e c’era un grande rispetto per le popolazioni coinvolte.

    Televisionando: Franco Sultano, le Sue esperienze televisive finora erano limitate a qualche ‘pillola’ in programmi nazionali. Perché la scelta di Pechino Express?

    Ciccio Sultano: Il viaggio e l’avventura incuriosiscono chiunque, così come la condivisione di posti incantevoli: quando Philippe mi ha chiamato per propormi questa esperienza non ho fatto altro che dire di sì. Non ho avuto nessuna esitazione.

    Televisionando: Sfortunatamente la partecipazione al reality di Rai 2 è durata poco, ma come avete vissuto questa esperienza nuova per entrambi? E come è stato il Vostro rapporto? Ci sono retroscena di Pechino Express che non abbiamo visto in tv e che vorreste raccontarci?

    Philippe Léveillé: In diciotto giorni di viaggio abbiamo vissuto con Ciccio dei momenti bellissimi, volevo vivere questo: mi aspettavo un viaggio movimentato e ho avuto di più, un viaggio reale in cui nessuno degli autori ti dice fai questo o fai quello…. e forse delle volte sarebbe meglio se ti consigliassero, perché uno fa figure allucinanti. Quello che avete visto è Philippe Léveillé (e lo potete conoscere meglio anche grazie al libro ‘La mia vita al burro’, autobiografia della mia vita da zero a cinquantatre anni), quello che avete visto è Ciccio Sultano, un siciliano e un bretone in giro per il mondo. Retroscena sul programma? Avete visto tutto, sicuramente mettere otto coppie completamente diverse insieme ci sono tensioni e mi sembra più che normale, ma sono tensioni che sono rimaste nella giusta educazione.

    Ciccio Sultano: Quattro puntate su dieci sono più che sufficienti per un viaggio in cui ci sono persone diverse l’una dall’altra e coppie che si intrecciano; ci sono delle gare e la fatidica busta nera che ha salvato alcuni e che per noi è stata fatale. Sicuramente ci sono state delle ore di viaggio, in cui la gente ci ha dato da mangiare e bere… non tutto poteva finire in tv, una puntata sarebbe durata venti ore, ma quelli sono momenti toccanti, hai rapporti con il paesaggio e la natura, c’è un energia giusta che ti invade in momenti anche non dei migliori, quando ad esempio l’aspetto igienico non è il massimo. Momenti di screzi con altri concorrenti sono stati mostrati con gli Espatriati o quando ci hanno messo a tre… il bello di Pechino Express è che ad un certo punto il gioco di travolge, siete convinti come coppia di avere un’armonia nel modo di muovervi in sinconia, e poi ti ritrovi con altri e devi rimodulare il modo di fare e di essere. Per il resto, siamo tutti abbbastanza adulti per avere una metrica comportamentale mirata. Il mio rapporto con Philippe? Credo che durante Pechino Express sia emerso che non c’è bretone o siciliano, francese o italiano, ma due esseri umani che hanno un determinato livlelo di maturità e che si incontrano e si godono la vita: per noi è stata una vacanza, un momento di stacco, se si pensa che fare il cuoco come lo facciamo noi significa stare in trincea e fronteggiare gli imprevisti. Una delle lezioni che mi ha dato uno dei miei maestri quando lavoravo al bar è stata, hai tre metri di tempo per capire chi sta entrando, questa è una massima che uno attua anche nella vita per capire con chi ha a che fare.

    Televisionando: Pechino Express Vi ha permesso di mostrare un lato diverso dello chef, ma Vi fatto anche venire voglia di provare altri programmi extra-culinari? Valuterete future proposte televisive, più o meno attinenti con il Vostro lavoro?

    Philippe Léveillé: Mi piacerebbe molto essere chiamato a Sanremo 2016, ho pochissime possibilità ma io ci credo: hanno visto il mio talento di cantante e mi aspetto che mi chiamino (ride). Per ospite uno deve essere un super-ospite, io mi aspetto che mi chiamino da cantante e ovviamente di vincere. Canterò in italo-francese, con una r moscia come la mia sicuramente vincerò.

    Ciccio Sultano: Sinceramente non ci ho pensato, se capita e se quello che mi propongono è un prodotto televisivo che dà dignità, che propone – un po’ come Pechino Express – una televisione simpatica e bella direi di nuovo di sì. Ma dire che lo sto organizzando, no

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