Gli sceneggiatori Usa spiegano il (loro) successo ai colleghi europei. L’Italia c’era?

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    A lezione di successo dagli sceneggiatori americani: considerato il proliferare di produzioni miste Europa/America, si è svolto nei giorni scorsi in Germania un incontro in cui alcuni dei principali sceneggiatori americani – James Manos Jr. (Dexter), Simon Mirren (Criminal Minds), Frank Spotniz (The X-Files) e Klaus Zimmerman (Borgia) – hanno insegnato ai colleghi come rendere accattivamente un prodotto per un’audience non più locale ma globale.

    Eliminare le parti languide della storia proprie delle produzioni locali, partire già da un livello alto e alzare la posta in gioco, rendere l’azione più veloce‘: sono questi i consigli che l’ex Criminal Minds Simon Mirren ha dato ai colleghi europei presenti al workshop organizzato dal tedesco Erich Pommer Institute, una sorta di master class alla quale hanno partecipato anche James Manos Jr. (Dexter), Frank Spotniz (The X-Files) e Klaus Zimmerman (Borgia).

    A volte servono anche le botte di ****, nel caso della serie Lilyhammer – grande successo in Norvegia, comprata per l’America da Netflix che ha assicurato anche risorse finanziarie per la produzione della seconda stagione – gli autori (e moglie e marito) norvegesi Anne Bjornstad e Eilif Skodvin hanno proposto l’idea a Steven Van Zandt che non solo ha accettato di interpretare il ruolo del protagonista (un ex boss americano che la protezione testimoni spedisce in Europa) ma è voluto anche diventare produttore e ha proposto la vendita del prodotto all’estero.

    Rimane comunque il fatto che mentre – nonostante le mille legislazioni diverse tra un paese europeo e l’altro che fanno diventare ricchi solo gli avvocati, per dirla con le parole di Zimmerman – aumentano le co-produzioni miste Europea Usa (The Tudors, The Borgias, Episodes, Pillars of the Eart e The Killing), non sono poi molte – e con la parziale esclusione di alcuni show inglesi, diremmo anche nessuna – le serie europee che sfondano in America.

    Colpa di un modo di pensare diverso, non solo nel concepimento degli show (vedi consigli di Mirren) ma anche nella loro produzione: a rivelare le differenze è stato Frank Spotniz, che ha sottolineato come nelle produzioni europee non ci sia uno showrunner, termine che solitamente su Televisionando diamo per scontato, ma che secondo Wikipedia sono coloro che ‘assumono e licenziano sceneggiatori e membri della troupe, sviluppano la trama, scrivono copioni, assegnano le parti agli attori, si occupano del budget e gestiscono le interferenze tra lo studio ed i capi dell’emittente‘.

    Insomma, se lo showrunner America questa è una figura potentissima, in Europa un suo equivalente non c’è né esiste una ‘stanza degli sceneggiatori’, in cui diverse persone collaborano alla struttura del copione, una cosa che viene considerata da ‘soap di quart’ordine in Europa’. Considerato cosa tirano fuori in America e quale sia la qualità di certe fiction italiane, forse è il caso di assumere uno showrunner e affittare una stanza per gli sceneggiatori?