Gli ascolti negli Usa: cos’è il rating, le differenze tra reti broadcast e via cavo

Guida (quasi completa) agli ascolti Usa: cos'è il rating e lo share, quali sono le differenze tra le reti broadcast e quelle cable, come vengono calcolati gli ascolti

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    Qualità più che quantità, comunque importante: potrebbe essere questo, grossomodo, il ‘claim’ con cui descrivere il metodo di rilevazione degli ascolti negli Stati Uniti, un ‘mondo’ complesso fatto di differenziazioni tra reti broadcast e via cavo (a loro volta suddivise in cable vere e propria e basic cable, ossia non a pagamento) ma anche tra rating e share e tra ascolti live e spalmati sui sette giorni, magari anche considerando i dvr e gli ascolti su internet. Ma come funzionano le cose? In maniera sintetica e forse poco esaustiva, ecco (quasi) tutto quello che vorreste sapere… in alto il video dell’agenzia Jess3, un team di creativi che ha provato a spiegare come funzionano gli ascolti ai telespettatori americani. Un modo come un altro per entrare nello spirito di WIDG e per dare il via al nostro ciclo di approfondimenti sulle modalità di rilevazione degli ascolti in Europa e nel mondo.

    Anche quello americano è ‘un sistema tv che ha nei numeri il principale (o meglio, unico) metro di giudizio’, per dirla con le parole con cui abbiamo lanciato WIDG – La Tv che Vorrei, ma contrariamente a quello italiano il panorama americano è molto più ‘sfaccettato’ del nostro – anche se non esente da critiche, visto che su oltre 110.000.000 di famiglie che possiedono un apparecchio tv, i rilevatori Auditel (che da loro si chiama Nielsen, società specializzata proprio nel valutare gli ascolti) non superano le diecimila unità.

    Laddove da noi (semplificando) sembra contare solo/quasi l’ascolto puro e lo share, a prescindere dalle fasce di ascolto, in America sono invece importantissimi anche i rating, primo su tutti quello nella fascia uomini/donne 18-49, quella più amata dai pubblicitari perché (pare) con maggiori capacità di spesa e più voglia di spendere: in realtà, come spiega TV by the numbers, la voglia degli inserzionisti è quella di trovare programmi che raggiungano un pubblico più giovane considerato che già gli adulti, soprattutto over 60, passano giornate intere davanti alla tv, e che attrarre un pubblico giovane influenza anche la spesa del resto della famiglia. Ma cos’è esattamente il rating?

    Cos’è il rating?

    Laddove lo share è la percentuale di famiglie (household) sintonizzata su un determinato programma, calcolata sul totale di famiglie con la televisione accesa in quel momento (e non sul totale di famiglie americane) il rating è la percentuale di ascolti calcolata a seconda di determinate fasce: calcolando quanti sono gli americani di ogni fascia, Nielsen attribuisce ad ogni punto di rating l’1% del totale, il che significa che se nel 2011 c’erano 131 milioni e rotti di americani nella fascia adulti 18-49, ogni punto di rating corrispondeva a 1.315 telespettatori in quella fascia. Nel 2012, come riporta TV by the numbers (immagine sopra), ci sono 114.7 milioni di famiglie che hanno una televisione, che comprendono 127.86 milioni di adulti nella fascia 18-49, quindi ogni punto di rating vale 1.279 milioni di persone.

    Se il rating più conosciuto e decisivo è quello degli adulti tra i 18 e i 49 anni, realtà i rating sono diversi (ci sono anche le donne 18-49, quelle tra i 18 e i 34 anni, gli uomini tra i 18-49 anni e quelli tra i 18-34 anni; un’altra fascia è quella tra i 25 e i 54 …e così via; come possibile vedere dalla tabella sopra, c’è anche una fascia 2-11 anni), ma la fascia adulti 18-49 è quella che determina il fallimento e il successo di un programma, e che spiega anche come mai, a parità di ascolti, la pubblicità viene venduta a prezzi maggiori o perché una serie viene cancellata/rinnovata. Qualche anno fa, ad esempio, Dancing With The Stars e American Idol avevano gli stessi ascolti (sui 15/20 milioni per puntata), ma poiché il pubblico di American Idol era più giovane, gli spot costavano se andavano in onda sul programma trasmesso da FOX.

    Che il dato adulti 18-49 sia sovrano non è ovviamente non è sempre vero, ad esempio CBS – una rete che trasmette quasi solo procedurali e show rivolti al pubblico maschile – guarda molto questo dato, mentre ABC – che offre invece serie molto più gradite al pubblico femminile – terrà conto del dato adulti 18-49, ma anche di quello delle donne 18-34, e CW, che trasmette principalmente teen drama, si concentrerà anche su fasce di pubblico più giovane.

    In generale, dipende anche dal tipo di programmi che si trasmette – una rete sportiva non guarderà molto ai bassi indici di gradimento femminile – anche se negli ultimi tempi le grandi reti (così come le piccole) stanno tentando di ‘valicare’ il loro pubblico solito: è il caso di The Good Wife (uno dei pochi show di CBS che piace moltissimo anche alle donne), di alcuni pilot ABC che vanno in cerca anche di un pubblico più maschio e, per citare un esempio delle tv via cavo, delle comedy ordinate da Usa Network, rete nota per il suo ‘attaccamento’ ai procedurali.

    Le reti broadcast e quelle via cavo

    E a proposito di reti, un’altra differenza tra il panorama americano e quello italiano è la differenziazione tra broadcast network (ABC, CBS, NBC, FOX e CW) e i canali via cavo, la maggior parte dei quali accessibili solo dietro pagamento di un abbonamento (è il caso, ad esempio, di HBO; MTV è invece una basic cable, cioè una tv via cavo che però si mantiene vendendo pubblicità).

    Come riportava Tv Blog in un ottimo articolo scritto tempo fa, nella stagione 1985-86 il dato aggregato dei network via cavo raramente eccedeva una rating del 5%, in un periodo in cui ABC, CBS e NBC in media toccavano una rating di rete del 15% circa. Oggi la rating aggregata delle reti via cavo [in molti casi ‘diretta espressione’ dei grandi broadcast – si veda ABC Family, FX, Showtime (CBS) e Usa Network (NBC Universal)] è pari al 30% mentre ciascuna delle reti generaliste è pari al 6% e – aggiungiamo noi a due anni di distanza – non mancano casi in cui, si vedano ad esempio i numeri record di The Walking Dead, spesso i prodotti trasmessi sulle tv via cavo superano gli ascolti di quelli trasmessi sulle reti broadcast.

    Gli ascolti: oltre al dato live, c’è di più…

    Ultima, importante differenza, è che gli ascolti americani vengono (anche) calcolati spalmati su base settimanale e tenendo conto anche delle registrazioni o delle visioni sul web (sui siti ufficiali o di streaming come Netflix): soprattutto per le reti broadcast il dato principe rimane ovviamente quello degli ascolti live (ma Fringe, tanto per citare un caso famoso, è riuscito ad arrivare alla quarta stagione anche per i suoi buoni ascolti in differita), ma le tv via cavo si basano molto anche sui dati delle visioni posticipate (live+7, ossia l’ascolto live più quello registrato nei giorni successivi, con le repliche) ma anche quello dei ‘canali’ alternativi, ad esempio le visioni in streaming o quante persone hanno registrato le puntate. Quello americano, insomma, è proprio tutto un altro mondo, da cui (almeno per certi aspetti) la rilevazione italiana avrebbe tutto da imparare…

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