Glee, dubbi sull’Emmy; in arrivo valanghe di gadget

Glee, dubbi sulla nomination agli Emmy; in arrivo valanghe di gadget, dai libri ai videogiochi

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    Dopo la fine della prima stagione di Glee (in alto la versione della serie di Over The Rainbow) preparetevi all’invasione di tutto il merchandising della serie, tra videogiochi, biglietti d’auguri, magliette, cappellini, penne, notebook, karaoke, giochi da tavolo, puzzle e pure un libro; non ci credete? Il rischio di trasformare la serie Glee in un fenomeno da baraccone è tanto, ma pur di monetizzare il successo dello show non si guarda in faccia a nessuno.

    Il merchandising permetterà ai fan di continuare ad esprimere se stessi nei modi che sono l’essenza di Glee“, secondo il comunicato stampa, e nell’attesa di vedere se il successo di quest’anno sarà ripetuto l’anno prossimo (in molti pensano che tutto questo ambaradan, guest star a raffica, etc etc, non faranno granché bene alla serie), se vi manca Glee ad agosto arriverà il primo cinque libri autorizzati dedicati a Glee, che si intitolerà The Beginning e sarà un prequel scritto in collaborazione tra la Little Brown Books for Young Readers ed il team creativo della serie.

    Tornando alla serie vera e propria, Glee si candiderà sicuramente agli Emmy ma in quale categoria? Nonostante tratti temi seri come omofobia e gravidanze giovanili, pare che la serie possa seguire le orme di Desperate Housewives ed Ugly Betty (candidate negli anni passati in Outstanding Comedy), con un precedente considerato importante, quello di Ally McBeal che undici anni fa vinse nella categoria comedy nonostante non fosse propriamente comedy.

    Va detto che a parte rari casi (come quello di Ally McBeal), la categoria comedy onora gli show puramente di intrattenimento (30 Rock e similari, per capirci), mentre Glee alterna alle risate anche momenti seri e struggenti: secondo uno sceneggiatore, però, “per tutto l’anno abbiamo cercato di inserire quante più risate possibile, cosa che i dramedy non fanno“. Non che tutti abbiano apprezzato, un altro sceneggiatore (non di Glee) intervistato dalla rivista EW dice di aver visto la serie un paio di volte, “ma non mi ha mai fatto veramente ridere come una serie comica dovrebbe fare“.

    Detto che se pensiamo a The Wire, Glee non è neanche una serie drammatica, dai piani alti degli Emmy si dicono consapevoli del problema ma non vogliono creare una nuova categoria per Glee, perché si finirebbe per sminuire l’importanza delle altre; l’idea dei produttori sarebbe quella di mandare non tutta la serie, ma un paio di episodi, nello specifico il pilota e quello Madonna-centrico, considerati più comedy.

    E poi, chi l’ha detto che Moden Family e 30 Rock sono solo sitcom? “Ogni volta che guardo quelle due serie mi commuovo – ha detto Ryan Murphy – sono show che hanno un grande cuore e che riescono a far ridere e commuovere. Anche se dura un’ora, non significa che Glee non sia divertente“.