Giuseppe Tantillo a Televisionando: ‘Io, da Romanzo Siciliano alle Donne di Camilleri’ [INTERVISTA]

Giuseppe Tantillo a Televisionando: ‘Io, da Romanzo Siciliano alle Donne di Camilleri’ [INTERVISTA]

L'attore interpreta l'agente Azzarello nella fiction di Canale 5 e Filippo, promesso sposo tradito da Beatrice, nella mini-serie di RAI 1

    Giuseppe Tantillo a Televisionando: ‘Io, da Romanzo Siciliano alle Donne di Camilleri’ [INTERVISTA]

    Nato a Palermo il 22 gennaio 1990, Giuseppe Tantillo è un giovane attore che il pubblico TV della fiction RAI e Mediaset ha imparato a conoscere, soprattutto nell’ultimo periodo, in serie come Romanzo Siciliano, su Canale 5, o Donne, i corti di Andrea Camilleri in onda su RAI 1, dove interpreta rispettivamente i personaggi dell’agente Azzarello e di Filippo, il futuro sposo di Beatrice, tradito prima delle nozze. In questa intervista rilasciata a Televisionando, Tantillo parla anche del suo rapporto con i set cine-televisivi, delle fiction in TV e ricorda a se stesso, prima che agli altri, la grande passione che ha per il teatro.

    Del resto, quando lo abbiamo sentito al telefono, per realizzare l’intervista, Giuseppe Tantillo ha affermato di essere di ritorno da Venezia, per un progetto di cui, però, ‘non si può ancora parlare’, ci ha detto, e, più in generale, di aver rimesso piede a Roma dopo qualche giorno di vacanza.

    Di seguito l’intervista integrale all’attore Giuseppe Tantillo

    giuseppe tantillo attore

    Il 6 settembre 2016, ti abbiamo visto in ‘Donne’, i corti di Camilleri in onda su RAI 1, nella storia di Beatrice, in cui interpreti il personaggio di Filippo. Qual è il punto di vista di un uomo e degli uomini che raccontano le donne del passato?

    Il punto di vista è abbastanza nostalgico: Camilleri racconta le donne del passato che lo hanno cambiato, lasciato qualcosa, aiutato nella sua educazione sentimentale. Camilleri riesce a raccontare l’unicità e anche, forse, la superiorità dell’essere femminile. E’ un omaggio, un regalo alle donne.

    Invece, qual è il tuo punto di vista da attore uomo? Come fa un attore a ‘staccarsi’ dalla sua concezione contemporanea di donna in un corto ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale?

    Sono racconti talmente moderni che il punto di vista maschile non è poi così diverso da quello di oggi. Quando una cosa è scritta bene, i sentimenti sono universali, altrimenti Shakespeare non potrebbe essere messo più in scena: è talmente lontano nel tempo che sarebbe impossibile! Non tiro acqua al mio mulino, ma è meno difficile di quello che sembra: quando l’attore ha la fortuna di interpretare una scrittura sapiente è molto facilitato.

    Che significato ha concentrare un prodotto del genere in così poco tempo in TV?

    E’ un’idea molto coraggiosa, perché si stacca dalla classica prima serata all’italiana. Siamo abituati alle grandi reti generaliste che, subito dopo il telegiornale e il pre-serale popolare, mettono in onda delle serie, delle fiction che dovrebbero avvicinare tutti. Bisogna andare un po’ oltre questo tipo di ragionamento. All’estero è già diverso: esistono vari prodotti di diverse durate e ogni serie trova un proprio target di persone, senza preoccuparsi di mettere insieme tutti. Ormai con la diversificazione dei mass-media e Internet, si deve cercare il proprio pubblico attraverso il messaggio che si vuole mandare, e non cercare di ammassare un pubblico che non legge, che non vede e non può apprezzare le stesse cose. Credo sia un primo passo molto coraggioso ed è un bene che ci sia un format diverso dai soliti.

    Altra questione. A fine episodio, non si rischia di restare con l’amaro in bocca?

    Fa parte del gioco. Quando qualcosa è diverso e non è riconosciuto, bisogna abituarsi ad accettarlo. Sicuramente a un pubblico abituato a una fiction da un’ora e mezzo, o a Montalbano, per rimanere in tema Camilleri, può sembrare un coito interrotto. In realtà è un modo per educare lo spettatore a godere di tempi diversi, che non sono sempre gli stessi. Il mondo va avanti e la Televisione non può ignorarlo.

    Qual è stato il tuo rapporto lavorativo sul set con l’attrice Miriam Dalmazio?

    E’ stata una lavorazione molto piacevole. Il regista Emanuele Imbucci ha creato un set molto sereno in cui era possibile esprimere il proprio punto di vista, essere creativi, proporre delle cose. Stessa cosa per gli altri attori: sono persone molto carine, con cui si lavora bene, ci si diverte, si ride fuori dal set, ma super professionali nel lavoro. Sono persone con cui spero di ri-lavorare in futuro.

    E invece qual è il rapporto di Filippo con la protagonista Beatrice?

    E’ un rapporto di amore vero. Filippo ama Beatrice e Beatrice ama Filippo. Il fatto che lei, prima di sposarlo, decida di fare l’amore con Andrea, che è amico di entrambi, non toglie niente all’amore tra Filippo e Beatrice.

    Filippo sa, ma fa finta di non vedere? O Filippo non sa?

    No, Filippo non sa e non saprà mai, ed è giusto così, c’è un’assoluta inconsapevolezza. Se dovessi immaginare Filippo da anziano, da adulto, e dovesse venire a sapere questa cosa, credo che non se la prenderebbe più di tanto, perché se ha passato una vita felice, di amore con Beatrice, non può imputarle i momenti in cui lei ha sentito il bisogno di dare per una volta il proprio amore a un amico. Nella fiction è stato inconsapevole? Se dovessimo immaginarlo “dopo”, credo si farebbe una grossa risata!

    Giuseppe Tantillo in Donne

    A proposito di Donne, anche a Mediaset, con Romanzo Siciliano, hai conquistato un po’ di pubblico femminile. In quale fiction ti rivedremo?

    Nuovi progetti in questo momenti non ce ne sono. Ho fatto un po’ di scelte, anche di rifiuto. Mi piacerebbe dare qualcosa di nuovo, raccontare una storia o un personaggio che non ho ancora raccontato.

    Non sono uno di quegli attori che vuole sempre stare in scena pur di starci. Anche se questa cosa in un sistema italiano è abbastanza anti-storica, preferisco ancora scegliere.

    A Mediaset ti abbiamo anche visto nella fiction Il Bosco. Che tu sappia, tornerà?

    Non ho notizie di un ritorno, per cui credo proprio che non sia prevista una seconda serie, non lo era già in scrittura. Magari poi decidono di farla, però nessuno di noi aveva firmato un’opzione, se è quello che intendi.

    Nel periodo estivo ti abbiamo pure apprezzato su Canale 5 nella fiction Romanzo Siciliano. Ricordi sicuramente che una puntata si è “scontrata” con Cose Nostre, un programma in onda su RAI 1 che parla di mafia. Cosa ne pensi di questa scelta?

    Chiaramente RAI e Mediaset sono due reti concorrenti. Per essere dalla parte del pubblico, sarebbe opportuno cercare di non accavallare delle cose contenenti lo stesso argomento.

    Parlare di mafia in TV, la stessa sera, ma con due generi diversi. Che differenza c’è?

    La fiction si ispira a fatti verosimili, che abbiamo letto anche sui giornali, però è una storia completamente di fantasia. Per una serie è importante che siano buoni la drammaturgia, il prodotto. Molto spesso la gente dice: “le cose non sono andate esattamente così”; però credo che certe volte in Italia ci sia un po’ un equivoco sul termine TV pedagogica. Educare qualcuno vuol dire fargli vedere qualcosa di bello.

    Il 7 e l’8 settembre 2016 su Canale 5 sbarcano Ferilli ‘sindaco’ in Rimbocchiamoci le maniche e Squadra Antimafia 8 con l’innesto di Fantastichini e Berruti nel cast, in due per sostituire Calcaterra (Bocci). Che ne pensi?

    E’ un periodo pericoloso per diventare sindaci (ride, ndr). Dovrei darti delle risposte personali che magari sarebbero anche opinabili. Anche per un fatto di deontologia, educazione e rispetto nei confronti dei colleghi, non dico niente perché non so di che prodotto si tratta. Squadra Antimafia è un prodotto popolare che ha avuto successo in tanti anni e, come in tutto il mondo, finché funziona si va avanti. Ci sono degli attori che si stancano di farlo perché hanno bisogno di altri stimoli, e allora si cambia. Finché il pubblico segue si va avanti, quando il pubblico si stanca, perché la cosa è troppo snaturata rispetto all’inizio, allora non lo segue più. E’ più una regola di mercato.

    In Romanzo Siciliano sei l’agente scelto Bruno Azzarello, esperto di informatica. Di recente, sul tuo profilo Facebook, a proposito di Mentana in onda per raccontare il terremoto, hai detto: ‘Non c’è bisogno di essere cafoni per essere cool’. Cosa volevi dire?

    Stimo Mentana, uno dei migliori giornalisti italiani che, anche su Facebook, riesce ad essere uno dei più chiari. Metto molta ironia nei miei post e mi era dispiaciuto per la signorina che si trovava inviata… nulla di più che una battuta.

    Sembri un personaggio ironico e spigliato, c’è un programma TV che ti piacerebbe fare o un progetto su cui ti piacerebbe investire?

    Credo che ognuno debba fare il proprio lavoro. Credo poco in troppi trasformismi, a me piace recitare e scrivere. Non mi ci vedrei in una veste in televisione che sia diversa da quella dell’attore.

    Di recente un attore di Gomorra, Fabio De Caro (Malammore) è stato ospite a La Vita in Diretta e ha espresso opinioni sulla proposta di abbattere le Vele a Scampia. Che ne pensi di quest’uso della figura dell’attore in TV?

    Se ti invitano una volta a “Otto e mezzo” e ti chiedono un’opinione nell’ambito del tuo lavoro, io rispondo, anche se mi chiedono un’opinione politica. Dal punto di vista dell’attore, se si tratta di un argomento che l’attore conosce bene, e si sente di dare un giudizio o un’opinione, è giusto che lo faccia. In ogni caso l’attore è un personaggio pubblico: se gli viene chiesta un’opinione ed è competente a dare una risposta, non sono assolutamente contrario.

    C’è qualcosa che avresti voluto dir​e in questa intervista e che però non ti ho chiesto?

    Quest’anno farò ancora teatro, sia riprendendo lo spettacolo di Giampiero Rappa, ‘Nessun Luogo è lontano’, sia mettendo in scena un mio nuovo testo, che si chiama ‘Senza Glutine’, che debutterà ad aprile a Roma, andrà allo Stabile di Messina e poi farò la tournée l’anno prossimo. Lavorare in teatro, sia come drammaturgo, sia come attore, è una delle cose che mi arricchisce di più e credo mi dia tantissimo anche in contesti cine-televisivi dove si richiede una certa velocità.

    Tantillo, Romanzo Siciliano

    1823

     
     
     
     
     
     
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