Giovanni Vernia conduttore di Zelig 2014 con Cristiana Capotondi: l’intervista

Giovanni Vernia conduttore di Zelig 2014 con Cristiana Capotondi: l’intervista

Giovanni Vernia conduttore di Zelig 2014 con Cristiana Capotondi: intervista esclusiva a Televisionando

    Qualche giorno fa ci siamo occupati di Giovanni Vernia alias Gianroberto Casaleggio alle prese con uno sketch satirico sulla falsariga de Il silenzio degli innocenti. Questa sera, giovedì 4 dicembre, alle 21.10 su Canale 5, Vernia tornerà sul palco di Zelig 2014, non nei panni di comico, bensì in quelli di conduttore insieme all’attrice Cristiana Capotondi. Abbiamo voluto intervistare Giovanni Vernia per farci raccontare di questa nuova esperienza nel ruolo di ‘capocomico’ e del suo debutto nella satira politica, che avevamo pronosticato. Dopo il salto, l’intervista integrale.

    Partiamo dalla tua conduzione a Zelig: parlaci di questa esperienza.

    Per uno che è nato a Zelig come comico e viene poi promosso a fare il conduttore è un grande onore. E’ stata una bella esperienza, mi sono misurato con una cosa importante: da essere spalleggiato sono diventato lo spalleggiatore dei comici, quindi avevo ben chiara quale fossa la responsabilità perché l’avevo già vissuta sulla mia pelle.

    In un certo senso hai raccolto l’eredità di Bisio

    Sì, infatti, spesso portavo in scena la cartellina perché so cosa si gioca il comico in quei cinque minuti, volevo essere il più possibile a sua disposizione: il conduttore di Zelig deve esere al servizio dei comici, non deve avere manie di protagonismo, deve essere una persona che si mette al servizio dei comici perché lo show è uno show dei comici.

    Ci stai dicendo che l’impatto emotivo è stato inferiore? Le gambe tremavano meno?

    Sì, a me sì. Stare due ore sul palco per me è una gioia, sento meno la tensione, soprattutto col pubblico davanti, per me è una goduria! Probabilmente ero meno teso adesso che quando vado a giocarmi tutto in cinque minuti, lì non puoi proprio sbagliare. L’unica difficoltà è stata quella di non poter fare più di tanto. Ho molte velleità artistiche e un ruolo del genere a volte mi stava un po’ stretto, a volte facevo fatica a trattenermi e ogni tanto questa voglia di divertire la gente è uscita fuori, però il lavoro grosso che ho sempre fatto è stato di mettermi a disposizione del comico, di innalzare il comico, non ero io il protagonista: anche se sei sempre in scena e banalmente sembra che il protagonista sei tu, in realtà il protagonista non sei tu.

    Sei tornato sul palco di Zelig interpretando alcuni cavalli di battaglia (vedi Fabrizio Corona), ma anche nei panni di te stesso: vuoi smarcarti dai tuoi personaggi?

    Non voglio smarcami perché i personaggi che faccio li adoro tutti, Jonny Groove soprattutto perché mi ha dato la poplarità, però non voglio essere Jonny Groove, non voglio essere Mika, non voglio essere Jovanotti o Fabrizio Corona: io voglio essere Giovanni Vernia! Il lavoro di costruzione che sto facendo è questo, la conduzione è uno dei tasselli, un altro ramo del personaggio Giovanni Vernia che canta, che monologa che fa la parodia di un personaggio controverso o di satira politica; mi piacerebbe far vedere tante sfaccettature di me e quindi non rinnego nulla, però voglio essere Giovanni Vernia.


    Tempo fa avevamo previsto il tuo debutto nella satira e avevamo ragione: sei soddisfatto? Vuoi essere il nuovo Maurizio Crozza?

    Voglio essere Giovanni Vernia. Crozza è un grandissimo artista che stimo, però è molto focalizzato sulla satira politica; io non mi sento portato per fare solo quel tipo di comicità, mi sento più portato per una comicità più pop e anche i miei monologhi lo sono. Lo stesso Casaleggio è satira politica, però fatta in modo pop, è una cosa che magari anche chi non segue tanto la politica si diverte perché vede una rappresentazione in chiave pop de ‘Il silenzio degli innocenti’ o di ‘Pierino contro tutti’. E’ stato un caso che abbia fatto satira politica perché mi ha attirato Casaleggio come personaggio da declinare, però, in chiave pop, non per fare satira politica.

    In Casalecter utilizzi la colonna sonora di ‘Pierino contro tutti’: perché questa scelta?

    Sono un grande fan del cinema ‘trash’ (ma per me sono capolavori) degli anni ’70 e ’80, per me sono film bellissimi, conosco a memoria tutta la filmografia italiana di Alvaro Vitali e Lino Banfi, così come conosco a memoria tutte le colonne sonore perché ho molto orecchio musicale e me le ricordo tutte; nel momento in cui abbiamo scritto lo sketch, abbiamo pensato: ‘La musica di Pierino la ricolleghi subito ad Alvaro Vitali e aveva una propria valenza comica, se la leghi al fatto che Casalecter tratta Grillo come una pezza da piedi…’ e così l’abbiamo inserita.


    Indosserai i panni di altri politici?

    Dipende da quello che combinano: se mi attira qualcosa, potrebbe arrivare un nuovo personaggio; in realtà, ce n’è uno che mi piace, è un giornalista che lavora tanto nell’ambito politico. Adesso, però, sto pensando alla seconda puntata di Casalecter.


    Da diverso tempo si parla di crisi della comicità: qual è lo stato attuale della comicità in Italia?

    Sono d’ccordo con l’idea di crisi della comicità: c’è crisi perché c’è molta inflazione, ci sono tantissimi contenitori che sono ormai uno il clone dell’altro, ci sono più comici che avvocati ed è per questo che c’è crisi!


    Pensi che questa ‘abbuffata’ di programmi comici, persino canali tematici, sia uno svantaggio? Affossa la professione di comico?

    Non è uno svantaggio, o meglio: è un vantaggio perché ci sono più contenitori in cui farsi vedere, è uno svantaggio perché per farti notare devi essere proprio bravo, bravo, bravo e, il più delle volte, ti devi staccare da questi contenitori per emergere. Non è più il contenitore che ti lancia, che ti fa decollare; il decollo avviene fuori dal contenitore, il contenitore stesso ormai è un po’ snobbato, ha un po’ stufato.

    Dopo la conduzione a Zelig, la domanda è d’obbligo: vuoi diventare anche conduttore?

    Mi è piaciuta questa esperienza, mi piacerebbe giocare anche un po’ di più sulle mie corde di artista.

    Ad esempio? Cosa vorresti sperimentare?

    Magari esibirmi in spazi musicali o fare piccoli monologhi, mi piacerebbe avere un ruolo del genere, non solo un ruolo al servizio di altri.

    Quanto è importante la gavetta per un attore e quanto è importante saper stare sul palcoscenico?

    E’ fondamentale aver paura perché è quello che ti dà l’adrenalina sul palco. E’ come quando vai fa fare l’esame di maturità: un attimo prima non ti ricordi niente, quando va lì, invece, se hai studiato ti ricordi tutto; se hai preparato bene tutto quello che vai a fare sul palco, lo fai bene, però devi avere l’ansia perché solo così dai il massimo. Tanti dicono che improvvisano e mi viene in mente un aforisma di Mark Twain che ho letto di recente: ‘Mi ci vollero mesi per preparare un perfetto discorso improvvisato’; l’improvvisazione ti aiuta, ti dà una marcia in pù, ma ci deve essere una base, tutto deve essere preparato.

    Rispetto al cinema e alla televisione, il teatro rimane il tuo grande amore?

    Il teatro è la cosa più bella in assoluto per me. E’ funzionale alla televisione, nel senso che, se hai lavorato bene in teatro, il materiale che porti lì è forte, quindi ti serve a costruire la tv. Il cinema è una cosa a parte: un mezzo artistico bellissimo, molto faticoso, però molto bello; mi piacerebbe tornare a fare qualcosa al cinema: ho un’idea e la sto proponendo proprio in questi giorni.

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