Giorgio Gori parla della tv e di XFactor (stasera la sesta puntata)

Giorgio Gori parla della tv e di XFactor (stasera la sesta puntata)

Giorgio Gori parla della tv e di XFactor (stasera la sesta puntata)

    Giorgio Gori

    Il presidente della Magnolia, Giorgio Gori, ha parlato a tutto campo della tv italiana, dei suoi format e di quelli dei suoi competitor in un’intervista rilasciata a La Stampa. Un’occasione per fare il punto della situazione su XFactor, che stasera arrva alla sua sesta puntata.

    A soli 28 anni Giorgio Gori era il direttore dei palinsesti Mediaset, ora, a 48 anni, dopo la direzione di Canale 5 è uno dei maggiori produttori di format in Italia. Nel 2001 ha fondato la Magnolia, di cui è tuttora direttore, che sforna per la tv nazionale game show, programmi di intrattenimento e reality show. La lenta partenza di XFactor, mai balzato nelle prime posizioni dell’Auditel nelle prime cinque puntate, non lo preoccupa data la difficoltà di intercettare il pubblico più giovane, ma lo impensierisce soprattutto il comportamento dei responsabili di palinsesto di RaiDue.
    “Dalla prima puntata l’ascolto è costantemente cresciuto - ha detto Gori a Rafaela Silipo de La Stampa, aggiungendo -L’importante è la risposta del pubblico sotto i quarant’anni, che normalmente sceglie Italia1 o Canale 5, e ha subito riconosciuto la qualità del talent show di Raidue. Su Internet se ne parla più del Grande Fratello… Bisogna solo dargli tempo. Spero che la Rai non faccia lo stesso errore che ha fatto con Bulldozer, cancellato dopo tre stagioni quando stava al 16 % sulla seconda serata di Raidue. Questi sono programmi a semina lunga. Negli anni di Mediaset è stato così con Zelig - partito dalla seconda serata di Italia 1 e arrivato al grande successo di Canale 5 – o anche con Le Iene, che al primo anno facevano il 4 %. Bisogna avere il tempo di entrare nell’immaginario”.

    Il target giovanile si rivela, così, il pubblico più ostico da conquistare, talvolta più abitudinario nelle sue scelte e di certo più distratto nei confronti della tv generalista. “Certi teenager ormai non accendono neanche più la tv – spiega Gori – guardano la pay tv, Sky vivo con i reality o Fox Crime con i polizieschi, il resto dei programmi lo vedono a brandelli su You Tube. Forse perché è poco interattiva, forse perché sono incuriositi dai nuovi media, forse perché i programmi sono sempre gli stessi e troppo lunghi.

    Ma non possiamo iniziare proprio noi ad accorciarli: in termini di share la lunghezza è una scelta che paga, quindi nessuna rete si azzarda ad accorciare da sola. Bisognerebbe far virare tutto il sistema”.

    Per Gori il sistema tv italiano per uscire dalla crisi di ascolti (diventata improvvisamente argomento di discussione dopo gli scarsi risultati di Sanremo 2008) dovrà cercare di muoversi come i grandi network americani che hanno cercato di fermare l’emorragia di ascolti “rinnovando contenuti e linguaggi e la qualità del prodotto si è molto alzata, soprattutto nell’ambito della serialità. Così i canali europei sono tornati a riempirsi di telefilm americani”. Questa virata all’acquisto può costituire per Gori l’inizio di una nuova colonizzazione americana, contro la quale Gori auspica una sorta di “embargo”, o meglio misure protezionistiche adeguate a limitare l’accesso dei programmi stranieri per permettere alle tv europee di irrobustirsi e cercare nuove formule produttive.
    A questo proposito, riteniamo personalmente che una nuova colonizzazione non sia altro che il segno di un andamento ciclico dell’industria tv: non dimentichiamo, infatti, che la supremazia statunitense vissuta negli anni ’80, agli albori della tv commerciale in Italia, ha finito per stimolare l’industria fictional italiana, che ha dominato i palinsesti per tutti gli anni ’90. Un nuovo ciclo di conquista piò solo aiutare l’industria a raccogliere le idee per promuovere una svolta nel sistema fictional, attualmente un po’ allo stallo. Del resto, come ricorda lo stesso Gori, “è la struttura del mercato nazionale, non la sua dimensione, a condizionare le produzioni. Se c’è vera competizione c’è sviluppo. Pensi alla Spagna, che ha esportato Il Medico in famiglia e I CesaroniSono più avanti di noi. Il nostro sistema è statico, scarsamente competitivo, ancora legato ai grandi apparati interni alle reti. E’ uno schema del passato, meglio sfruttare il dinamismo e la flessibilità delle società di produzione indipendenti”.

    Il futuro, quindi, è nel “mescolare le carte, i linguaggi: mettere insieme varietà e fiction, notizie e satira. E poi inventarsi delle cose in cui lavorino insieme, tv e web o tv e cellulari: Camera Cafè è un esempio perfetto di un contenuto adatto a piattaforme innovative”.

    In conclusione c’è il tempo per un vanto e un rammarico: il vanto è costituito dalle soddisfazioni raccolte con L’Isola dei famosi e L’Eredità, cui si aggiungono Markette ed Exit, primo programma di informazione confezionato da una società esterna. Il rammarico è quello di non aver ideato il format di Affari Tuoi e di non poter contare sul contrattone di Endemol con la Rai. Mai dire mai…

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