Giffoni Experience, un primo bilancio dal vicedirettore artistico Antonia Grimaldi

Giffoni Experience, un primo bilancio dal vicedirettore artistico Antonia Grimaldi

Manca poco alla proclamazione dei film vincitori di Giffoni Experience 2009 per le sezioni Generator + 13, +16 e Sguardi Inquieti, riservata agli adulti

    Antonia Grimaldi, vicedirettore artistico Giffoni Experience

    Manca poco alla proclamazione dei film vincitori di Giffoni Experience 2009 per le sezioni Generator + 13, +16 e Sguardi Inquieti, riservata agli adulti. I più piccoli (Elements + 6 e +10) hanno già dato il proprio verdetto la scorsa settimana. Ne approfittiamo per tirare un primo bilancio di questa 39ma edizione del GFF con il vicedirettore artistico Antonia Grimaldi, con uno sguardo alla prossima edizione, quella del quarantennale.

    Più che un’intervista, quella con Antonia Grimaldi, una delle colonne del Giffoni Film Festival ora trasformatosi in Experience, è stata una piacevole chiacchierata che ci ha permesso di ‘guardare’ questo festival cinematografico (“fra tutti il più necessario” come disse già nel 1982 François Truffaut) con gli occhi di chi lo ha visto crescere negli anni e che di fatto è cresciuto con lui.
    Un viaggio nelle radici di un evento che quest’anno ha battuto ogni record di durata (14 giorni, una vera rarità nel panorama degli eventi culturali), che si è da tempo imposto nell’agenda mediatica di stampa e tv di mezzo mondo e che ormai è diventata una straordinaria ‘macchina da guerra’ per organizzazione, contenuti e valore educativo.

    Ma i giffonesi e gli amici del Festival, coloro che da anni raggiungono la cittadina della provincia di Salerno in cui si è compiuto il miracolo della nascita di un’industria culturale che lavora a pieno regime per 365 giorni all’anno, ricordano con orgoglio e un pizzico di nostalgia anche gli albori del GFF, quando le proiezioni venivano fatte nella piazza centrale e iniziavano a giungere i primi giurati ‘extra moenia’, ospitati – come accade ancora oggi – dalle famiglie. Un’aria di casa che coinvolgeva tutti, ospiti internazionali compresi seduti ai tavolini del caffé a chiacchierare in pieno relax, e che si respira ancora oggi, anche se tutto è diventato più strutturato e le esigenze sono un po’ cambiate: ma la sensazione di essere ‘a casa’, fuori dai rigidi cerimoniali degli eventi più glamour, si percepisce nei comportamenti delle star italiane e internazionali, che si concedono divertiti ai ragazzi e che finiscono inesorabilmente per ringraziare per l’esperienza vissuta.

    Nel frattempo la 39ma edizione di Giffoni Experience si chiude stasera con la cerimonia finale, ma si guarda già al 2010, quando il festival taglierà il traguardo delle 40 candeline. Proprio per celebrarlo facciamo un tuffo nel passato, ripercorrendo la storia del festival con Antonia Grimaldi, vicedirettore artistico del Festival e dal 1998 selezionatrice dei cortometraggi in concorso nelle diverse sezioni della competizione.

    Allora, Antonia, partiamo dai numeri delle sezioni Elements +6 e +10, che raccolgono i giurati dai 6 ai 12 anni e che sono state protagoniste della prima settimana del festival. Magari si finisce per parlare poco di loro, ancora troppo piccoli per far sentire la propria voce al di fuori della sala, dove invece danno vita a entusiasmanti dibattiti, e poco visibili sul piano mediatico: approfittiamone per renderli protagonisti anche in chiusura di festival.
    Il bilancio di queste due sezioni è estremamente positivo: solo per dare qualche cifra, abbiamo avuto 560 giurati per Elements +6 e 630 per E +10 a cui si aggiungono i 160 piccolissimi di Elements +3 che hanno avuto una selezione tutta per loro a base di cortometraggi che hanno potuto seguire con i loro genitori. Ma il dato ancor più interessante riguarda le repliche dei film in concorso aperte al pubblico: circa 200 persone per ciascuna proiezione, il che vuol dire aprire i contenuti del festival alla comunità, ai visitatori, alla gente che raggiunge Giffoni per vivere un po’ di questo Festival. Una vera operazione culturale che ha avuto anche una ‘legittimazione istituzionale’, con l’attribuzione di un premio del pubblico che quindi diventa parte attiva dell’evento“.

    La fascia dai 6 ai 12 anni è forse quella più delicata da ‘gestire’ per contenuti, tematiche, disponibilità di opere adatte al target: in questo senso quali Paesi dimostrano una maggiore sensibilità verso la fascia dell’infanzia? E l’Italia come si colloca?
    Beh, quest’anno su 14 lungometraggi presentati in E +6 e +10 ben quattro sono prodotti in Germania, due in Spagna mentre il resto delle prellicole provengono da Finlandia, Gran Bretagna, Francia, Danimarca… insomma l’Italia latita, se non per una coproduzione in Lily the witch – The dragon and the magic book, diretto dal premio Oscar Stefan Ruzowitzky. Ma non è una situazione nuova: se nel campo dei corti c’è già un’offerta maggiore (peraltro premiata in questa edizione, si veda il palmarès delle sezioni Elements, n.d.r.), il settore lungometraggi vede un certo ristagno. Se si scorrono i database del festival, gli anni ’70 vedono un fiorire di film strappalacrime o caratterizzata da una visione ‘didattica’ dell’audiovisivo per i più piccoli; gli anni ’80 segnano decisaemnete il passo, mentre nei ’90 si è iniziato a vedere qualcosa di più, come Certi Bambini tratto dal romanzo di Diego De Silva. Va però considerato anche un altro elemento, ovvero che i produttori e i registi italiani preferiscono che le loro opere non vengano classificate come ‘film per ragazzi’, evidentemente lo ritengono riduttivo. Sono scelte di distribuzione e di marketing: quello che realizzano preferiscono presentarlo in festival diversi, come Venezia, e a qual punto per noi non sono più utili per il concorso.

    Ma ne teniamo ovviamente conto, presentandoli come special events, fuori concorso“.

    Una situazione che caratterizza anche la fiction televisiva…
    In un certo senso sì: se si considerano i family drama, come I Cesaroni o Tutti Pazzi per Amore, che comunque si rivolgono anche a un pubblico infantile e che anzi vedono in quesa fascia uno degli zoccoli duri dell’audience, i bambini vengono presentati come figure centrali, ma di fatto la narrazione non ruota intorno a loro. Si limitano ad essere voci off (si pensi a Mimmo de I Cesaroni), ma non è loro il punto di vista della storia. Viene comunque forzatamente mediato dallo sguardo degli adulti, che impongono di fatto il loro point of view“.

    Credi che i bambini siano molto cambiati in questi anni?
    Beh, noi abbiamo cambiato l’impianto del Festival proprio perché i bambini sono profondamente cambiata. All’inizio il festival aveva una sola sezione che raccoglieva i bambini dai 10 ai 14 anni, la storica Free To Fly. Ma, per darti un’idea, i film che venti anni fa destinavamo alla fascia +13 ora li proporremmo ai +6: se facessimo vedere i film che vedevamo noi a 13 anni ai nostri ‘omologhi’ di oggi sono sicura che si ‘offenderebbero’. I ragazzi sono molto più maturi e molto meno ingenui di noi alla loro età, pronti ad affrontare temi e stili complessi e forti. Hanno di fondo un’educazione all’audiovisivo impensabile per noi, non solo per l’esplosione dell’offerta televisiva ma anche per l’introduzione dell’home video: la possibilità di vedere fin da piccolissimi dvd (e ancor prima videocassette) a casa propria li abitua a uno sguardo cinematografico e a una competenza narrativa che per noi era più difficile da conquistare“.

    Una curiosità, forse un po’ personale: come è iniziata la tua ‘Giffoni Experience’?
    Erano i giorni del Festival: avevo cinque anni e mia nonna mi accompagnò al cinema Valle (dove ancora si svolge parte del festival, mentre la cittadella del cinema è stata inaugurata qualche anno fa, n.d.r.). Ricordo ancora il film che proiettavano, si intitolava Il Venditore di Palloncini, una storia strappalacrime perfettamente in linea con lo stile italiano anni ’70 di cui ti parlavo prima. Rimasi affascinata dalla sala buia, dallo schermo immenso… pensa che tornai al cinema nei giorni successivi da sola: abitavo proprio accanto alla sala, non dovevo neanche attraversare la strada, per cui mi davano il permesso di scendere senza accompagnatore. Una prossimità ‘geografica’ che ha poi ‘determinato’ gran parte dell’attuale staff artistico del festival, più o meno composto da coetanei che al’epoca viveva nelle vicinanze del cinema e che era solito incontrarsi lì“.

    In pratica avete respirato da sempre aria di Festival e ne avete fatto il vostro mestiere…
    Beh, sì… appena ebbi modo entrai in giuria con le mie amiche (anche loro nell’organizzazione, n.d.r.) dove rimasi fino ai 14 anni: poi ci proponemmo tutte come volontarie e iniziò la nostra avventura. Rubavamo con gli occhi il mestiere a quanti venivano da fuori per organizzare l’evento e nel frattempo magari piegavamo manifesti da spedire in giro per l’Italia, quelli di noi che conoscevano l’inglese rispondevamo al telefono… potevamo avere 15-16 anni e per noi è stata una scuola importantissima, una vera formazione continua nata da una magnifica intuizione del direttore artistico, Claudio Gubitosi, che ha così costruito uno staff appassionato e competente. Ci ha dato fiducia, ci ha fatto crescere e ha sviluppato un indotto economico e professionale per la città e per la provincia. Pensa che all’epoca la sede del festival era strutturata come una sorta di ‘club’, di centro culturale: il direttore ci lasciava le chiavi e noi passavamo il tempo lì, con a disposizione l’archivio del festival. Era il nostro luogo d’incontro, ci siamo davvero cresciuti, tra discorsi sul cinema e puro ‘cazzeggio’. Un’esperienza davvero unica“.

    Questa esperienza ora possono viverla, almeno per qualche giorno all’anno, i giurati che arrivano in migliaia ogni anno a Giffoni: ma, memore dei tuoi cinque anni e dell’emozione della tua prima volta al cinema, non credi che questa esperienza abbia un valore maggiore per i più piccini rispetto a quello che può avere per gli adolescenti, ormai già più avvezzi alle magie del grande schermo?
    Si tratta di due esperienze completamente diverse: per i più grandi Giffoni non è solo cinema, ma per molti di loro è anche la prima occasione per stare con ragazzi di altre nazioni, per confrontarsi con culture diverse, magari è la prima volta fuori casa, senza mamma e papà. Senza contare che in molti casi il Festival coincide con il primo amore: un’esperienza che ti resta per la vita. Per i più piccoli, invece, l’esperienza del Festival vuol dire cinema, con la visione sistematica di film che poi devono essere discussi e soprattutto votati: Giffoni in questo caso corrisponde a una educazione all’impegno e alla responsabilità, una sorta di passaggio a una prima maturità. Per tutti però Giffoni rimarrà una tappa indimenticabile della propria vita, come è stato per me e per gran parte della mia generazione“.

    Giffoni, alla fine è tutto questo: l’Experience supera i lustrini, i red carpet e star hollywoodiane, corollario mediatico che supporta la sua vera anima. Ed è proprio questa che va difesa e conservata. Caro Giffoni, tanti auguri per i tuoi primi quarant’anni!

    1796

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