Gianluigi Paragone attacca la Rai: “Non volevano che parlassi”

Gianluigi Paragone attacca la Rai: “Non volevano che parlassi”

Gianluigi Paragone, dopo il passaggio a La7, attacca la dirigenza Rai

    Ufficializzato il suo passaggio a La7, è arrivato il momento per Gianluigi Paragone di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il giornalista ha attaccato pensantemente la Rai e i suoi dirigenti, accusandoli di non capire i nuovi linguaggi e di essere addirittura spaventati dal look “orecchino e chitarra” con cui aveva deciso di presentare L’ultima parola.

    Gianluigi Paragone deve ancora avere il dente avvelenato nei confronti di mamma Rai, se, a pochi giorni dalla presentazione dei palinsesti di La7, in cui è stato annunciato un suo nuovo talk che andrà in onda in prima serata, continua a sparare a zero sulla dirigenza di Viale Mazzini. E, analizzata la situazione dal suo punto di vista, non sembra avere tutti i torti: piaccia o non piaccia, il programma di informazione da lui condotto negli ultimi tre anni su Rai Due, L’ultima parola, era diventato nel tempo un talk show abbastanza diverso dai canoni del giornalismo televisivo italiano, eppure premiato dagli ascolti. Quando la Rai ha deciso di privarsi di lui, Paragone si è dato una sola spiegazione: “Il problema è che l’attuale dirigenza Rai non regge i nuovi linguaggi. Vedi le loro facce e capisci subito che uno con l’orecchino e la chitarra destabilizza”, ha spiegato in un’intervista all’Ansa.

    Poca competenza e paura del nuovo: sono questi i difetti di chi si occupa di informazione in Rai, secondo Paragone. “La dirigenza vuole la contaminazione con il web, ma non sa di cosa parla. Loro hanno il diritto di interpretare il servizio pubblico in questo modo, ma non è detto che abbiamo ragione, altrimenti non si spiegherebbero i flop degli approfondimenti economici in onda nell’ultimo periodo… È un modo di raccontare che ha anestetizzato il pubblico”.

    Paragone ha finito per sentirsi poco apprezzato, soprattutto quando, invece di un programma di approfondimento in prima serata, gli è stato proposto un programma musicale. Il giornalista parla di chiusura politica da parte della dirigenza, e in particolar modo del direttore generale Luigi Gubitosi, il quale non ha mai apprezzato la retorica populista del programma: “In Rai non volevano che parlassi… Basta vedere da dove vengono i vertici Rai per capire che era difficile parlar male delle banche o fare un programma antieuro”. Tuttavia Paragone non si scandalizza per questo, consapevole di essere arrivato alla vice-direzione di Rai Due grazie alla lottizzazione: “Non mi posso permettere di fare la verginella”.

    Al di là della querelle con la Rai, Paragone si dice contento di aver firmato con La7: “Non voglio far polemiche, l’importante è aver trovato un editore che è in grado di riconoscere un prodotto giovane e moderno”. Paragone infatti intende insistere sulla linea de L’ultima parola, con gli ospiti che rimarranno rigorosamente in piedi: “È un concept rockettaro, non ho mai visto un rocker seduto… È un esperimento televisivo ancora molto giovane e di metterlo in soffitta non mi va. Del resto è uno dei motivi del mio passaggio a La7″. Questo, e il fatto che potrà tornare in onda con chitarra e orecchino senza che nessuno a La7 si scandalizzi.

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