GFF: Jovanotti ricorda il fratello e confessa: “Volevo disegnare cartoni animati”

Jovanotti ospite a sorpresa del Giffoni Film Festival 2011

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    Giffoni è un posto magico: già vedendolo in tv avevo avuto questa sensazione, ma arrivando qui ho sentito tutta l’energia di questo Festival“: così Jovanotti saluta i ragazzi delle giurie del Giffoni Film Festival che lo accolgono con un entusiasmo che neanche le star internazionali sono riuscite a scatenare. Racconta della sua infanzia, del suo lavoro e dei suoi sogni, esortando tutti a non cercare il successo a tutti i costi, ma ad impegnarsi per ottenerlo: è quello il vero successo. Per il 2012, intanto, nessun disco nuovo ma una tournèe in Nord e Sud America e in Europa.

    Volete che vi consigli un posto da visitare? Beh, senza dubbio Giffoni! Mi sarebbe piaciuto vivere questa esperienza da piccolo, voi siete fortunatissimi” doice Jovanotti ai ragazzi che se lo sono visto arrivare praticamente a sorpresa, visto che la sua visita giffonese è stata ufficializzata solo ieri. Reduce da un concerto nella vicina Cava de’ Tirreni, Lorenzo Cherubini non ha perso l’occasione di raggiungere il Festival, cui da tempo sperava di partecipare.

    Non manca qualche domanda spinosa da parte dei giurati, che non esitano a interrogarlo sulla sua trasformazione artistica, che 18enne lo vedeva esaltare ‘la sua moto’ e che ora ha conquistato l’aura del poeta.

    Gli esseri umani cambiano e io amo farlo: se mi chiedete che faccio nella vita rispondo ‘Io Cambio’. Il mercato non c’entra, non entra in sala di registrazione. Non voglio demonizzarlo, alla fine se volete conoscere qualcosa in più di un luogo, in qualunque parte del mondo, la prima cosa da visitare è proprio il mercato del paese…” dice con un pizzico di filosofia il cantautore toscano.

    A chi ‘critica’ i suoi esordi da ‘americano’, da ‘animatore’ di villaggi per Deejay Television e la sua svolta pacifista fa una piccola tirata d’orecchie: “Queste etichette stereotipate sono tipiche dei giornali, ma qui dobbiamo andare oltre: all’epoca non ci capivo niente di politica, credevo solo nel rock&roll. Non che ci capisca molto neanche ora, ma ancora credo in alcuni dei valori della società americana, come l’idea del self made man, della mobilità sociale, che da noi manca. Qui per presentare un’idea bisogna essere ‘figlio di’, lì vale il merito… pensate al cammino del creatore di Facebook“, dice Jovanotti, che però tende a rimarcare gli aspetti positivi del nostro sistema: “La nostra scuola pubblica, per quanto disastrata, resta decisamente migliore di quella americana: lì per formarsi bisogna avere i soldi“.

    E poi uno sguardo all’infanzia: “Quand’ero piccolo ero convinto che avrei fatto il disegnatore di fumetti e di cartoni animati: amavo Lupen, Goldrake e sapevo disegnare, per cui ero sicuro che quella sarebbe stata la mia strada. Poi verso i 13/14 anni sognavo di fare il rapper, il dj, il produttore musicale, non pensavo certo al cantautorato: ma, come detto si cambia“. “Il limite delle mie canzoni? – aggiunge Jovanotti – Parlano solo di me. Ci sono due modi di scrivere le canzoni, raccontare quello che stai vivendo o quello che vorresti vivere. Io alterno, ma di certo quando scrivo torno bambino. L’infanzia è un serbatoio straordinario, inesauribile per un artista e sono certo che il mio immaginario si è formato proprio nei miei primissimi anni di vita, prima ancora di imparare a parlare. Essere un artista vuol dire proprio questo, far vedere alla gente cose nuove come se le vedessero per la prima volta, restituendo lo stupore del mai visto prima“. E stando ai giudizi dei ragazzi ci riesce benissimo.

    In chiusura un ricordo del fratello Umberto, scomparso quattro anni fa in un incidente aereo: Jovanotti si intristisce ma con voce pacata e straordinariamente dolce confessa ai ragazzi che a lui deve tutto: “E’ il grande vuoto della mia vita: mi ha insegnato tutto, mi ha protetto, mi ha insegnato ad amare la musica ed è sempre stato entusiasta di me. Per lui nutro un amore infinito, che non muore mai. Lui ora è sempre con me e se prima lo sentivo qualche volta al telefono ora lo sento 24 ore al giorno. Siamo ancora più legati“.