GF 10, bufera su Massimo Scattarella: “Elogia la Mafia”

GF 10, bufera su Massimo Scattarella: “Elogia la Mafia”

Nuova bufera su Massimo Scattarella, il pitbull del Grande Fratello 10 già squalificato per bestemmia

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Ultimo aggiornamento:

    Torniamo sull’ultimo caso scoppiato intorno a Massimo Scattarella, ripreso dalle telecamere del Gran Hermano, quando era in trasferta con Carmela Gualtieri, mentre spiega ai compagni spagnoli le differenze tra la Mafia italiana e quella messicana. In uno stentatissimo hispano-barese descrive la Mafia italiana, “quella originale”, fatta di “persone intelligenti”, che non si limitano al traffico di droga e allo spaccio per strada come quella latino-americana, che “ha tutto: politica, palazzi…”. Il tutto in presenza di Tatiana, che Arturo conferma appartenere a una famiglia vicina alla mafia russa. In alto il video.

    Del video nel quale Massimo Scattarella parla di Mafia al Gran Hermano avevamo parlato già in un precedente post: adesso la notizia approda ai maggiori quotidiani italiani che stanno criticando a gran voce le parole del pitbull pugliese, già squalificato dal Grande Fratello 10 per bestemmia. Indignati Il Tempo e Il Giornale, che chiedono l’esclusione di Massimo dai contenitori pomeridiani di Canale 5, misura che sembra veder d’accordo anche Repubblica.

    Preferiamo non commentare lasciando a voi la parola, ricordando che la Mafia resta la prima ‘impresa’ d’Italia come ben descriveva il rapporto “Sos impresa” della Confesercenti sulla criminalità, presentato a Roma nel 2007. Riportava all’epoca il Corriere della Sera: “La prima azienda italiana si chiama «Mafia spa» e ha un fatturato annuo di 90 miliardi di euro: il 7% del Pil, pari a cinque manovre finanziarie e otto volte il Tesoretto.

    Nel rapporto della Confesercenti si sottolinea anche che usura e racket – con 40 miliardi di fatturato – costituiscono il principale business per le associazioni mafiose. Ma il fatturato della malavita organizzata è alimentato anche da estorsioni, furti e rapine, contraffazione e contrabbando, imposizione di merce e controllo degli appalti. «Dalla filiera alimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, dagli appalti alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario – afferma il rapporto – la presenza della criminalità organizzata si consolida in ogni attività economica. In Sos impresa si sottolinea anche il continuo sviluppo dell’area della cosiddetta «collusione partecipata» che investe anche la grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici, che a volte preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciarne i ricatti. «Si tratta – si legge nel rapporto presentato dal presidente di Confesercenti, Marco Venturi – per lo più di grandi aziende che scendono a patti per “quieto vivere”, quasi a sottoscrivere una polizza preventiva, perché la connivenza rende più forti rispetto alla concorrenza, perché per stare dentro certi mercati bisogna fare così, o semplicemente perché è più conveniente“.

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