Gabriele Corsi a Televisionando: ”Dopo Take me out – Party Night punto all’Oscar” [INTERVISTA]

Gabriele Corsi a Televisionando: ”Dopo Take me out – Party Night punto all’Oscar” [INTERVISTA]
da in Interviste, Real Time
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    Gabriele Corsi a Televisionando: ”Dopo Take me out – Party Night punto all’Oscar” [INTERVISTA]

    Televisionando intervista Gabriele Corsi, conduttore di Take me out, il dating show di Real Time promosso in prima serata a partire da martedì 1 marzo 2016, dopo il successo ottenuto in termini di ascolti: 493.000 telespettatori, che corrispondono all’1,9% di share. Tante le novità di questa nuova versione del programma, che per l’occasione diventa Take me out – Party Night, a partire dalle inaspettate sorprese che gli autori riserveranno ai concorrenti. Per capire meglio di che si tratta, abbiamo chiesto direttamente a Gabriele Corsi di spiegarci a cosa assisteremo.

    Take me out è stato promosso in prima serata. Ci speravi o è stato un successo inaspettato?
    Ci speravo, non pensavo che avrebbe avuto questo successo, ma sono uno sciocco ottimista: vivo nella convinzione di poter ancora vincere un Oscar! Sapevo che il format era pazzesco, che Real Time è perfetta per questo format. Ho avuto molta libertà e, alla fine, il risultato è stato veramente clamoroso, da un punto di vista di ascolti, ma non solo: piace alla gente. Il successo di questo programma, però, non sono certo io, sono solo la punta di un iceberg: il merito è autoriale, produttivo, dei ragazzi; io sono solo una sorta di vigile che va a coadiuvare il traffico.

    Punti a fare il tuo showman?
    Sì, anche se il mio obiettivo non è andare in televisione, ma fare cose che mi divertano, che mi corrispondano e questo è un programma che mi corrisponde molto. Mi diverto un casino! Non so quale sarà il mio futuro, non smanio. Adesso mi sono arrivate tantissime proposte televisive, ma sto declinando: voglio fare bene la prossima edizione di Take me out, i casting sono già aperti. Sarebbe falso dire non c’è una componente che mi spinge a voler fare l’entertainer a tutto tondo, però il mio obiettivo è divertirmi, lavorare sempre meno ed essere una persona realizzata.

    Questa sera parte Take me out – Party Night: cosa cambia e quali sono le novità?
    Ogni puntata avrà una novità, una particolarità: la struttura rimane pressappoco identica, quindi i tre round e l’appuntamento, però con qualche peculiarità. Questa sera, ad esempio, dall’ascensore scenderanno due gemelli e ci sarà un doppio appuntamento. Nelle prossime puntate ci saranno il single accompagnato dalla mamma, il ragazzo che rivede la ex, il concorrente dal lavoro misterioso e tanti altri. Party Night è il gran galà di Take me out: le ragazze saranno in lungo, io in smoking. L’umore e il divertimento sono sempre gli stessi.

    Take me out ricorda la versione 2.0 del Gioco delle coppie. Ti senti il nuovo Marco Predolin?
    A me il paragone non solo non disturba, ma, anzi, mi sembra irrispettoso nei suoi confronti, per quello che Predolin ha fatto per la televisione. Torna in televisione un programma leggero, con nessuna aspirazione sociologica, è un gioco. Ti devi approcciare a Take me out come se stessi giocando a Monopoli: non fai la lotta al capitalismo, ma giochi a Monopoli. Siamo stati molto onesti e, secondo me, gran parte del successo di questo programma è che non l’abbiamo mai venduto per quello che non era. E’ stato sempre detto che è un dating show nel quale l’obiettivo è divertirsi: le ragazze in studio continuano a vedersi, mi invitano a commentare le puntate, è stato come andare in gita.

    Come spieghi il successo dei dating show?
    Non lo so, non faccio analisi di questo tipo. Probabilmente il successo arriva perché è un prodotto fatto bene e che funziona.

    Non mi chiedo ”c’è bisogno di andare in televisione per rimorchiare?” perché, secondo me, chi va in televisione è incuriosito. Nel caso di Take me out non penso che chi viene pensi di fare la televisione, è tutto talmente veloce e frenetico che non hai visibilità. Penso che ci sono programmi di successo e programmi che funzionano meno, poi questo non vuol dire che se funziona meno sia di valore minore. C’è un appeal televisivo differente o un momento storico differente: ad esempio, Zoolander è stato un disastro al botteghino, perché uscito il 13 settembre 2001; dopo è diventato un cult, passando per altri percorsi.

    E’ stato difficile staccarti dal Trio Medusa per condurre in solitaria?
    Dei tre sono quelli che si muove in solitaria da sempre, facevo già l’attore. Furio e Giorgio sono un architetto e un biologo, si sono un po’ trovati a fare questo mestiere. Ci conosciamo da quando avevamo 16 anni, non abbiamo mai sgomitato: lavoravamo per una radio romana, un ascoltatore ha mandato una cassetta a Linus, che ci chiamò per Radio Capital. Da lì, Nicola Savino, a quei tempi autore per Le Iene, ci chiamò. Abbiamo un atteggiamento positivo nei confronti della vita, ci siamo giocati bene le nostre occasioni. Le conduzioni televisive a tre sono impossibili, è veramente difficile che ci sia un programma, a parte Le Iene, da poter condurre in tre. Sono i miei fratelli, sono venuti a vedermi durante le registrazioni e, fin quando non sono venuti, non ero tranquillo: avevo bisogno che mi dicessero che stavo facendo bene. Sono i miei primi fan.

    Vi mancano Le Iene, sia come inviati sia come commentatori?
    Come commentatori sì perché, quando siamo tornati lì, è stato come tornare a casa, stare in pantofole in un ambiente che conosci benissimo. Dieci anni di programma alle spalle con dinamiche umane che conosci benissimo ed era giustissimo farlo con Ilary e con Teo. Con la nuova conduzione sarebbe stato sbagliato perché ci sono altre personalità, che hanno altre caratteristiche artistiche, e diventa difficile che ci sia una voce fuori campo. Come inviati, invece, c’è un momento per ogni età: l’anno scorso siamo tornati per un servizio speciale dietro richiesta di Mediaset, ma ci siamo ricordati perché abbiamo smesso: fisicamente non ce la facciamo più!

    Hai detto che vorresti vincere l’Oscar. Da chi vorresti essere premiato?
    Faccio presente che, fino a pochi giorni fa, avevo vinto lo stesso numero di Oscar vinti da Leonardo DiCaprio, cioè zero! Sognando in grande, vorrei essere premiato da Jack Nicholson. Lo dico scherzando, ma fino a un certo punto: perché non può capitare di imbroccare il film giusto? Penso di essere molto più bravo come attore drammatico che come attore comico. C’è chi pensa che la vita sia come la scala di un pollaio: corta e piena di merda; io ho un atteggiamento opposto, penso, cioè, che la grandine sia un ottimo inizio per un mojito. Guardo la vita con questo atteggiamento, penso sempre che possa succedermi qualcosa di bello e guardo al futuro con un grande ottimismo, che mi potrebbe essere contestato perché non tipico di una persona intelligente, ma anche di questo sono cosciente, potrei dire che sono biondo naturale. La verità è che ho un entusiasmo lucido.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN IntervisteReal Time Ultimo aggiornamento: Martedì 01/03/2016 18:53
     
     
     
     
     
     
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