Furore, Alessandro Greco: ‘Il ritorno è una vittoria per il pubblico’, intervista

Alessandro Greco torna alla conduzione del programma dopo vent'anni di stop. In questa intervista racconta cosa ha significato Furore per la sua carriera, parla del rapporto con Gigi e Ross, suoi nuovi compagni di viaggio, e anticipa i nomi di alcune guest star delle prossime puntate.

da , il

    Dopo annunci più o meno ufficiali e speranze alimentate per anni, Alessandro Greco torna a condurre Furore, il programma cult in onda su Rai 2 a partire dal 31 marzo 2017. Greco resta dunque, al timone dello show che lo ha reso, sin da subito, famoso, popolare e amato dal pubblico; insieme a lui anche Gigi e Ross. Furore è rimasto in soffitta per un ventennio, ventennio in cui Alessandro Greco ha proseguito la sua carriera televisiva e radiofonica, e il pubblico ha continuato a sperare di poter cantare e ballare la celeberrima sigla.

    Furore ritorna in onda dopo vent’anni. Come sta?

    Mi sento molto felice, gratificato. Furore 20 years è la soddisfazione artistica e professionale di un programma che viene scelto per essere celebrato dopo vent’anni. Ti rendi conto, ancora di più, di quanto abbia potuto rappresentare per pubblico e addetti ai lavori, soprattutto per il pubblico, al di là di ogni potere decisionale, strategie dirigenziali, eccetera. La voce del ritorno di Furore non si è mai esaurita negli anni, quindi questa è una vittoria per il pubblico che lo ha sempre chiesto a gran voce.

    Nell’intervista dello scorso luglio, ha dichiarato: ‘Ho sempre goduto non tanto del successo, ma della popolarità, dell’affetto che il pubblico nutre nei confronti del conduttore’.

    E’ incredibile continuare a ripetere il nome di un programma non più in onda e da tanti anni, è pazzesco, un caso unico. Nominare un programma come se tu lo avessi visto continuamente o lo avessi seguito fino a pochi giorni fa è una cosa abbastanza singolare; se nell’arco di questi vent’anni ci fossero state anche delle brevi riproposizioni sarebbe stato diverso, ma non è stato così. Il ritornello, il passetto, il cartoncino che mi venne in mente di buttare via, il microfono anni Sessanta… in tutto questo c’è il piacere – lo ha ribadito anche il direttore Dallatana in conferenza stampa – di restituire alla televisione il suo ruolo principale che è quello di dare intrattenimento, spensieratezza, divertimento, gioia, gioco. Perché la televisione non è solo questo, ma è anche, ed essenzialmente, questo: il varietà, lo spettacolo.

    Quali sono le novità di questo Furore 2017?

    La novità assoluta è la presenza di Gigi e Ross. Io mi godrò ancora di più queste nuove puntate perché prima ero sempre solo contro tutti, adesso sono loro i guardalinee sul terreno di gioco mentre io sarò sempre alla mia postazione. Abbiamo uno scambio divertente continuo di battute, sono la vera novità in assoluto di queste nuove puntate. E poi il fatto che siamo a Milano – quindi risveglieremo un po’ di furore anche a Milano – una città in grande sviluppo, in grande ascesa anche a livello internazionale. Salutando con il cuore Napoli, che è stata sicuramente la città e il centro di produzione che veramente ha fatto schizzare questo Furore ai massimi livelli. Finalmente c’è anche un’interattività col pubblico, che è riscontrabile, leggibile. Io mi sono sempre rivolto al pubblico a casa dicendo ‘giocate con noi, cantate, ballate’, ma andavo sempre per immaginazione; ora, invece, con la rete e i social, potremo proprio constatarlo. Infine, teniamo la struttura del programma: noi faremo assolutamente Furore, ma i giochi sono tutti nuovi, un po’ meno musicali e un po’ più fisici, comprese le penitenze. Non posso dire di più. Tutto questo dimostra che non è un’operazione nostalgia – anche se nella nostalgia non c’è niente di male, è un aspetto bello, soprattutto quando non è melensa – ma celebrativa, di festeggiamento.

    Furore è ancora contemporaneo?

    Assolutamente sì. E’ come se organizzi una festa oggi, fra una settimana ne organizzi un’altra e vai alla ricerca della novità che ci può essere quel giorno, in quel momento. Quindi, nell’ottica della festa, Furore è una festa, per questo il pubblico l’ha sempre sentito così vicino: perché è una festa facilmente ricreabile anche a casa.

    Come dividerete i ruoli con Gigi e Ross? Lei sarà il padrone di casa e loro i disturbatori?

    Una delle grandi novità di Furore fu abolire il termine conduzione: Furore era con Alessandro Greco. Non c’è un padrone di casa, c’è un conduttore-giudice-arbitro che è quello che sono sempre stato, e il programma è anche con loro che, invece, hanno un rapporto diretto con gli amici delle due squadre, perché saranno vicino a loro, sulla pista da gioco e potranno parlarci direttamente, toccarli. Questa interazione, invece, nello stile della conduzione di Furore non c’è, per questo è importante la loro presenza, quanto potranno dare al programma e quanto anche a me, e viceversa. Diciamo che loro daranno uno spunto di divertimento e di ulteriore risata a me, e io continuerò a dare ‘ordine’ a loro e quindi anche al programma.

    E’ contento, quindi, di questo ingresso?

    Assolutamente sì. Lo desideravo nel senso che non avevo mai sperimentato questo tipo di situazione ma, dal momento in cui gli autori lo hanno fatto, mi rendo conto di quanto sia diverso ma assolutamente particolare; è fortissimo averli perché loro possono dire e fare tutte quelle cose che io non potevo fare perché la posizione del conduttore era dietro quella postazione volutamente ferma, statica. Loro, invece, sono mobili.

    Possiamo anticipare il nome di qualche guest star?

    Sicuramente ci saranno sempre grandi personaggi del mondo dello spettacolo e della televisione e anche personaggi che sono diventati noti – non proprio famosi, ma conosciuti grazie alla rete e ai social -, web star, youtuber, blogger, fashion blogger. Quindi, una bella miscellanea con ospiti del mondo della musica, in particolare coloro che hanno delle hit intramontabili, come, ad esempio, Sandy Marton, uno di quelli che cantano pezzi che non hanno tempo, pezzi mitici come, a suo modo, è mitico Furore.

    Quanto è cambiato in questi vent’anni?

    Sono cambiato certamente, perché avevo 25 anni. Devo dire, però, che il tasso di furore è rimato inalterato: anzi, come il buon vino si è evoluto, si è affinato e quindi, mentre prima avevo un po’ di ansia da prestazione, con questi 20 anni in più e con la presenza di Gigi e Ross me la sto godendo di più.