Frequenze tv, il Governo cancella il beauty contest: si va all’asta (senza Mediaset?)

Frequenze tv, il Governo cancella il beauty contest: si va all’asta (senza Mediaset?)

Il Governo accoglie la proposta di Lega, Idv e Pd e cancella il beauty contest per l'assegnazione di 5 mux DTT e si va all'asta: Berlusconi dice che Mediaset non è interessata, mentre si affacciano gruppi stranieri

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    Dopo mesi di polemiche, di ritardi, di tira e molla tra il Governo Berlusconi e l’UE, dopo il ritiro di Sky, il contestato ‘beauty contest’ per l’assegnazione di nuove frequenze tv è stato definitivamente annullato dal Governo Monti. L’esecutivo ha accolto le proposte di Lega Nord, Pd e Idv, aprendo la strada alla vendita delle frequenze, non prevista dal beauty contest, nell’ottica di ‘incassare’ denaro per far fronte alla difficile situazione economica del Paese. In alto il ministro Giarda annuncia l’accoglimento degli odg alla Camera: povero, ieri è stata una giornata davvero difficile per lui.

    La vicenda del bando di gara per l’assegnazione delle frequenze DTT può essere iscritta, a giusto titolo, tra le più ‘assurde’ della recente storia tv (e politica) del Paese. Un parto difficile – ostacolato soprattutto dal tentativo del Governo di bloccare, o quantomeno ritardare, l’ingresso anticipato di Sky nel mercato DTT – tradottosi in un braccio di ferro senza fine tra Commissione Europea e Ministero delle Comunicazioni, ora ‘azzerato’ per iniziativa della Lega (al Governo fino a un mese fa).

    Di fronte alle drastiche misure salva Italia, la Lega ha proposto l’annullamento del bando di gara per l’assegnazione delle frequenze, ‘convertendolo’ in un’asta. Il testo accolto ieri dal Governo prevede infatti l’annullamento della gara e del conseguente disciplinare di gara che finirebbero per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze dei soggetti già operanti e, conseguentemente, ad annullare il beauty contest, consentendo, fermo restando che nessun soggetto a regime possa detenere più di 5 multiplex complessivamente, la conversione in DVB-H degli attuali autorizzati che operano in tecnica DVB-H procedendo ad un beauty contest DVB-H o T2 per la sesta frequenza oggetto dell’attuale gara a cui non potranno partecipare coloro che avranno optato per la precedente conversione mentre le ulteriori 5 frequenze saranno successivamente oggetto di asta a titolo oneroso.

    Insomma, tutto da rifare. Se Silvio Berlusconi, obiettivo politico della proposta dei suoi ex alleati, dichiara di non essere interessato all’asta e che Mediaset non caccerà un euro, Santoro ha già annunciato di essere pronto a versare un milione di euro, raccolto con l’iniziativa Servizio Pubblico, per comprare sei frequenze tv. Sandro Parenzo – patron di Telelombardia e partner del progetto tv di Santoro – però dettaglia meglio la situazione.

    Quella di Santoro è anche una provocazione, è chiaro che servirebbero più fondi – dice infatti Parenzo – ma se ci lasciassero partecipare all’asta saremmo in grado di garantire un’offerta congrua. Questo grazie a una possibile ‘joint venture’ con major americane e due gruppi inglesi, finora lontante dal beauty contest perché consapevoli che la gara era truccata a vantaggio di Mediaset e Rai, afferma Parenzo. L’uscita di Sky è rivelatrice in questo senso, aggiunge il patron di Telelombardia, che pensa già alle modalità di collaborazione con i gruppi stranieri: Noi forniremmo la rete, loro i contenuti e unendoci in corsorzio saremmo in grado di presentare un’offerta adeguata.

    Senza dubbio l’asta per le frequenze tv si iscrive nella guerra politica tra Pdl e Lega, ma non mancano polemiche di ordine strettamente ‘economico’. Sotto osservazione, infatti, le stime degli incassi, in attesa degli effettivi introiti. Le Lega ha motivato la propria proposta osservando che la recente gara 4G per il mercato delle telecomunicazioni ha prodotto un incasso superiore alle più rosee aspettative, garantendo un’entrata di circa 4 miliardi di euro, auspicando così risultati ancora maggiori per la vendita delle frequenze tv. Dal canto suo il ‘tecnico’ Parenzo è convinto che l’asta farebbe gola a molti: La vendita di un mux potrebbe garantire non meno di 120 milioni di euro, considerando che il Gruppo Espresso li mise in vendita per 150 milioni. Il Governo potrebbe arrivare a incassare attorno a 900 milioni euro per 6 mux.

    Insomma, tra ripicche politiche e previsioni di incassi miliardari, il beauty contest è di fatto annullato: non ci sono certezze, però, sui tempi dell’asta.

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