Francia, ascolti ok per le tv senza spot

i dati auditel francesi sulla prima serata senza spot delle cinque reti pubbliche di francia, dove da lunedì è entrata in vigore la riforma televisiva voluta dal presidente nicolas sarkozy

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    France Television, Nicolas Sarkozy

    La prima serata senza pubblicità per ora piace tanto ai francesi. Gli ascolti della tv pubblica hanno premiato la riforma voluta dal presidente di Francia Nicolas Sarkozy. Sono stati tre milioni i telespettatori in più davanti al televisore per il ritorno al passato dell’emittente di stato francese.

    Lunedì scorso, come vi abbiamo fatto sapere, è partita la rivoluzione televisiva di Sarkozy che ha eliminato la pubblicità dalle 20 di sera alle 6 del mattino sulle 5 reti pubbliche appartenenti al gruppo France Télévision. A fine articolo ci chiedevamo come avrebbero reagito i francesi a questa importante riforma che di fatto ha spostato, anticipandolo, l’inizio della prima serata dalle 20.50 alle 20.35.

    Ebbene l’eliminazione dei 15 minuti di spot pubblicitari che precedevano i programmi del prime time è stata molto gradita, complice anche la curiosità verso questa importante novità.

    Secondo l’auditel francese, l’istituto Mediametrix, i telespettatori che si sono sintonizzati davanti al teleschermo per l’esordio del nuovo sistema deciso da Sarkozy sono stati infatti 3,1 milioni in più rispetto al solito, con un picco massimo di Auditel che si è registrato alle 20.26 (quando era in onda il meteo) e non all’orario abituale in cui gli ascolti si impennano, stimato intorno alle 21.15.

    Nonostante il boom di ascolti per il primo prime time senza spot della tv nazionale, la serata è stata comunque vinta dalla principale tv privata d’Oltralpe: Tf1 si è portata a casa 7,8 milioni di telespettatori e il 28,2% di share, contro i 5,8 milioni e il 21% di France 2.

    Dati questi che confermano anche i risultati di un recente sondaggio che ha rivelato come la grande maggioranza dei francesi fosse favorevole alla eliminazione delle interruzioni pubblicitarie. Anche se ovviamente ci sono quelli che già hanno nostalgia di quei 15 minuti di reclame che consentivano di chiacchierare, cenare e mettere a letto i bambini prima dell’inizio dei programmi.

    A non essere contenti sono però i sindacati, preoccupati che la tv diventi ostaggio del finanziamento pubblico. Svaniti gli introiti pubblicitari, gli investimenti e le spese delle tv pubbliche dipenderanno ora dai finanziamenti del governo e i sindacati temono che questo possa indebolire i cinque canali statali con una conseguente riduzione di posti di lavoro. E i dipendenti sono già sul piede di… sciopero.