Fiorello fa satira politica? L’annosa questione a Porta a Porta: ma perché?

Fiorello fa satira politica? L’annosa questione a Porta a Porta: ma perché?

Ma perché Fiorello deve essere 'satirico' a tutti i costi? Che la tv non riesca più a guardare al di là della politica?

    Bruno Vespa è tornato a occuparsi del fenomeno Fiorello per la seconda settimana di seguito: una necessità non dovuta (tanto) alla volontà di ottimizzare il traino de Il Più Grande Spettacolo dopo il Weekend, ma all’impossibilità di occuparsene la prossima settimana, al termine delo ciclo di appuntamenti con lo show di Fiorello. Per lunedì 5 dicembre, infatti, il premier Monti ha annunciato la sua ricetta per uscire dalla crisi e Vespa chiaramente è ‘chiamato’ a seguire l’attualità. Intanto ieri sera Porta a Porta ha registrato 2.615.000 telespettatori per uno share del 28,49%. Ci si domanda il perché del suo successo, mentre si insiste sul valore ‘politico’ delle sue gag e dei suoi monologhi, che in apertura si dedicano all’attualità. Ma perché etichettare il suo successo come politico? Che sia un modo di esorcizzarne, sminuirne, normalizzare i suoi record di ascolti?

    Per Klaus Davi (ospite ieri di Porta a Porta con Massimo Giletti, Maria Scicolone, Mario Luzzatto Fegiz, Eleonora Daniele, Paolo Crepet, un parterre degno delle parodie fiorelliane del talk di Vespa) Fiorello è più politico di Sabina Guzzanti. Beh, la ‘bestemmia’ viene liquidata da Vespa con un’alzata di spalle – persino Giletti lo bacchetta – ma svela la cifra di molte critiche rivolte a Fiore in queste settimane. I messaggi alla Merkel, al capoccione Sarkozy (Stai sciallo, gli dice Fiore in apertura della terza puntata) e allo zar Putin sono letti come una vera e propria ‘manovra politica’, più significativa dell’operato di Monti in ambito europeo. Esagerazioni da chiacchiericcio tv, secondo noi, che però rivelano la difficoltà per la tv (forse in particolare per la Rai) di (ri)vedersi come strumento di intrattenimento tout court, ingabbiato ormai negli schemi di una politica soffocante.

    Che poi Fiorello guardi all’attualità non è certo una novità: tutti i suoi show hanno visto monologhi legati agli ultimi eventi politici e in un contesto come il nostro, assorbito dall’andamento delle borse, dello spread, della pressione fiscale non parlarne sarebbe poi considerato come il segno di una volontà obnubilatrice ‘filo-berlusconiana’. Fiore fa spettacolo e, percentualmente, lo spazio dedicato alle battute d’ispirazione politica rappresentano una minima parte dello show, quelle su cui però maggiormente si concentra l’attenzione della stampa e dei media, in un circolo, come sempre, autoreferenziale che punta sulla politica, come se non fossimo più capace di guardare altrove.

    Fiore, invece, riesce a far ridere anche senza il principale autore comico degli ultimi 17 anni, Silvio Berlusconi, cui inevitabilmente si finisce per far riferimento (si vedano le gag ‘internazionali’, dal ‘culone’ della Merkel al letto a baldacchino di Putin ad Arcore), senza portarlo del tutto al centro della scena. Del resto Berlusconi non appartiene a un’altra era geologica, ma continua a permeare non solo la politica ma anche il costume nazionale.

    Ignorarlo sarebbe ‘ipocrita’, se non ‘anomalo’.

    Si accusa Fiorello di essere poco graffiante nella ‘satira politica’ sebbene lo stesso Fiore abbia più volte dichiarato (se pure ce ne fosse bisogno) che non è quella la sua cifra ‘stilistica’. Piuttosto guarda ai costumi degli italiani, senza intenti moralistici o esemplari, partendo invece dalle esperienze dell’italiano comune (neanche medio), che legge i giornali, che segue la tv e che riporta sul palco prendendo spunti dalla sua quotidianità di padre, marito, cinquantenne, con i suoi miti e i suoi valori (famiglia su tutti). Un percorso di identificazione che guarda intelligentemente al pubblico target, quello tradizionale di RaiUno, senza per questo snaturarsi.

    La Laurenzi, critica tv, ne preferisce il cinismo radiofonico, più veloce e crudele con cui ha messo alla berlina decine di personaggi politici e tv (da La Russa a Napolitano), altri puntano sulle sue qualità di intrattenitore formatosi nei villaggi turistici: è così difficile accettare che Fiorello (sempre coaudivato da un’ampia squadra di autori) sia tutto questo, che convogli in sé diverse anime abilmente (ma non ipocritamente) svelate in funzione dell’interlocutore? La sua ricchezza è proprio la varietà comunicativa, la possibilità di fare riferimento a un repertorio comunicativo vasto e non appiattito su un’unica cifra linguistica e tematica, che lo rende così ‘comprensibile’ e amabile ai vari pubblici cui si rivolge, sia nei diversi momenti del suo show sia nelle sue diverse esperienze mediatiche (Twitter compreso).
    Del resto è questo il segreto (neanche tanto celato) di una comunicazione efficace ed efficiente: perché appiccicare un’etichetta a chi invece spazia con abilità su vari registri e tra diversi interlocutori? Beh, la risposta potrebbe essere sempre la stessa, la più banale ma forse anche la più ‘genuina’: non è una dote da tutti, non tutti la comprendono o la posseggono e quel che non si conosce/capisce fa paura. E invidia.

    Chiudiamo, però, con quella che a nostro avviso è stato il momento-verità della puntata di ieri di Porta a Porta: L’assenza di Berlusconi al governo può creare una crisi occupazionale terribile, dice Vespa scherzando e riferendosi soprattutto alla più volte evocata crisi di creatività dei comici nostrani. Noi la leggiamo anche in un altro senso, che in Rai conoscono bene. Hanno già i trolley pronti a Viale Mazzini, diceva Fiore in conferenza stampa….

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