Fiorello fa Fiorello e non delude

Fiorello fa Fiorello e non delude

Trovate Fiorello ripetitivo? Beh, per noi resta geniale nella sua capacità di non tradire se stesso e far divertire con intelligenza, riproponendo la 'sua' formula

da in Fiorello, Il Più Grande Spettacolo Dopo il Weekend, Primo Piano, Programmi TV, Rai 1, Recensioni
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    Davvero straordinario il successo della prima puntata de Il Più Grande Spettacolo dopo il Weekend (aka #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend) che segna un record ‘storico’ per gli ascolti di RaiUno, come ha immediatamente sottolineato il direttore di rete Mauro Mazza. Fiorello non delude perché fa quello che sa fare meglio.

    Dopo un avvio un po’ faticoso, dettato dall’ansia che aveva attraversato la vigilia del debutto, Fiorello ha preso in mano la situazione ed è riuscito a portare avanti tre ore di spettacolo in diretta sull’ammiraglia Rai senza intoppi e con ritmo. Non sono mancate questa mattina le critiche sulla sua ‘ripetitività’: idee sempre uguali, gag già note, formula ormai conosciuta. Beh, onestamente non capiamo questa esigenza di ‘originalità’: Fiorello ha riscritto la natura del varietà, suo pallino da anni, mescolandola con quella a lui più congeniale dell’one man show, suo vero cavallo di battaglia, che come scrive giustamente Luca Bianchini su Vanity Fair si alimenta ed esplode con la diretta, venendo invece mortificato dalla ‘differita’, dalle pillole sperimentate su SkyUno con il Fiorello show.

    Beh, indubbiamente la struttura non cambia, ma si rinnova continuamente nell’insuperabile capacità di coinvolgere in modi non convenzionali quelli che a Sanremo si chiamerebbero ‘superospiti’, personaggi di spicco solitamente soffocati dalla retorica e dalla liturgia dell’ospitata che con Fiorello si lasciano andare, dando a Fiore ‘carta bianca’ con la certezza di essere valorizzati e non ridicolizzati, rischio più che concreto nelle mani di altri. Sanremo, in questo senso, resta sempre la pietra di paragone, in virtù della sua assoluta centralità nel palinsesto Rai e della sua immutabile liturgia che spinge sempre tutti a chiedere nuove ‘idee’ per quello che è e resta un concorso canoro).

    Ci troviamo così a scomodare Eco per ‘recensire’ Fiorello che sa ‘sfruttare’ il piacere della ripetizione, quel meccanismo alla base del successo della serialità, che spinge i bambini a voler ascoltare sempre la stessa storia e i telespettatori a ricercare situazioni già note per godere appieno della gioia dell’evasione.

    Nello stesso tempo, però, Fiore sa far leva sul piacere della variazione, lasciando a sé e al pubblico quel margine di ‘imprevedibilità’ che si concretizza proprio nell’uso degli ‘ospiti’, nell’improvvisazione con i vip in platea. Il tutto in un contesto ostico per la tv contemporanea, quello del varietà, che porta un pubblico non più abituato a certi schemi ad avvertire gli inserti musicali come delle lungaggini, delle perdite di ritmo. Ma Fiorello vuole portare il pubblico a sé, non accondiscendere alle sue abitudini. Fiorello fa Fiorello, offre al pubblico quel che meglio sa fare: i telespettatori trovano così rispettate le proprie attese senza il noioso appiattimento delle ritualità senza brio di cui ormai la tv è piena. Insomma, sa usare con intelligenza il genere che ama e lo propone come sa, riuscendo a renderlo sempre nuovo. Ed è da pochi.

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