Fiction su Aldo Moro, la famiglia accusa la Taodue di sfruttamento del dolore

Fiction su Aldo Moro, la famiglia accusa la Taodue di sfruttamento del dolore

Fiction su Aldo Moro, la famiglia dello statista diserta l'anteprima e accusa la Taodue di voler strumentalizzare il proprio dolore

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    Fiction su Aldo Moro, la famiglia accusa la Taodue di sfruttamento del dolore

    Lo scorso 23 aprile si è tenuta al Quirinale l’anteprima della miniserie Aldo Moro-Il Presidente, prodotta dalla Taodue di Pietro Valsecchi e firmata da Gianluca Maria Tavarelli con Michele Placido nelle vesti dello statista democristiano, rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio. Proprio nel trentennale dell’omicidio Canale 5 trasmetterà la prima delle due puntate della miniserie (venerdì 9 maggio, ore 21.30) che si concluderà domenica 11. La famiglia Moro ha, però, disertato l’anteprima accusando la Taodue di voler sfruttare il proprio dolore. In alto il promo.

    La fiction su Moro ha da subito acceso polemiche nel mondo tv e in quello politico. Come ricorderete, la fiction sarebbe dovuta andare in onda il 15 e il 16 aprile, ma la concomitanza con le elezioni politiche ha spinto la rete a posticipare la messa in onda, per evitare che i promo potessero “influenzare” l’elettorato. Dura la presa di posizione di Pietro Valsecchi, presidente della società di produzione Taodue, che accusò la DC – e quanti ne facessero parte all’epoca dei fatti – di ostracismo.

    E’ toccato ora proprio a Pietro Valsecchi finire nell’occhio del ciclone per le accuse, ben peggiori, rivoltegli dalla famiglia Moro e dai congiunti delle vittime dell’agguato di Via Fani, ovveri i parenti dei cinque agenti della scorta trucidati nell’azione che portò al sequestro del presidente della Dc.
    Con una lettera inviata all’agenzia di stampa Apcom, la famiglia Moro ha declinato l’invito a partecipare all’anteprima della fiction, spiegando con cura e dovizia di particolari i motivi per cui è stata presa tale decisione. Riportiamo la lettera così come pubblicata dal Corriere della Sera.

    “In occasione della prossima giornata della memoria per le ‘Vittime del Terrorismo’, noi familiari dell’onorevole Aldo Moro e familiari tutti dei caduti della sua scorta inviamo questa lettera ufficiale affinché la pubblica opinione possa venire a conoscenza dei fatti che si sono sviluppati intorno alla presentazione, prevista per oggi 23 aprile, della fiction “Aldo Moro, il Presidente”.

    Premettiamo che già molto prima del 16 marzo scorso, in occasione del trentennale della ‘Strage di via Fani’ siamo stati contattati dalla Taodue Film per una visione, privata ed in anteprima, di una sintesi della fiction sopra citata da tenersi alla fine del marzo. Avevamo solamente richiesto, come unica condizione per essere tutti presenti, l’intimità dell’evento, sia per tutelare la nostra privacy sia perché in periodo di elezioni e conseguentemente non sottoporla ad eventuali strumentalizzazioni politiche, nel pieno rispetto della memoria dei nostri cari che hanno sacrificato la loro vita per il bene del nostro amato Paese.

    Questa presentazione veniva poi spostata ad aprile, tra varie giustificazioni presentate dalla segreteria di produzione della fiction, sino a che alcuni giorni or sono ci è giunto un invito della ‘Fondazione della Camera dei Deputati’ in cui l’attuale Presidente, PierFerdinando Casini, ci invitava all’iniziativa, da lui promossa, per la presentazione della fiction stessa (sicuramente all’oscuro di quanto già da mesi prima deciso).
    Non sappiamo quale funzionario di tale fondazione poi, in maniera arrogante e non qualificandosi, si sia a noi rivolto per farci comprendere come la nostra presenza non avrebbe fatto la differenza e che la data del 23 aprile era inderogabile (come se sino ad oggi avessimo sempre cercato le luci della ribalta).

    Di tutta questa vicenda ci rimane solamente l’amaro in bocca per essere stati ‘usati’ solo a fini pubblicitari, quando l’intento iniziale, in maniera lodevole, era stato quello di dare una visione privata senza giornalisti e senza rappresentanti politici, un gesto di accortezza nei nostri confronti. Ma evidentemente, quanto da noi sofferto, la memoria dei nostri cari trucidati, il loro sacrificio per l’Italia, non è bastato a far comprendere le nostre ragioni di riservatezza e rispetto per la nostra intimità, venduti evidentemente in nome di uno share o di una pubblicità che oggi purtroppo fanno tendenza e rappresentano l’essenza unica della nostra vita sociale, parafrasando Orson Welles da “Quarto (Quinto) Potere. Grazie Taodue Film!“.

    Toni decisamente duri quelli usati dai familiari di Aldo Moro e dei cinque agenti della scorta, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Di certo a motivare una tale reazione la presenza all’anteprima non solo dei giornalisti, ma soprattutto dei senatori a vita Giulio Andreotti ed Emilio Colombo, di Arnaldo Forlani e Remo Gaspari, tutti personaggi di spicco della Dc dell’epoca. Con loro, in veste di ‘ospiti’, il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione e il presidente uscente della camera PierFerdinando Casini, affiancati dal presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, dall’amministratore delegato Piersilvio Berlusconi, dal produttore Pietro Valsecchi, dal regista Gianluca Maria Tavarelli e dall’attore protagonista, Michele Placido.

    Nessun commento ufficiale dalla Taodue, mentre immediato è stato il tentativo riconciliatore di PierFerdinando Casini, che ha aperto la ‘cerimonia’ salutando le famiglie delle vittime e prendendo le distanze dalla polemica. “A nome mio personale e della Fondazione voglio esprimere ai familiari il nostro rispetto e la nostra vicinanza. Rispetto anche per la decisione di non essere qui presenti, per ragioni rese note oggi e alle quali la Fondazione è estranea“, ha detto Casini prima della visione della miniserie. Approfittiamo per vedere il backstage della miniserie, nel video in basso.

    Quanto è successo rappresenta un episodio davvero spiacevole che evidenzia una volta di più come la ferita del rapimento Moro sia ancora aperta, non solo per i familiari, ma per la società civile e il mondo politico italiano.

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