Fiction “romane”sotto accusa, Zaia contro Distretto di Polizia

Fiction “romane”sotto accusa, Zaia contro Distretto di Polizia

Luca Zaia si scaglia contro la fiction di Canale5, Distretto di Polizia giudicandola offensiva nei confronti del nord

    zaia governatore veneto

    Zaia ha alzato un polverone eccessivo su sulla fiction Distretto di Polizia, così dopo le critiche a i Cesaroni, accusati di essere troppo romani e quindi non esportabili fuori i confini del Lazio, ecco che la scure della lega colpisce Distretto di Polizia. Zaia è intervenuto con una lettera ufficiale chiedendo a Gonfalonieri chiarimenti sul personaggio del giovane poliziotto bergamasco, new entry della fortunata serie targata Canale5.

    In un delirio di campanilismo sterile, il clima intorno alle fiction si scalda e prende pieghe assolutamente fuori luogo, che prescindono dai commenti critici sullo stile o la recitazione. Quando la politica sconfina ed entra in campi in cui non dovrebbe mettere bocca, qualcosa non va. La polemica sollevata da Luca Zaia da un lato fa sorridere dall’altro è inquietante perché è come voler in qualche modo instradare le scelte di registi, sceneggiatori, attori.
    Ma quello che sconcerta maggiormente è che in questo caso specifico, Zaia, che pur sembra uomo di cultura, mostra di non aver mai avuto dimestichezza con la storia del cinema italiano. Tutto nasce dall’ingresso, nella serie Distretto di Polizia con Claudia Pandolfi, di un giovane poliziotto bergamasco, ingenuo e un po’ impacciato che ha scatenato le ire di Zaia, che ha letto in questo episodio un esplicito attacco al nord e alla sua gente. E’ chiaro che tutto questo sia soltanto un grande equivoco, di sicuro Zaia ha momentaneamente rimosso cinquant’anni di storia del cinema italiano.
    Il poliziotto bergamasco in Distretto di Polizia non è un caso isolato e volutamente offensivo, è solo una caratterizzazione come un’altra e, concedetecelo, speriamo anche una citazione affettuosa ai tanti film che hanno accompagnato la nostra vita dagli anni ’50 in poi. Nei muisicarelli con Morandi, nei film di maggiore spessore con De Sica (padre ovviamente) c’era sempre un personaggio del nord meno sveglio degli altri, ma nessuno si è mai sentito offeso, anzi, la rivendicazione del proprio territorio è sempre stato un punto d’orgoglio.
    Certo, a volte si esagera e, quindi, come nota Aldo Grasso, ci sono casi in cui la connotazione regionale prende il sopravvento sul personaggio interpretato, come in Preferisco il Paradiso, ma qui, l’appunto del governatore del Veneto affonda su altre basi, si pensa addirittura ad un intento preciso di denigrare il nord.

    Ma dov’è finito un sano senso di ironia? Che popolo è quello che non sa ridere di se stesso? O ancora, come pensare che basti una fiction per screditare una regione?
    Storicamente l’immagine dei ragazzi delle campagne del nord appare nelle pellicole con minor appeal rispetto a quella dei ragazzi del sud. Ma allo stesso modo l’imprenditore bravo e lavoratore è quasi sempre del nord, i carabinieri, spesso siciliani, e Nino Frassica in Don Matteo ne è un esempio che non crediamo abbia mai potuto offendere nessuno; i romani sono spesso spacconi, vedi Caludio Amendola o Gigi Proietti. Come si può non comprendere che una fiction, che già nel suo nome trova la sua risposta, non sia altro che un affresco caricato di una realtà che non può essere cattiva o offensiva per definizione.
    Insomma, forse sarebbe il caso di lasciar correre, nessuno pretende di identificarsi in Distretto di Polizia. Se proprio vogliamo essere realistici allora c’è da notare che ci sono altre imperfezioni e che forse nessun poliziotto è come loro, che in un commissariato la vita è ben lontana da quello che accade nelle fiction, ma non risulta che le forze dell’ordine si siano mai in massa alzate in protesta contro la Pandolfi e compagni. Unico consiglio, se il rospo proprio non scende, c’è sempre il telecomando, o non basta?

    682

     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI