Fiction, pregi e difetti della produzione italiana

Fiction, pregi e difetti della produzione italiana

Millu Buonanno, direttrice dell'Osservatorio sulla Fiction Italiana, ha promosso Fiction Day, giornata di studi sulla produzione fictional italiana

    Fiction Day

    Guardare all’attualità e non scopiazzare le proposte Usa: questi gli ingredienti base per far sì che la fiction italiana resti competitiva nei palinsesti tv sempre più ricchi di reality (dopo una breve fase di stanca). Almeno questa è la formula emersa dal Fiction Day, giornata di studio sulla fiction italiana organizzata da Milly Buonanno, direttrice dell’Osservatorio della Fiction Italiana, tenutasi a La Sapienza di Roma lo scorso 13 maggio.

    La fiction italiana resta un prodotto di punta dei nostri palinsesti, anche se in questa stagione è stata un po’ sacrificata sull’altare dei reality e dei talent show. A fronte della crescita di ascolti di titoli seriali family (come Tutti Pazzi per Amore o I Cesaroni) si è notato un certo ripiego sulle miniserie di maggior pregio, come le trasposizioni alla David Copperfield o le biografiche stile Bakhita o Enrico Mattei, relegata quest’ultima al finire della stagione.

    Al di là delle collocazioni decise dalle emittenti tv, la fiction italiana è sempre alla ricerca di nuove formule e soprattutto di nuove idee che mantengano alta la propria qualità e la propria redditività. Ne hanno parlato lo scorso 13 maggio broadcaster, giornalisti, produttori e studiosi che hanno partecipato a Fiction Day, giornata di studi dedicata al genere e promossa da Milly Buonanno, direttrice dell’Osservatorio sulla Fiction Italiana.

    Quali i mali che affliggono il genere in Italia? Per i critici la fiction nostrana soffre in primis di una committenza troppo politicizzata e dell’eccessivo ricorso a volti noti della tv, non attori, per attirare il pubblico con operazioni che non sempre centrano i risultati attesi. Ulteriore difetto i cachet troppo alti riservati ad alcuni interpreti. Fatto, questo, destinato a ridimensionarsi visto che per la prossima stagione si prevede sia per Rai che per Mediaset un taglio dei budget per la fiction del 30%.

    Per quanto riguarda la scrittura e i contenuti, il consiglio in generale è quello di non scimmiottare i ben più ‘attrezzati’ colleghi d’oltreoceano e di bilanciare meglio le storie sull’attualità ‘reale’ e non ideale.

    Criminal Minds o Desperate Housewives – nota Norma Rangeri de il Manifesto – mostrano l’abisso che separa la fiction italiana da un certo tipo di affondo antropologico“.
    Meglio concentrarsi su storie di casa nostra – aggiunge Micaela Urbano de Il Messaggero – come una volta faceva il cinema. E dichiarare guerra all’omologazione. Negli ultimi tempi le eccezioni ci sono, come Tutti Pazzi per Amore, I Cesaroni, Il Capo dei Capi, Amiche mie, ma non bastano“. Insomma bisogna insistere sulla nostra quotidianità ma con sguardo più attento e meno superficiale: aprire ai giovani e alle donne, guardare con spirito critico all’attualità e alla nostra storia recente.
    E per mantenere alta la qualità del prodotto stare attenti alla “credibilità degli attori, alla storia, alla sceneggiatura e all’etica” suggerisce Marida Caterini de Il Tempo.
    Basterà?

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